ott
24
2007
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Condanne a Genova: una vendetta preventiva |
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Postato da Redazione
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mercoledì 24 ottobre 2007 |
Accolgo l'invito del dottor Andrea Canciani a chiamare le cose con il loro
nome e dico subito che la sua richiesta di pene fra i 6 e i 16 anni per i 25
imputati a Genova somiglia a una vendetta preventiva. E' anche contraria allo
spirito della costituzione e quindi pericolosa. Cerco di spiegare queste
valutazioni, che forse trascendono le stesse intenzioni del dottor Canciani e
della dottoressa Anna Canepa, dei quali peraltro ho un ricordo positivo: furono
loro a interrogarmi, come indagato per resistenza e associazione a delinquere,
il 23 luglio 2001, all'ospedale Galliera dov'ero detenuto dopo il blitz alla
Diaz.
Il loro interrogatorio fu
correttissimo e dal mio punto di vista rincuorante: intuii che credevano al mio
racconto dei fatti e non alla versione falsa e vile fornita dalla polizia di
stato.
Detto questo, credo che la richiesta di pene cosi' alte sia
pericolosa sotto il profilo delle garanzie democratiche, perche' il reato di
devastazione e saccheggio, con le enormi sanzioni che prevede (da 8 a 15 anni,
salvo riduzioni o aumenti dovuti a attenuanti e aggravanti), e una volta
applicato a manifestazioni politiche o sindacali, diventa uno strumento adatto a
logiche autoritarie di appianamento del dissenso. Oltretutto e' una figura di
reato sfuggente e assai opinabile Chi puo' infatti fissare con certezza il
confine fra il 'semplice' danneggiamento, punito con pene ragionevoli, e la
devastazione e saccheggio? Si tratta di una norma civetta, celata
nell'ordinamento democratico, ma puo' essere impugnata secondo una logica che
democratica non e'. Che ne siano consapevoli o meno, i pm Canepa e Canciani
hanno avallato una concezione autoritaria della pena e del processo. Oltretutto,
non possiamo ignorare che i pochi arresti avvenuti sul campo, mentre i reati
venivano commessi, ad esempio in via Tolemaide, sono stati motivati con la
resistenza a pubblico ufficiale. I 25 sono stati individuati a molti mesi di
distanza, tramite foto e filmati, e si e' loro contestato un reato che nessuno
ricordava piu' nelle aule di giustizia, visto che negli ultimi decenni e' stato
utilizzato solo in rari casi riguardanti azioni teppistiche di gruppi di tifosi
e mai per manifestazioni di piazza. E' stata una pietanza servita a freddo. Qui
si arriva alla 'vendetta preventiva'. Abbiamo detto di chiamare le cose con il
loro nome e allora diciamo senz'altro che i processi genovesi sono processi
politici. Lo sono perche' il G8 del 2001 e' stato un punto di svolta nella
storia recente d'Italia e perche' chiamano in causa i massimi vertici delle
forze dell'ordine e il potere politico per palesi e reiterate violazioni
dell'ordinamento costituzionale. Ebbene, fra i giudici e gli avvocati da tempo
corre una voce: si dice che per arrivare a condanne contro gli oltre 70 agenti
imputati per Diaz e Bolzaneto, condanne in qualche caso inevitabili, e'
necessaria - prima - una 'sentenza esemplare' contro i 25. Solo a questa
condizione per il potere politico e giudiziario e' 'accettabile' la condanna,
sia pure solo in primo grado, degli alti funzionari e dirigenti di polizia
imputati (i quali, e' bene ricordarlo, saranno comunque salvati dalla
prescrizione). Se questa e' la logica, siamo all'aberrazione. Non si puo'
giocare cosi' con la vita di 25 persone, che rischiano di passare anni in
carcere per episodi di gran lunga meno gravi dei fatti contestati agli agenti
imputati.
Voglio fare un esempio. Non prendero' il peggior caso possibile, bensi' il mio,
giusto perche' lo conosco meglio di tutti gli altri. La notte del 21 luglio 2001
dentro la scuola Diaz mi hanno pestato selvaggiamente a colpi di tonfa usato a
rovescio. Per proteggere la testa ho opposto le braccia, procurandomi squarci
fino all'osso. Qualcuno sa dirmi che cosa mi sarebbe accaduto se per qualsiasi
ragione - ad esempio debolezza fisica - non fossi riuscito a coprire la testa?
Non ci voglio nemmeno pensare, ma ho ben presente quel che ha detto il dottor
Michelangelo Forunier, uno degli imputati, al processo in corso a Genova:il
tonfa, specie se usato in un certo modo, e' un'arma a tutti gli effetti. Sono
parole di uno che se intende. Aggiungo che sono stato arrestato con accuse
gravissime (le stesse contestate ai 25, con l'aggravante dell'associazione a
delinquere) sulla base di prove costruite dalla stessa polizia. Allora, ha senso
che per arrivare a un'eventuale condanna a cinque, massimo sette anni con le
aggravanti, per i capi dei picchiatori della Diaz (questi ultimi, com'e' noto,
non sono fra gli imputati e non hanno subito nemmeno conseguenze disciplinari
per la loro impresa), si debba passare per 25 condanne a complessivi 225 anni?
Si dira' che la tesi della 'vendetta preventiva' e' solo una suggestione. Puo'
darsi, ma la domanda diventa un'altra e non e' meno inquietante. Eccola: ha
senso che un ragazzo ripreso da una telecamera in via Tolemaide mentre lancia un
sasso che non colpira' nessuno - e lo lancia dopo una carica sbagliata e
ingiustificata dei carabinieri - si prenda sei anni di galera e finisca davvero
in prigione, mentre i funzionari e dirigenti imputati per la Diaz rischiano pene
minori, sono certi di non andare mai in galera e nel frattempo hanno ottenuto
gratifiche e promozioni, grazie a supremi dirigenti di polizia e ministri
compiacenti? Come dobbiamo chiamare questa incontestabile verita'? Arrivo
all'ultimo punto, che e' poi la mia riposta a questa domanda. Tutto quanto sta
avvenendo in tribunale a Genova e, sul piano politico, intorno ai fatti i
Genova, e' un palese tradimento della lettera e dello spirito della
Costituzione. A Genova per piu' giorni furono soppresse le garanzie
costituzionali, fu abiurato lo stato di diritto. Se la Costituzione fosse cosa
viva, animatrice giorno per giorno della nostra vita pubblica, il dopo Genova
sarebbe stato un cataclisma giudiziario e politico. Avremmo visto ministri e
presidenti del consiglio chiedere scusa alla cittadinanza e alle vittime di
tutte le violazioni - per strada, alla Diaz, a Bolzaneto, al Forte San Giuliano
- compiute dalle forze dell'ordine. Tutti gli operatori coinvolti nelle
operazioni sarebbero stati sospesi, i massimi dirigenti allontanati. Qualcuno
sarebbe stato anche licenziato. Il parlamento avrebbe avviato un'inchiesta e
progettato leggi di riforma delle forze dell'ordine. Il tema delle liberta'
civili e del diritto al dissenso sarebbe stato percepito come un'autentica
emergenza democratica. Come ben sappiamo, niente di tutto questo e' avvenuto e
anzi tiene banco la requisitoria dei pm Canepa e Canciani.
La verita' -
temo - e' che la nostra Costituzione e' come morta. Non anima piu' la vita
istituzionale, non e' il il faro che illumina il parlamento, i tribunali, la
vita di tutti i giorni. C'e' ancora tempo per rimediare, anche nell'ambito del
processo ai 25. Ma dobbiamo davvero chiamare le cose con il loro nome ed essre
tutti consapevoli di qual e' la posta in gioco: il futuro, se non il presente,
delle garanzie costituzionali.
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» 1 Commento
1"Anna Canepa" sabato 16 gennaio 2010 14:51
Ecco un magistrato di cui andare fieri. Anna Canepa ha insabbiato un'inchiesta sul traffico d'armi e roba nucleare dall'italia all'Iran. La splendida magistrata ha fatto arrestare - e condannare - l'agente del sismi che indagava sul traffico degli iraniani (in questo le và dato atto che è un merito). Quando l'han saputo gli USA (bel tot di anni dopo perchè la procura di Genova s'è guardata bene dal notiziare le istituzioni centrali e gli alleati americani) il Governo Obama ha chiesto una rogatoria internazionale contro Irasco (società iraniana su cui indagava il sismi) E ci sarebbe da andare orgogliosi di questo magistrato? Leggere per credere: http://piemonte.indymedia.or g/article/4665?&condense_comments=fa lse#comment5106
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