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«Ultime notizie: il
dipartimento Sicurezza del Patrio Suolo ha dato ordine di allestire
campi di lavoro per civili e campi di concentramento sotto controllo
dell'Armata. Ciò in caso di emergenza nazionale, che renda necessario
internare i traditori che simpatizzano col nemico».
No, non è l'esordio di un romanzo fantapolitico orwelliano.
È la realtà in corso in USA.
di: Maurizio Blondet
Il dipartimento è quello della Homeland Security.
Che
a gennaio ha affidato la costruzione di un numero imprecisato di campi
d'internamento, con un contratto da 385 milioni di dollari, alla
Kellogg Brown & Root (KBR), la sussidiaria della Halliburton che
specificamente si occupa della sicurezza e arruola mercenari (1).
I
campi devono essere pronti per affrontare - secondo un laconico
comunicato della ditta appaltatrice – «l'emergenza di un'ondata di
immigrati in USA o come ausilio all'applicazione rapida di nuovi
programmi» del governo.
Nuovi programmi?
Qualche
giorno dopo, il 6 febbraio, il capo del dipartimento di Sicurezza della
Patria (Homeland Security), l'israeliano-americano Michael Chertoff, ha
stanziato sul bilancio statale del 2007 altri 400 milioni di dollari
alla costruzione di «ulteriori 6.700 posti letto in detenzione».
Lo stanziamento è il quadruplo di quello dell'anno precedente.
Esso serve a dare attuazione a un piano chiamato «Endgame» e autorizzato nel 2003.
«Endgame»,
si legge in un rapporto di 49 pagine del dipartimento, non è che
l'espansione delle «leggi sugli stranieri e la sedizione» (Alien and
Sedition Acts) risalenti al 1798: interpretazione estensiva di tali
leggi che consentono di concentrare «tutti gli elementi alieni da
rimuovere», fra cui «immigranti economici clandestini, elementi alieni
che hanno commesso atti criminali, richiedenti asilo di cui la legge
esige la detenzione, o potenziali terroristi».
Tali
campi cominceranno a funzionare in casi d'emergenza nazionale come
«disastri naturali» e dopo il prossimo «grave» attentato terroristico
in USA (2).
Nella pratica, si tratta di luoghi
dove la democrazia americana si prepara a chiudere in massa detenuti
contro cui non è stata elevata accusa formale; cittadini americani di
origine musulmana (dopo l'auspicato «grave attentato») ed altri
«sovversivi interni».
Che tra costoro
siano compresi cittadini americani di pelle bianca, ma oppositori delle
politiche del governo, lo ha detto esplicitamente il parlamentare
Lindsey Graham: «l'amministrazione non ha solo il diritto, ma il dovere
di perseguire quinte colonne; e non ha bisogno di un mandato per farlo».
Quinte colonne sono chiamati i gruppi sovversivi che, clandestinamente, affiancano il nemico all'interno del Paese.
Daniel
Ellsberg, già assistente speciale alla Difesa, ha detto che si tratta
dei «preparativi per una retata da condurre, dopo il nuovo 11
settembre, contro mediorientali, musulmani, e probabilmente dissidenti
politici».
È qualcosa che l'amministrazione
USA sta già facendo su piccola scala: i maschi islamici che immigrano
sono soggetti ad una «registrazione speciale» che contempla un periodo
di detenzione.
Per applicare su vasta scala le
metodiche extralegali già applicate a Guantanamo e a Abu Ghraib, manca
solo un particolare: la dichiarazione di legge marziale.
Essa
verrà dichiarata dopo l'immancabile «nuovo 11 settembre», grazie a cui
l'Amministrazione assumerà i pieni poteri in nome dell'emergenza
nazionale.
Tra l'altro, quel giorno andrà in
vigore il «Pentagon's civilian Inmate Labor Program»: un vecchio
programma oggi rinfrescato e revisionato per servire «da modello ad
accordi tra l'esercito e gli apparati correzionali per l'uso del lavoro
dei prigionieri civili nelle installazioni militari»: insomma il lavoro
forzato sotto il controllo delle forze armate.
Le quali gestiranno di fatto i lager.
Infatti,
sono già approntati gli strumenti legali che annullano i principi di
diritto americani (i cosiddetti Posse Comitatus Acts) i quali vietano
l'uso dell'esercito all'interno del Paese, contro i cittadini.
Così,
i modi d'azione dell'Amministrazione dopo e a causa dell'11 settembre
si configurano per quello che sono: un colpo di Stato, completo di
legge marziale e lager.
Sono presenti
tutti i caratteri di un potere criminale che la «più grande democrazia
dell'Occidente» ha condannato nel Terzo Reich: il potere dell'esecutivo
senza controllo in nome della difesa del Suolo Patrio («Homeland»
corrisponde precisamente al tedesco Heimat), i campi d'internamento per
nemici interni a lavoro forzato, l'uso ammesso della tortura, il
controllo della popolazione attraverso la propaganda e il terrore (dei
«terroristi islamici») e l'aggressiva pulsione unilaterale
all'espansione militare.
E inoltre lo sfondo
razzista: chi ha la faccia da arabo è soggetto ad autorizzazioni
speciali che non distano molto dalla nota stella gialla obbligatoria, e
passibile di detenzione senza capo d'accusa.
Con
qualche cosa di peggiore: che questo stato sinistro in via di
perfezionamento viene applaudito non solo dagli americani, ma anche da
cattolici italiani come necessaria difesa contro l'aggressione islamica.
Tanti lettori cattolici continuano a rimproverarmi di condonare le uccisioni di «cristiani» nei Paesi islamici.
Un
giorno spero di avere il tempo per riferire delle persecuzioni
anti-cristiane in corso nella «mistica» India indù e nei paesi
buddhisti: per ora, faccio notare che su questi fatti non c'è allarme,
perché non ci sono notizie ingigantite a scopi di propaganda.
Nel
napoletano, la camorra e la microcriminalità ammazzano annualmente
molti più italiani di quanti ne abbiano mai ucciso i terroristi
islamici: ma l'allarme manca su questa emergenza nazionale vergognosa,
mentre è acutissimo per un'emergenza in qualche modo immaginaria.
Vorrei che questi lettori esaminassero in sé il cambiamento avvenuto, nelle loro coscienze.
Solo
cinque anni fa, ogni obiezione contro l'immigrazione clandestina
mussulmana veniva bollata, negli ambienti cattolici, come «egoismo» e
«mancanza di solidarietà».
Oggi, nei cuori
spaventati delle buone pecorelle, l'immigrazione islamica già si fonde
nel vago e indefinito pericolo del «terrorismo islamico».
L'immigrazione
è un problema reale (un problema di integrazione difficile); il
terrorismo è tutt'altro problema: sarebbe necessario tenerli distinti,
con mente lucida: invece, si fondono nelle coscienze allarmate.
Cinque
anni fa era vietato deridere le minoranze etniche e insultare la loro
fede: ora è permesso e molti, finalmente, obbediscono all'impulso di
odiare i diversi; molti cattolici plaudono alla Fallaci, che dà voce al
loro odio, che non si può chiamare se non in un modo: razziale.
Giorno
dopo giorno, si accetta la sospensione di garanzie che sono i principii
della nostra civiltà, si dubita che gli USA torturino e mantengano
carceri segrete (o segretamente li si approva). Credete sia un fenomeno
nuovo?
E'precisamente ciò che giorno dopo
giorno accettarono i civilissimi cittadini tedeschi, perché la patria
era messa in pericolo da nemici interni ed esterni.
Anche Hitler era impegnato in uno scontro di civiltà.
Ora, tutto ciò ritorna.
La stessa complicità delle coscienze col male; anzi peggiore, perché chi si lascia sedurre una seconda volta non ha scuse.
Propaganda e allarme diffuso preparano tutto di nuovo.
Fino a quando?
Lancio
un'ipotesi: i campi di concentramento americani cominceranno ad essere
riempiti in seguito a un evento spettacolare e traumatico, il cui scopo
sarà di prorogare il mandato presidenziale di Bush: non più elezioni,
perché la patria è sotto attacco e il Comandante in Capo non si cambia.
Allora si comincerà a capire?
Qualcuno forse, troppo tardi.
I più applaudiranno ancora di più.
Note
1) Paul J. Watson, «Gulags for american citizens in final planning stage», PrisonPlanet, 1 marzo 2006.
2)
Per gli Usa non si tratta di una novità assoluta. All'inizio della
seconda guerra mondiale furono chiusi in campi di concentramento decine
di migliaia di cittadini americani di discendenza giapponese. E
l'attuale preparazione è lo sviluppo di un piano chiamato Rex-84
(Readiness Exercise 1984): un'esercitazione militare che prevedeva da
parte della FEMA (la protezione civile americana) il rapido
internamento di 400 mila persone nell'eventualità di «movimenti
incontrollati di popolazione» al confine col Messico, ma anche
«disordini civili, scioperi e manifestazioni di massa». Ad organizzare
tale piano fu il colonnello Oliver North, allora coordinatore
dell'anti-terrorismo (1983-86) e poi direttore degli Affari
Politico-Militari. In seguito North fu dimesso da Reagan per il suo
coinvolgimento nelle operazioni illegali a sostegno dei Contras in
Nicaragua. Interrogato dalla Commissione d'inchiesta, North ammise di
aver mentito al Congresso, e difese le sue attività non autorizzate con
questo argomento: un patriota deve sapere ignorare le leggi, se
impediscono un'efficace difesa della patria. Allora apparve chiaro che
North era solo la faccia visibile di circoli militari molto
politicizzati che nutrivano intenti golpisti. Ora questi circoli hanno
il potere legale in USA.
(Tratto da www.effedieffe.com) preso da: Nexus Italia
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