Nonostante il fallimento dei lavori sulla
Costituzione Europea, con la ratifica di un trattato semplificato, il cammino
delle riforme istituzionali dell'Unione Europea continuano seguendo il piano di
armonizzazione degli ordinamenti giudiziari. Sebbene non sia stato definito un
quadro politico o costituzionale alla base, e né verrà mai definito di questo
passo, la Commissione Europea continua ad esercitare pressioni al fine di
ravvicinare gli ordinamenti giuridici e giudiziari degli Stati nazionali che
devono così rinunciare a parte della propria sovranità.
La Commissione
europea ha ufficialmente adottato la comunicazione sul ruolo di Eurojust e della
Rete giudiziaria europea nella lotta contro la criminalità organizzata e il
terrorismo, che avrà come scopo quello di coordinare le informazioni dei diversi
Paesi membri per costruire una intelligence centrale, a livello europeo. Per far
questo la Commissione annuncia che occorre dotare Eurojust "dei poteri necessari
per svolgere i suoi compiti e per intervenire in maniera più efficace nella
lotta contro la criminalità organizzata trasnazionale e il terrorismo". Eurojust
dovrà essere trasformata infatti in una vera e propria agenzia di investigazione
sovranazionale, senza che tuttavia questa abbia alla spalle un'autorità
democratica che la legittima, essendo la Commissione Europea la promotrice e la
realizzatrice del programma. Infatti, sulla base di quanto precisato dalla
comunicazione, " conformemente al piano di azione del programma dell'Aja, la
Commissione avrebbe dovuto presentare nel 2006 una proposta di "legge europea"
che si basava a sua volta sulla Costituzione" . Considerando tuttavia che il
progetto della Costituzione può dirsi fallito, la Commissione ha deciso di dare
comunque un primo input per la partenza dei lavori, con una comunicazione "di
intenzioni" sullo sviluppo di Eurojust e della Rete di Giustizia Europea,
rinviando la presentazione di una proposta nel 2008. Nel prossimo seminario di
Lisbona del 29 e 30 ottobre verranno infatti discusse le modalità di sviluppo
del progetto e, a seconda dei risultati, si deciderà se agire mediante la
proposta legislativa oppure se superare questo ostacolo e passare direttamente
alla sua realizzazione. Questo è senz'altro un dato molto grave in quanto sembra
che il fallimento dei lavori sulla Costituzione abbia causato una retrocessione
anche nelle procedure diplomatiche per lo sviluppo dei progetti europei. Così da
un progetto costituzionale siamo passati ad trattato semplificato che dà più
poteri alla Commissione Europea, e allo stesso tempo tutti i progetti con un
impatto istituzionale sono partiti mediante delle comunicazioni. Ciò che si
discute, infatti, non è l'opportunità o meno di fare l'Eurojust, ma solo di come
farlo.
Gli obiettivi di Eurojust di incentivare e di favorire la
cooperazione ed il coordinamento tra le autorità giudiziali competenti degli
Stati membri, verranno raggiunti mediante i lavori di un collegio composto da
rappresentanti di ciascun Stato, dislocati presso l'Aja, che presenta già una
struttura e un'organizzazione sovranazionale. La Rete di Giustizia Europea (RJE)
avrà invece il compito di facilitare la cooperazione giuridica stabilendo dei
punti di contatto adeguati tra le autorità e di fornire le notizie tecniche e
giuridiche. La rete agisce infatti tramite i suoi punti di contatto negli Stati
membri, ossia procuratori generali o di funzionari che lavorano per l'unità di
cooperazione giuridica in seno al ministero della Giustizia. Sulla base delle
proposte presentate i membri nazionali dovrebbero vedersi attribuire delle
competenze proprie per le autorità del loro Paese di origine, in modo da poter
ricoprire tutte le funzioni richieste da Eurojust. I singoli funzionari dovranno
avere accesso automatico a tutte le notizie necessarie contenute nelle banche
dati del sistema nazionale, ai dati relativi alle inchieste anti-terrorismo,
alle sentenze, all'archivio dell'impronte DNA, e agli archivi nazionali delle
persone detenute. Infine occorre aumentare il coordinamento con la Rete europea
nominando una persona di contatto per il RJE, che ricoprirebbe anche la funzione
di corrispondente nazionale di Eurojust. Per rendere attuali tali proposte,
occorrerà creare una nuova base giuridica, nonché rinforzare i poteri dei membri
nazionali e del Collegio di Eurojust. I primi, su mandato della Commissione
europea, potranno intraprendere procedure penali nel Paese di origine,
costituire delle squadre comuni di inchiesta e parteciparvi, nonché eseguire
delle specifiche inchieste, chiedendo di fornir loro tutte le notizie necessarie
per portare a termine la loro missione. Per quanto riguarda i poteri del
collegio, questo potrà decidere sui conflitti di competenza e su quelli in
materia di applicazione, intraprendere un'inchiesta al livello europeo, in
particolare su reati finanziari o che ledono interessi economici dell'Unione,
nonché dare il via a delle inchieste all'interno di uno Stato membro con delle
vere e proprie indagini sul territorio "nazionale" - e dunque non solo
sovranazionale . I membri nazionali ed il Collegio saranno dunque dotati di
poteri supplementari che daranno loro delle competenze anche a livello
sovranazionale.Non è da escludere che si verrà a creare un altro Tribunale
dell'Aja che con i suoi procuratori generali dislocati nei diversi Stati potrà
monitorare e supervisionare il sistema giudiziario e lo sviluppo delle pratiche
di indagine. È stato precisato che "il RJE è una struttura orizzontale, agile e
priva di carattere ufficiale", cosa alquanto strana considerando la delicatezza
del ruolo che ricopre: si tratta a tutti gli effetti di un'agenzia di
intelligence che, rivestendo un ruolo non ufficiale, rischia di essere una vera
e propria società di contractors o di funzionari al servizio delle
lobbies.
Ancora una volta è questa la dura realtà che emerge dalle
politiche e dai progetti europei, ossia l'esistenza di forme anti-democratiche
per gestire dei poteri che riguardano tutta la collettività, la quale dunque non
partecipa minimamente a tali importanti decisioni. Non vi è come controparte un
governo, né vi è una legge o una base giudica approvata dai Parlamenti dei
singoli Stati, che si ritrovano, da un giorno all'altro, un procuratore generale
all'interno del proprio sistema giudiziario che promuove e porta avanti delle
inchieste, oppure che giudica l'operatore dei magistrati o dei giudici. Vi è
così un'invasione della sovranità senza esserci un'entità politica legittimata a
fare questo: si parla ormai per luoghi comuni, si dà tutto per scontato, si
accettano compromessi in contumacia e, per giunta, non si pubblicizza la
notizia.
Che la politica europea e nazionale è fallita, è ormai un dato di
fatto, solo che si preferisce mantenere in piedi questo scandaloso andazzo per
non ammettere il fallimento di più di 50 anni di storia. Oggi Massimo d'Alema va
a Belgrado e dinanzi a tutta la comunità serba viene umiliato e fischiato, dando
così uno spettacolo penoso di cui, i media, si sono guardati bene dal dirlo.
Questo è accaduto perché ormai non esiste più la politica estera, né la
diplomazia, in quanto vi sono dei fantocci che fanno la volontà degli Stati
Uniti, delle lobbies. D'Alema così ha venduto il buon nome della italianità,
offendendo un popolo sovrano e subendo fischi e proteste, per proteggere gli
interessi delle multinazionali : in pratica non è più un ministro, bensì un
semplice agente di commercio. Ecco cosa siamo diventati, utenti e clienti,
mercificati dai nostri politici che ogni giorno ci vendono al migliore
offerente.
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