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nov 18 2008
La ricerca italiana funziona! Stampa
Postato da Redazione   
martedì 18 novembre 2008

Di Paolo Valente da Il Buco Nero

In questi giorni il prof. Ugo Amaldi ha fatto circolare un documento contenente interessanti considerazioni e cifre, in particolare citando e commentando il lungo articolo di Sir David King, consigliere scientifico di Blair, pubblicato su una delle riviste scientifiche piu` autorevoli al mondo, Nature nel 2004 (vol. 430, pagg. 311-316).

Lo pubblichiamo dunque sul nostro sito, certi di far cosa gradita non solo a Ugo Amaldi, ma soprattutto a chi vuole saperne di piu` da una fonte cosi` autorevole.

E` impossibile condensare gli oltre quaranta anni di carriera scientifica di Ugo Amaldi, dalla laurea in fisica nel 1957, agli anni come dirigente di ricerca all’Istituto Superiore di Sanita` di Roma e come rappresentante del Ministro della Sanità nella Commissione tecnica che, presso il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, dava le licenze di esercizio degli impianti e reattori nucleari, fino agli anni al CERN di Ginevra, come responsabile di uno dei quattri esperimenti all’acceleratore LEP (DELPHI) o come studioso dei neutrini con l’esperimento CHARM. Negli ultimi anni si e` occupato dell’utilizzo dei fasci di particelle per la cura dei tumori, in particolare e` stato protagonista della creazione della fondazione TERA prima e del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica poi. Una biografia scientifica piu` dettagliata e` reperibile qui.

La ricerca italiana di punta produce risultati più citati internazionalmente di quelle americana, francese, tedesca e giapponese.

In questo periodo la ricerca italiana è denigrata da (quasi) tutti senza tener alcun conto del fatto che i finanziamenti annuali e il numero di ricercatori sono in Italia molto inferiori a quelli degli altri paesi sviluppati. Sir David King, consigliere scientifico del premier Blair, ha pubblicato su Nature nel 2004 (Vol. 430, 311-316) un articolo intitolato “The scientific impact of Nations” da cui si deduce - con semplici operazioni di divisione - che questi (pre)giudizi non hanno alcun fondamento. La Tabella 3 di questo articolo mostra che l’Italia ha la metà dei ricercatori della Francia e del Regno Unito, nonostante le popolazioni siano uguali. Il numero di dottorati di ricerca è addirittura tre volte inferiore.

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- tabella 3 -

La novità dell’articolo sta nella Tabella 1, che contiene il numero degli articoli scientifici che sono stati più citati negli anni 1997-2001. Il criterio scelto per definire i lavori “più citati” è molto restrittivo: si tratta della fascia che contiene soltanto l’1% degli articoli che hanno ricevuto citazioni in ogni campo sia di scienza che di ingegneria considerato separatamente. Non si privilegia cosí alcun settore della ricerca. Questa valutazione è stata fatta dal Thomson Institue for Scientific Information analizzando 8000 riviste pubblicate in 36 lingue. I risultati, riportati nella Tabella 1, mostrano che, per numero di articoli scientifici molto citati, l’Italia sta al settimo posto dopo gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, il Giappone, la Francia e il Canada.

t-ricerca1.jpg
- tabella 1 -

Ma il confronto non è corretto, perché non soltanto l’Italia ha molti meno ricercatori per milione di abitanti; anche l’investimento per ricerca e sviluppo, come tutti sanno, è l’1% del Prodotto Nazionale Lordo, mentre la Francia e la Germania investono quasi tre volte di più. Bisogna invece dividere i numeri della Tabella 1 per quelli della Tabella 3. Cosí si vede che l’Italia della scienza e dell’ingegneria di punta supera, nell’ordine, gli Stati Uniti, la Francia, la Germania e il Giappone.

In conclusione, i nostri pochi fondi sono bene investiti e i caposcuola esistono.

Nazione « Top 1% cited papers 1997-2001» da Tabella 1 « Full-time researchers » da Tabella 3 Rapporto x100
Gran Bretagna 4.800 147.000 3.27
Canada 2.200 90.000 2.44
Italia 1.600 70.000 2.28
USA 23.700 1.150.000 2.06
Francia 2.600 155.000 1.67
Germania 3.900 240.000 1.62
Giappone 2.600 640.000 0.41

di Ugo Amaldi
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