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Pena di morte. La giustizia degli Stati Uniti continua a mietere vittime. Questa volta è toccato a Clarence Ray Allen, un nativo di 76 anni, già cardiopatico e malato di diabete.
Di Ileana D'Iorio
Appena un giorno dopo il suo compleanno, all’età di settantasei anni, è stato ucciso ieri mattina nel carcere di S. Quentin, in California, Clarence Ray Allen. L’uomo, un indiano nativo Choctow, già cardiopatico, era costretto da tempo su una sedia a rotelle e, a causa del diabete, era ormai quasi completamente cieco e sordo.
Anche la sua ultima speranza è venuta a mancare quando il pronunciamento negativo della Corte Suprema degli Stati Uniti lo ha definitivamente gettato fra le braccia della morte: l'iniezione letale è avvenuta pochi minuti dopo la mezzanotte.
Non sono mancate neanche per Allen, come per i tanti altri condannati a
morte d’America, le veglie di preghiera fuori dal carcere in cui è
avvenuta l’esecuzione e gli appelli delle associazioni per la difesa
dei diritti civili di tutto il mondo. Anche questa volta, però, la
grande mobilitazione dell’opinione pubblica non è servita.
Allen era stato condannato a morte nel 1982 perché due anni prima, dal
carcere in cui stava già scontando un ergastolo per l’omicidio del
figlio della sua fidanzata, aveva offerto 25 mila dollari ad un
compagno di cella perché uccidesse i testimoni del delitto. Anche se il
passato del condannato non intenerisce affatto, non esistono comunque
giustificazioni alla pena di morte.
L’anziano uomo aveva invano fatto appello a diversi giudici della Corte
Federale e anche al governatore della California Arnold Schwarzenegger,
il quale lo scorso venerdì si era rifiutato ancora una volta di
concedere la grazia ad un condannato a morte dicendo che:
“l’efferatezza dei crimini di Allen non è di certo diminuita con il
passare degli anni o per la sua età”.
Gli avvocati dell’uomo avevano provato comunque a salvargli la vita
cercando di puntare sulle pessime condizioni di salute e sulla durezza
della condanna inflitta ad un uomo in stato così precario ma,
nonostante tutto, nessuna pietà. Negli ultimi anni, infatti, la Corte
Suprema ha stabilito che le uniche occasioni in cui è vietato uccidere
sono quelle in cui condannati siano minorenni o minorati mentali. Non è
stato ancora stabilito alcun limite massimo di età oltre il quale il
condannato non può essere giustiziato.
Quindi, nessuna giustificazione per Allen. I giudici della Corte
d’appello di San Francisco, che si sono occupati del caso, hanno
dichiarato che l’età e l’esperienza del condannato hanno solo reso più
acuta l’abilità di calcolare a freddo ogni passaggio dell’esecuzione
dei suoi crimini”.
Dopo l’esecuzione di ieri, la California ha raggiunto un triste record,
posizionandosi al secondo posto con il candidato a morte tra i più
vecchi di tutta l’America, Allen è infatti secondo solo a John Nixon,
un uomo di settantasette anni ucciso lo scorso dicembre in Mississippi.
Ancora volta, resta la grande amarezza verso un paese che, pur
autodichiarandosi esportatore di democrazia e diritti umani, continua a
perseverare nella propria efferata politica giustizialista.
Fonte: Aprioleonline.info
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