|
Postato da Francesco
|
|
sabato 17 dicembre 2005 |
|
di Roberto Reale* Intercettazioni illegali, cittadini spiati, prigioni segrete, detenzioni senza processo, torture, abusi. Tutte aberrazioni che con una democrazia non dovrebbero avere nulla a che fare. Eppure sono state sistematicamente praticate nell’America di Bush. Oggi il New York Times interroga un gruppo qualificato di esperti. La domanda è precisa: in nome della lotta al terrorismo al Presidente sono stati assegnati troppi poteri? Perché tutto questo è avvenuto? Le risposte sono sostanzialmente univoche: c’è stata un’interpretazione eccezionalmente ampia delle prerogative presidenziali. La mente di tutto questo va individuata – suggerisce il quotidiano - nel vice di George W, Dick Cheney, il teorico/ispiratore di molte decisioni seguite all’ 11 dicembre.
Lo stesso New York Times in questi anni è stato peraltro ambiguo. Ha
avuto il merito nella sua edizione di ieri di rivelare che Bush avesse
autorizzato l’NSA, la agenzia per la sicurezza nazionale, a spiare ben
500 persone senza alcun mandato dei tribunali. Lo stesso giornale ha
ammesso però di essere in possesso di queste informazioni da un anno,
ma di aver aspettato a pubblicarle su richiesta del governo.
Adesso l’ America appare stanca di un potere sempre più
incontrollabile e invasivo. Una buona notizia è arrivata dal Senato che
ha respinto le pressioni dell’amministrazione per rinnovare il “Patriot
Act” a tamburo battente. L’efficacia del provvedimento, che ha portato
a una riduzione delle libertà civili in nome ovviamente della “lotta al
terrorismo”, scade il 31 dicembre. Ci sono settori del partito
repubblicano che non sono più disposti a seguire la logica di “tutto il
potere al presidente”. Non a caso il senatore McCain si è fatto
promotore di un’iniziativa per mettere fine alle torture perpetrate a
danno di presunti terroristi. Fermiamoci un attimo a riflettere. Non
stiamo parlando di “aggiotaggio”, ma di torture praticate da una
democrazia, la più potente del pianeta.
Intervistato dalla PBS, George W Bush ha risposto come al solito: “ho
fatto tutto questo per proteggere il popolo americano”. Il suo problema
è che anche quelli che “hanno goduto di questa protezione”, non ne
possono più. Negli Stati Uniti, dove si sfornano due sondaggi al
giorno, quello di ieri pomeriggio dice che gli americani considerano
George W, fra gli ultimi dieci presidente, il meno popolare e il più
guerrafondaio. Nel frattempo un rappporto del Congresso, preparato su
iniziativa di una senatrice democratica, ha “scoperto” che la
presidenza avesse sistematicamente nascosto le informazioni in un suo
possesso sulle famigerati armi di distruzione di massa di Saddam. Non
ce n’è abbastanza per dipingere un quadro drammaticamente fosco? Molti
degli intervistati dal New York Times dicono esplicitamente che
l’amministrazione Bush rischia ormai di restare vittima delle sue
stesse manipolazioni. Intanto però il prezzo pagato nel mondo “per
questo abuso di potere”, per questo modo di interpretare la “lotta al
terrorismo” , cresce purtroppo giorno dopo giorno.
*Segretario Isf ( Information Safety and Freedom)
fonte:Articolo 21
Articoli Correlati:
» Nessun commento
» Commenta la notizia
|