Controllare
l'informazione in ogni sua sfumatura è necessità primaria di ogni
regime totalitario.
Il nazismo , lo stalinismo e il fascismo facevano
uso di severissime norme, che censuravano ogni tipo d'informazione
contraria ai "criteri di bontà" voluti dal potere. Ad oggi i mass media
si sono venduti al potere e l'unico mezzo di contestazione è rimasto
internet.
Ma se la tecnologia ci ha donato il web, la politica è pronta
a togliercelo.
La stessa maggioranza, che attraverso Gentiloni ha
proposto di ridurre il digital divide, si appresta ora ad abbattere la
rete, distruggendo i nuclei che raccolgono informazione e dibattito,
cioè i blog e gli spazi personali in internet.
La proposta di legge,
denominata Levi-Prodi,
è stata approvata dal consiglio dei ministri il 12 ottobre, e a breve
sarà presentata in Parlamento per verificare la possibilità di renderla
legge in via definitiva. Tra le finalità generali del disegno di legge
c'è "la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell’informazione affermato dall’articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati".
dal Blog di Manuel Ragazzini
Ma dietro queste belle parole si nasconde una vera e propria fregatura.
L'art.2 della Levi-Prodi introduce il concetto di "prodotto editoriale", come:
"qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che
sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale
esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso".
L'art.5 definisce attività editoriale qualunque attività "diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali".
Da
questi due articoli si è già capito che chiunque scrive un blog, come
stò facendo io in questo momento, svolge un'attività editoriale.
L'art.6 impone l'iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) a chiunque eserciti attività editoriale, questo comporta pagare delle tasse
anche se l'attività editoriale non ha finalità di lucro. Perciò se la
legge Levi-Prodi fosse in esecuzione in questo momento, per scrivere
queste cose dovrei iscrivere il mio blog ad una società editrice, nominare un
direttore responsabile del mio spazio web, che deve essere addirittura iscritto all'albo dei giornalisti, e pagare una tassa editoriale. Chi glielo spiega al 15enne con il blog su MSN che per pubblicare le foto delle sue vacanze al mare deve pagare un bollo???
Ma c'è di più!!!
L'art.7 evidenzia che chiunque scrive in internet è soggetto alle norme che regolano i reati a mezzo stampa,
o meglio "si considera responsabile colui che ha il compito di
autorizzare la pubblicazione delle informazioni", cioè il mio direttore
responsabile. Praticamente si fanno equivalere le testate
giornalistiche nazionali al blog su internet da 3 visite al giorno. Se
scrivo sul mio blog dove vengono a leggere mia mamma, mio babbo e il
mio compagno di facoltà, "Ricardo Franco Levi è la vergogna d'Italia e
mi fa schifo", con questa legge in vigore potrei incorrere in beghe
piuttosto pesanti a livello PENALE.
Questa legge è stata nascosta
dietro un articolo della Costituzione, che non c'entra niente con
questa burocratizzazione della libera espressione, si vuole perciò
eliminare quanto di più libero e democratico ci sia in questo Paese. La
verità è che Prodi non è un presidente del Consiglio, ma il cameriere di interessi che vedono in internet la minaccia più grande alla loro sopravvivenza.
E'
la regola del bavaglio a cui tutti devono sottostare, la storia ce lo
insegna, ma nel 2007 siamo ancora disposti ad essere ripetitivi?
Credo
che a questo punto siano rimaste solo due strade da percorrere, la
rassegnazione con il conseguente riconoscimento che siamo schiavi di un
sistema totalitario, oppure la marcia su Roma, per richiedere a gran voce sotto Montecitorio, l'abolizione di questo aborto legislativo, e la restaurazione dell'articolo 21
(scritto nel 1947), in modo tale che possa comprendere anche la tutela
della libertà di critica su internet. Credo che una Costituzione
moderna abbia l'obbligo di contenere questo tema.
Qui potete firmare la petizionecontro questo provvedimento di legge senza pari nei paesi democratici di tutto il mondo.
Link al ddl http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf
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