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Luigi Cipriani, Il vizietto degli Agnelli "La storia della famiglia Agnelli è costellata di
connessioni col potere politico ufficiale e coi poteri occulti, massoneria,
servizi segreti, a cominciare da quando la famiglia entrò in possesso della
Fiat nel 1906.."
Il 23 giugno 1908 Giovanni Agnelli (nonno dell'attuale
presidente della Fiat) divenuto dal 1906, a seguito di un aumento di capitale,
azionista di maggioranza della Fiat, venne denunciato dal questore di Torino
per "illecita coalizione, aggiotaggio in borsa e falsi in bilancio".
Nel rapporto dell'autorità di pubblica sicurezza Agnelli veniva segnalato come
il maggiore indiziato delle manovre fraudolente in borsa che avevano turbato il
mercato dei valori e arrecato danni rilevanti ai portatori di azioni. I mezzi
fraudolenti consistevano nell'avere provocato nel 1905-1906 enormi ed
ingiustificati rialzi delle azioni Fiat, sia col suddividere le primitive
azioni, sia col porre dal marzo 1906 in liquidazione la Fiat per ricostruirla
immediatamente dopo con un moltiplicato numero di azioni, sia con
l'ingiustificato assorbimento dello stabilimento Ansaldo. Il rapporto di
questura proseguiva affermando che Agnelli aveva dichiarato nel biennio del
1906 utili consistenti che furono poi distribuiti nel 1907, epoca nella quale
la Fiat si trovava già in una crisi che la portò sull'orlo del fallimento.
Il capo del governo di allora
Giolitti vegliava sul destino di Agnelli, al quale nel 1907 aveva concesso la
croce di cavaliere al merito del lavoro. Il 29 novembre 1908 lo stesso ministro
della giustizia Orlando intervenne, con una pesante ingerenza nei confronti
della magistratura torinese, affermando che "un'azione penale nei
confronti di Agnelli avrebbe avuto conseguenze negative sulla nascente
industria nazionale, in particolare piemontese": regione d'origine del
primo ministro Giolitti.
A un anno dalla denuncia il
perito nominato dal tribunale, professor Pietro Astuti, confermava gli indizi
della questura affermando che le scritture stipulate da Agnelli nel 1906
occultavano operazioni personali a scapito della società, e che le operazioni
di borsa dovevano configurarsi come un vero e proprio aggiotaggio al fine di
procurare fortissimi e ingiustificati profitti. Il 23 agosto 1909 Agnelli venne
rinviato a giudizio per rispondere di aggiotaggio e truffa. Con la benevola
attenzione del ministro Orlando e con ricorsi vari Agnelli riuscì a rinviare il
processo sino al 21 giugno 1911, mentre già nel 1909, dopo le dimissioni, era
tornato all'incarico di amministratore delegato della Fiat. Il 22 maggio 1912 il
tribunale mandava assolto Agnelli e a nulla valse il ricorso del pubblico
ministero, il quale nel giudizio di secondo grado si trovò di fronte, come
difensore di Agnelli, l'ex ministro Orlando e come testimoni a favore di
Agnelli i dirigenti della Banca commerciale di Milano, Vittorio Roll e Lodovico
Toeplitz.
In seguito, durante la fase di
preparazione della prima guerra mondiale, la Fiat venne favorita dal governo e
ricevette moltissime commesse militari anche dall'estero. Agnelli ottenne dal
governo che Torino venisse dichiarata zona di guerra. Gli operai vennero
militarizzati e persero le pur minime tutele sindacali, il diritto di sciopero
e furono sottoposti al codice militare di guerra. Con le forniture di guerra la
Fiat si avviava a divenire una grande industria di livello europeo, la famiglia
Agnelli ne deteneva ormai la maggioranza delle azioni di controllo.
Agnelli, fascismo e banche
d'affari
Col fascismo, commesse belliche,
militarizzazione delle fabbriche e della società divennero fattori costitutivi
del regime, ed Agnelli un fervente sostenitore di Mussolini, anche presso il re
piemontese. Successivamente Agnelli fu nominato senatore del fascismo e
benemerito del regime, premiato personalmente da Mussolini l' 1 marzo 1923 col
Laticlavio.
Sono del resto molto note le
connessioni tra Fiat e fascismo e non è il caso di dilungarvici in questa sede.
Conviene piuttosto mettere in evidenza aspetti meno noti. Ad esempio i percorsi
attraverso i quali le tre banche private di allora, Comit, Credito italiano e
Banco di Roma finirono all'IRI, dove sono tuttora.
Storia particolarmente
istruttiva, nel momento in cui gli attuali nostrani nipotini di Reagan tornano
a parlare di riprivatizzazione delle banche pubbliche, di Mediobanca in
particolare. Anche Mussolini si convertì rapidamente al liberismo. Nel suo
primo discorso da deputato il 21 giugno 1921 affermò: "Lo stato è come il
gigante Briareo che ha cento braccia. Io credo che bisogna amputarne
novantacinque, cioè bisogna ridurre lo stato alla sua espressione puramente
giuridica e politica. Lo stato ci dia una polizia che salvi i galantuomini dai
furfanti, una giustizia bene organizzata, un esercito pronto per tutte le
eventualità di politica estera intonata agli interessi nazionali. Tutto il
resto, e non escludo nemmeno la scuola secondaria, deve rientrare nell'attività
privata dell'individuo".
Mussolini avrà modo di pentirsi
di queste frasi. Nel 1929 le tre banche del paese non furono in grado di
restituire i depositi e furono dichiarate insolventi. Si scoperse allora che
esse avevano finanziato coi depositi dei risparmiatori l'acquisto di proprie
azioni per farle salire di prezzo. Per un reato di questo genere gli
amministratori delle banche avrebbero dovuto finire tutti in galera. Il
senatore Ettore Conti, presidente della Comit, nel marzo 1931 scriveva nel suo
diario "la Comofin (finanziaria della Comit) è stata costituita nel 1920
con capitale sottoscritto da amici della Comit e da società da essa
controllate, con lo scopo di assumere partecipazioni e concedere finanziamenti
a banche, società ed imprese commerciali e industriali. In effetti lo scopo
principale era quello di acquistare dai Perrone le 200.000 azioni della Comit
di cui erano venuti in possesso. Gradatamente la Comofin ha aumentato
enormemente il capitale. Ora succede che la Comofin è la proprietaria della
Comit, ma succede anche che buona parte delle società finanziatrici della
Comofin sono possedute dalla Comit. Con questo sistema la Comit è proprietaria
di se stessa ed il suo capitale è divenuto fittizio. Fino a che gli affari
procedono allegramente, poco male, ma se dovessero imbrogliarsi ne verrebbe un
crac spaventoso".
Il crac avvenne e costò allo
stato in valori attuali circa 3.000 miliardi, di fronte ai quali Sindona appare
un dilettante.
Dopo la caduta del fascismo, nel
1946, una commissione nominata dalla costituente affermò che allora "le
responsabilità delle perdite non vennero messe in luce, né i responsabili
furono inquisiti". Il perché era molto semplice, nei consigli di
amministrazione delle tre banche erano presenti i maggiori sostenitori del
regime fascista. Nella Banca commerciale italiana su ventisei membri del
consiglio di amministrazione nove erano senatori, Arlotta, Borromeo, Conti,
Crespi, Malagodi, Odero, Puricelli, Sammartino di Valpenga, Silvestri e un
deputato, Ferretti. Nel Credito italiano vi erano sette senatori, Giovanni
Agnelli, Borletti, Carmianti, Cavallaro, Cantorini, Corbino e i deputati
Medici, Motta e Pavoncelli. Nel Banco di Roma erano presenti i senatori
Cremonesi e Marcello e i deputati Benni, Canelli, Chiesa e Pesenti. I gruppi di
comando delle banche erano anche presidenti delle più grandi società
industriali (Fiat, Pirelli, Montecatini, Stipel, Tecnomaso italiano, Acciaierie
Terni, Chatillon, cotonificio Crespi, Italcementi, Breda ed altre decine) e
costoro utilizzarono i depositi bancari per finanziare ed acquistare titoli
delle proprie società per fini speculativi.
Il sopraggiungere della grande
crisi coinvolse le industrie che trascinarono nel crac le banche. Lo stato
dovette intervenire accollandosi le perdite dei privati, creando l'Istituto per
la ricostruzione industriale (IRI) , cui affidò anche le tre grandi banche
fallite. Nella inchiesta che seguì si venne a conoscenza del fatto che i gruppi
di comando avevano finanziato con i depositi dei risparmiatori la maggior parte
del loro capitale azionario, il 94% per la Comit, il 78% per il Credito
italiano ed il 94% per il Banco di Roma. In questo modo i grandi industriali
che controllavano le banche ed attraverso queste i più grandi gruppi
industriali non avevano rischiato una lira dei loro capitali. Il fascismo non
solo li scagionò ma, accollandosi le perdite, lasciò intatti i loro patrimoni
personali.
Gli Agnelli, la Cia, il
Bildelberg e la Trilateral
Nel 1952 nacque ufficialmente il
"Bildelberg Group". Era sorta da poco la Nato ed un profugo polacco,
tale Retinger fondatore del "Movimento europeo" finanziato dalla Cia,
si fece promotore di un club riservatissimo che avrebbe dovuto raggruppare gli
uomini più influenti d'Europa e degli Usa, il Bildelberg Group appunto. Primo
presidente fu Bernardo d'Olanda, massone implicato nello scandalo Lockeed nel
1976, coadiuvato da Paul Van Zeeland, ministro degli esteri belga (Nato) e Paul
Rijkens, presidente della Unilever.
Del comitato promotore del
Bildelberg fecero parte anche Gattskele, De Gasperi, Guy Mollet, Rinay e
l'ambasciatore italiano negli Usa Pietro Quaroni. Negli Usa i promotori furono
Walter Bedell Smith, direttore della Cia e della sezione Usa del Bildelberg,
Arthur Dean, Henry Heinz e Joseph Johnson della fondazione Cervage, messa sotto
inchiesta per i finanziamenti avuti dalla Cia.
Nel 1967 quando gli Usa sciolsero
l'American Committee (il quale ebbe tra i suoi dirigenti quattro uomini
importanti della Cia: Donovan, Allen Dulles, Tom Braden, Charles M. Spofford),
venne alla luce che attraverso collaboratori di Bernardo d'Olanda il Bilderberg
fu finanziato dalla Cia stessa. Tra coloro che parteciparono al primo meeting
del Bildelberg nel 1951 figurano molti personaggi in qualche modo legati alla Cia,
come risulta da un'inchiesta del Sunday Times di Londra, censurata dal governo
e pubblicata in Italia dall'Europeo il 17 ottobre 1975. C'era Shepard Stone,
direttore della fondazione Ford e della "Association cultural
Freedom", promotore nel 1951 del Bildelberg, il generale Donovan e Charles
Spofford dirigenti della Cia.
C'era anche il leader laburista
Hugh Gaitskell fondatore del Bildelberg e animatore del "Congress for
cultural Freedom", finanziato dalla Cia e Barry Bingham presidente dell'
"International press institute", ente pure finanziato dalla Cia. Vi
erano due sindacalisti dell'Afl-Cio, Irwing Brown e Walter Renter, anche loro
sovvenzionati dalla Cia e finanziatori della destra sindacale italiana e della
Dc. I componenti italiani del Bildelberg erano Giovanni Agnelli, Vittorio
Valletta, Manlio Brosio, Guido Carli, Alighiero De Michelis, Amintore Fanfani,
Ettore Lolli, Imbriani Longo, Giovanni Malagodi, Giuseppe Petrilli, Pietro
Quaroni e Pasquale Saraceno. Tra gli statunitensi: George Ball, segretario di
stato, Gerald Ford, Henri Kissinger, David Rockfeller, Andrew Goodposter
comandante delle forze Usa in Europa, Allen Dulles della Cia, il professor
Brezinski, il generale Morstad comandante della Nato. Tra i componenti degli
altri paesi vi erano Joseph Luns segretario generale della Nato, Ludwig Erhard,
Franz Joseph Strauss, Hermann Abs della Deutsche Bank, Fritz Berg presidente
della Confindustria tedesca, Donald Mc Donald ministro della difesa del Canada.
La sola elencazione degli ordini
del giorno dice molto sulla natura del Bildelberg, i cui componenti hanno anche
la caratteristica di essere in gran parte massoni. Ecco alcuni degli ordini del
giorno:
1954 - Olanda - "Difesa dell'Europa
dal pericolo del comunismo e dell'Urss".
1955 - Francia - "Infiltrazione
comunista in Occidente".
1955 - Germania - "Stato della Nato,
energia nucleare, riunificazione della Germania".
1956 - Danimarca - "Blocchi
antioccidente, la Cina, la sovversione comunista in Asia".
1957 - Italia - "Armi moderne e
sicurezza dell'occidente, strategie della Nato".
1958 - Gran Bretagna - "Il futuro
della Nato e il ruolo dell'Urss".
1961 - Canada - "Iniziative per la
nuova leadership occidentale, la Nato e le armi atomiche".
1964 - Usa - "Alleanza atlantica e
suoi mutamenti, lo stato dell'Urss, la Cina e Cuba".
1965 - Italia - "La situazione della
Nato".
1966 - Germania (per la realizzazione di
questo incontro venne incaricato Giovanni Agnelli) - "Riorganizzazione
della Nato e sviluppo dell'Europa in rapporto al Terzo mondo".
1967 - Gran Bretagna - "Il gap
tecnologico con gli Usa e i nuovi problemi della Nato".
1971 - Usa - "Il cambiamento di ruolo
degli Usa nel mondo".
1972 - Belgio - "Europa e Nato".
1974-Francia- "La situazione
dell'Europa dal punto di vista politico e militare".
Non occorrono molti commenti per
definire il ruolo del Bildelberg, il quale tuttora continua a funzionare in
modo clandestino. Nel 1973 Giovanni Agnelli e David Rockfeller si fecero
promotori di una sorta di nuovo Bildelberg, meno clandestino e questa volta
allargato al Giappone, usando ancora i canali massonici e dei servizi segreti.
Nacque in questo modo la famosa
Trilateral, con una veste come dicevo formalmente meno arcigna e clandestina,
ma con funzioni analoghe a quelle del Bildelberg. Anche se gli ordini del
giorno della Trilateral tendono ad assumere un'ottica planetaria e terminologie
meno da guerra fredda, i risultati sono i medesimi. L'ultima conferenza della
Trilateral tenuta negli Usa nel 1984 dedicata al tema "La democrazia deve
funzionare" ha ad esempio molto a che fare col tema della "grande
riforma" di cui si sta discutendo nel nostro paese. La lista dei
componenti attuali per parte italiana della Trilateral la dice lunga sul ruolo
svolto negli ultimi tempi da costoro nel nostro paese, sulla ingerenza della
Trilateral nel nostro sistema politico.
Ecco i componenti della
delegazione italiana: Giovanni Agnelli, Giovanni Auletta presidente della Banca
dell'agricoltura, Piero Bassetti presidente della Camera di commercio di
Milano, Giorgio Benvenuto segretario della Uil, Renato Bonifacio presidente
della Aeritalia, Margherita Boniver sezione esteri del Psi, Carlo Bonomi della
Invest, Umberto Colombo dell'Enea, Roberto Ducci consigliere di stato, Arrigo
Levi giornalista della Stampa, Cesare Merlini presidente dell'Istituto affari
internazionali, Mario Monti della Bocconi (scala mobile), Egidio Ortona ex
ambasciatore e presidente della Honeywell, Mario Schimbeni presidente della
Montedison, Federico Sensi diplomatico, Guido Carli, Paolo Vittorelli Psi,
Virginio Rognoni ex ministro degli interni.
Per concludere rimane da ribadire
che molti dei dirigenti della Trilateral lo sono anche del Bildelberg, in
connessione con la massoneria, la Nato e la Cia.
Agnelli, servizi segreti e
schedature
A seguito di una vertenza
intentata per il suo licenziamento dall'ex carabiniere Caterino Ceresa (assunto
dal 1953 col compito di schedare i lavoratori) contro la Fiat, nell'agosto del
1971 il pretore Raffaele Guariniello, a seguito di una perquisizione, scoprì
una colossale attività di schedature messa in atto dall'azienda di Torino.
Nell'ufficio "servizi generali" erano custodite 354.000 schede
informative, di queste 151.000 si riferivano al periodo dal 1967 al 1971.
Dalla tipologia degli assunti e
dei respinti, risultò che l'operaio ideale per la Fiat doveva essere apolitico,
frequentatore della parrocchia, godere di buona reputazione pubblica, e andava
bene anche se iscritto ai partiti di centro, oppure monarchico e missino.
Inventore delle schedature fu il
presidente della Fiat, il massone Vittorio Valletta. La struttura del sistema
di spionaggio Fiat era articolatissima ed utilizzava dai servizi segreti dello
stato ai messi comunali e ai vigili urbani dei paesi minori, alle parrocchie. A
capo del servizio di spionaggio interno vi era un ex colonnello di aviazione,
Mario Cellerino (pilota personale di Giovanni Agnelli) che per vent'anni era
stato nei servizi segreti. Venne assunto nel 1965 alla Fiat insieme ad una
ventina di ex carabinieri. Il Cellerino, con il consenso del Sid, costituì il
collegamento esterno dello spionaggio Fiat, che prevedeva il passaggio di
informazioni reciproche con carabinieri, polizia, Sios dell'aeronautica di
Torino e Sid. La Fiat assunse praticamente anche il colonnello dei carabinieri
Enrico Settermaier che comandava il Sid di Torino.
I dirigenti della Fiat addetti
alla selezione del personale avevano praticamente libero accesso agli schedari
del Sid, del Sios, dei carabinieri e della polizia e potevano commissionare a
basso costo - rilevarono gli inquirenti - qualunque tipo di schedatura. Per la
Fiat lavoravano anche Marcello Guida, questore, ex carceriere di Pertini a
Ventotene, implicato nel caso Pinelli a Milano e costruttore della pista
anarchica per piazza Fontana; e Filippo De Nardis, che Giovanni Leone dopo la
nomina a presidente della repubblica volle a capo dell'ispettorato di Ps al
Quirinale. Anche l'ufficio di collocamento di Torino era al servizio della Fiat
e si limitava a dare il nullaosta sulle richieste avanzate dall'azienda.
I lavoratori che costruirono la
fabbrica di Togliattigrad in Urss ed i tecnici sovietici in Italia furono
costantemente sorvegliati dai servizi segreti Fiat. Le schedature proseguirono
tranquillamente anche dopo l'approvazione dello Statuto dei lavoratori nel
1970.
La perquisizione del pretore
Guariniello colse di sorpresa Agnelli, che si trovava in vacanza. Rientrato
precipitosamente, Agnelli si incontrò col presidente Saragat e col procuratore
generale Colli. Quest'ultimo avocò a sé l'inchiesta, la tenne nei cassetti per
un mese e successivamente la spedì alla Corte di cassazione a Roma, sostenendo
che per motivi di ordine pubblico l'inchiesta non poteva essere fatta a Torino.
La Cassazione accettò la tesi di Colli e il processo venne trasferito a Napoli
dove fu insabbiato. Venne apposto anche il segreto di stato per i rapporti con
la Nato di alcune produzioni Fiat.
I rapporti della Fiat coi servizi
segreti non si limitavano alle schedature, erano molto più fitti e avevano la
caratteristica della dipendenza diretta di agenti nei confronti di Valletta. Ad
esempio il colonnello Renzo Rocca, morto suicida il 27 giugno 1968, era capo
dell'ufficio ricerche economiche del Sifar. In effetti era dipendente Fiat,
alla quale inviava regolarmente rapporti riservati.
Agnelli, la massoneria, i
golpisti bianchi e neri
Roberto Fabiani, giornalista de
L'Espresso (massone di Giustizia e Libertà, confidente di Licio Gelli e
dell'ingegner Siniscalchi, massone avversario della P2) esperto di servizi
segreti e massoneria, ha scritto in un libro, I massoni in Italia del 1978 che
Gianni Agnelli, assieme ad altri industriali, faceva parte della massoneria,
nella quale fu introdotto da Valletta, e della P2 prima che venisse sciolta nel
1974.
Al di là di confermare o meno
questi dati, quel che è certo (lo ha dichiarato lo stesso Agnelli ai giudici) è
che la Fiat ha finanziato abbondantemente la massoneria di Lino Salvini che,
non dimentichiamolo, fu messo sotto inchiesta per il golpe Borghese, per
l'assassinio del giudice Occorsio e per l'Italicus. Sappiamo anche che
attraverso Edgardo Sogno, iscritto alla P2, i finanziamenti finirono anche alla
loggia di Gelli.
Dall'inchiesta del giudice
Catalani emerse che la Fiat nel periodo fra il 1971 e il 1976, tramite la Banca
popolare di Novara, emise circa 3.000 assegni per un valore di allora di circa
15 miliardi, una cifra enorme, tale da giustificare ben altri obiettivi che non
il semplice finanziamento alla massoneria. Tramite un prestanome, a riscuotere
gli assegni presso la Cassa di risparmio di Firenze era un industriale
farmaceutico, Piero Cerchiai, gran tesoriere aggiunto della massoneria di
palazzo Giustiniani (Grande Oriente). La conferma dell'emissione degli assegni
venne anche dalle deposizioni di Luciano Macchia, condirettore dell'IFI della
famiglia Agnelli e di Maria Cantamessa, cassiera generale della Fiat e
inquisita per il tentativo di golpe attribuito a Edgardo Sogno e Luigi Cavallo.
L'inchiesta del giudice Catalani
mise in evidenza che finanziamenti finirono anche ad Edgardo Sogno, che nel
1976 venne inquisito per insurrezione contro i poteri dello stato e
successivamente rimesso in libertà provvisoria. Altri finanziamenti giunsero a
Sogno dalla Fiat (400 milioni del 1974) per mezzo del consigliere particolare
di Giovanni Agnelli, l'attuale deputato europeo della Dc Vittorino Chiusano,
che dal 1966 svolge la funzione di collegamento della Fiat con la Dc. La Fiat
aveva anche altri canali di collegamento con l'area del golpismo bianco e della
destra Dc.
Nel 1972 venne alla luce il caso
di Ubaldo Scassellati, direttore della fondazione Agnelli, che aveva dato al
piano "cinque per cinque" legato al movimento della destra Dc
"Europa 70" cospicui finanziamenti in vista di un piano presidenzialista
simile a quello di Pacciardi e Sogno. Scoperto, Ubaldo Scassellati venne
scaricato dalla Fiat che lo sostituì con Vittorino Chiusano per il medesimo
scopo. Compagno di cordata dell'allora segretario della fondazione Agnelli era
il democristiano Bartolo Ciccardini, esperto Nato, fautore della seconda
repubblica, militarista folle; ha più volte chiesto che anche l'Italia si doti
di una forza nucleare autonoma.
Finanziamenti della Fiat finirono
quasi sicuramente anche alla Cisal, un sindacato autonomo attorno al quale lavoravano
elementi legati al Fronte di Borghese (il dentista torinese Salvatore Francia)
ed il solito Edgardo Sogno. Quest'ultimo, ambasciatore leader della destra
liberale, massone P2 (assieme al repubblicano Pacciardi anch'egli massone) ha
rappresentato negli anni della strategia della tensione una sorta di crocevia
attraverso il quale si incontravano le varie facce del golpismo e del
presidenzialismo. Ex partigiano bianco, il Sogno era legato ai servizi segreti
alleati (anglo-Usa) e successivamente alla Nato e alla Cia: in quanto
ambasciatore, poteva godere dell'immunità diplomatica per le sue trame. Sogno
teneva contatti con tutte le aree del golpismo bianco (Mar di Fumagalli, Rosa
dei venti, Europa 70) e nero (Fronte di Borghese, Ordine nuovo, eccetera) ed
agiva in proprio, in stretto rapporto con l'esercito e i carabinieri.
Ma soprattutto Sogno era uomo
della Fiat e non si limitava ad agire nell'ombra, emarginato tra bombaroli ed
agenti dei servizi. Nel 1973, come documenta Gianni Flamini, Edgardo Sogno
organizzò a Firenze sotto l'egida del suo "Comitato di resistenza democratica"
nei locali della "Nazione" del golpista Attilio Monti un convegno
sulla "rifondazione dello stato". Al convegno non intervennero
nostalgici golpisti suonati, ma personaggi con cariche pubbliche importanti,
come il giudice costituzionale Vezio Crisafulli il quale aprì i lavori
affermando "il tema delle modificazioni costituzionali pone i seguenti
problemi: repubblica presidenziale, abolizione dell'assurdo, ingombrante
bicameralismo, delimitazioni delle competenze parlamentari, con conferimento di
poteri normativi propri al governo, unificazione della figura del presidente
del consiglio con quella del segretario del partito di maggioranza".
Tra gli altri intervennero sul
medesimo tono Aldo Sandrelli, Domenico Fisichella, il componente del consiglio
superiore della magistratura Gianni Di Benedetto, Valerio Zanone, Antonio
Patuelli. Intervenne anche il consigliere speciale di Fanfani Antonio Lombardo,
ex appartenente a Ordine nuovo il quale pose il problema: costituzione
antifascista o anticomunista.
Al convegno di Sogno
parteciparono anche i democristiani del movimento Europa 70 Pietro Giubilo,
Celso De Stefanis, Maurizio Gilardi i quali affermarono: "il periodo di
centrosinistra ha prodotto più disastri nel nostro paese di una guerra e ha
generato germi di dissoluzione, forze ed energie altamente incontrollabili. C'è
la consapevolezza molto più diffusa di quanto non si possa pensare che la prima
repubblica è finita". Nel concludere i lavori Edgardo Sogno, soddisfatto
della generale accoglienza avuta dalla sua proposta di seconda repubblica
presidenziale, mandò un messaggio a Giovanni Leone perché intervenisse
anticipando i tempi, aggiungendo nella sua qualità di ambasciatore che ciò era
auspicato anche negli Usa.
Il 22 agosto 1974 il PM di Torino
Violante ordinò una perquisizione nella casa di Sogno (che ebbe tempo di
sparire) ritenendo che "Edgardo Sogno agisce per la costituzione di una
organizzazione intesa a riunire tutti i gruppi di estrema destra, tra i quali
Ordine nuovo in epoca successiva al suo scioglimento". Nello stesso
periodo, con un comunicato di stampa congiunto, il Mar di Fumagalli, le Sam,
Avanguardia nazionale, Potere nero dichiararono guerra allo stato.
Il 28 luglio 1974 durante il
congresso del Pli, Sogno denunciò il pericolo di un golpe marxista e propose di
attuare un colpo di stato liberale per prevenire i tempi. Poco dopo, il 4
agosto 1974, avvenne la strage dell'Italicus.
Che molti aderenti al partito del
golpe fossero al corrente di quel che bolliva è confermato dal fatto che il gran
maestro della massoneria Lino Salvini invitò gli amici a non andare in ferie
perché per l'estate era previsto un tentativo di golpe. Il giorno successivo
alla strage dell'Italicus, Edgardo Sogno inviò un fonogramma per sondare i
carabinieri ed invitarli ad intervenire. Il giudice Violante fece perquisire
anche la sede del sindacato autonomo Cisal e aprì un'inchiesta sui
finanziamenti della Fiat all'agente dei servizi segreti inglesi Edward
Sciclune, amico di Sogno e direttore della filiale Fiat di Malta, il quale nel
1982 darà ospitalità al generale Lo Prete in fuga dall'Italia per lo scandalo
petroli.
Nell'ottobre 1974 il golpe Sogno
è nell'aria, il partito americano si è messo in moto. Il presidente Giovanni
Leone è tornato da poco dagli Usa, il ministro delle finanze Tanassi con un
durissimo attacco ha provocato la caduta del governo Rumor ed afferma
trionfante che il centrosinistra è morto! Anche la stampa estera si rende conto
di quanto avviene in Italia, tra gli altri Le Monde scrive: "il modo con
cui si è aperta la nuova crisi ministeriale italiana ravviverà i sospetti di
chi imputa agli Usa interventi e pressioni occulte nella vita politica dei loro
alleati".
In quei giorni Edgardo Sogno si
incontrò a Roma con l'ammiraglio Birindelli ex comandante Nato, ex presidente
del Msi, per concordare l'intervento di militari in occasione di un nuovo
attentato che si stava preparando. Accadde però che il genovese Pietro
Benvenuto, uomo di fiducia del dirigente della Rosa dei venti De Marchi, mentre
stava preparando la bomba ebbe un incidente "sul lavoro" col
detonatore e, ferito, fu costretto a fuggire all'estero. Successivamente il
giudice Vitalone scagionerà Edgardo Sogno e Pacciardi perché i sospetti
iniziali sul tentativo di golpe mai sono assurti a dignità di prova.
Nell'aprile 1975 Giovanni Agnelli incontrò il presidente della repubblica
Leone, al quale chiese di intervenire contro gli scioperi e per ripristinare la
governabilità del paese.
Nel medesimo periodo, dopo una
fase semiclandestina, Sogno tornò allo scoperto e rilanciò la propria azione a
favore della seconda repubblica, sulla quale scrisse un libro. Nel maggio 1976
il giudice Violante fece arrestare Edgardo Sogno e Luigi Cavallo per il
tentativo di golpe bianco del 1974 con la seguente motivazione: "nella
strategia del disegno eversivo il pronunciamento militare appare essere
soltanto l'innesco di una complessa operazione, che aveva alle spalle
importanti settori industriali e della quale sarebbero state protagoniste
ristrette élites tecnocratiche della burocrazia statale".
Stretto collaboratore di Sogno,
anch'egli sui libri paga della Fiat e del Sid, era Luigi Cavallo, pubblicista
torinese, ex giornalista dell'Unità espulso come agente della Cia. Fondatore di
riviste e movimenti finanziati dalla Cia come "Pace e libertà" con
Sogno, "Fronte del lavoro", "L'ordine nuovo" e
"Tribuna operaia", già nel 1955 era consigliere politico e sindacale
di Valletta. Cavallo in quegli anni era impegnato in campagne antisindacali, e
diffondeva fotomontaggi con esponenti della sinistra e donne nude. Cavallo fu
anche fondatore del sindacato "Iniziativa sindacale" finanziato dagli
Agnelli ed organizzatore, insieme al principe nero Borghese, di squadre di
picchiatori antipicchetti operai. A seguito di una perquisizione nella sua
abitazione furono trovate molte relazioni indirizzate all'ingegner Valletta
sulle azioni delle squadre di Cavallo, assieme a centinaia di matrici di
assegni emessi dalla Fiat.
Il pretore di Torino Guariniello,
scopritore della schedatura Fiat, intuì che Cavallo era un golpista ed in
attesa di poterlo processare per reati ben più gravi decise di bloccarlo
incriminandolo per stampa clandestina ed attività illegale di investigatore.
Processato il 26 luglio 1975, Cavallo venne condannato a un anno e 6 mesi di
arresto. Nel 1976 la pena venne ridotta e, inviato alla Cassazione a Roma,
l'incartamento Cavallo venne insabbiato, la pena condonata. Cavallo rimase
libero per poter continuare a tramare, successivamente fondò l'agenzia
"A" attraverso la quale, in combutta con Sindona, ricattò Calvi per
costringerlo a sostenere il bancarottiere siciliano fallito. Cavallo fu
ingaggiato da Sindona nel '77 anche per organizzare il rapimento del figlio del
presidente di Mediobanca Enrico Cuccia con il medesimo fine.
Recentemente Cavallo è stato
arrestato in Francia (giugno 1984), ma a quanto pare il governo italiano non si
sta dando molto da fare per ottenere l'estradizione. Su Edgardo Sogno è
praticamente calato il silenzio, tutte le inchieste della magistratura sono
state insabbiate o si sono concluse col segreto di stato o nel nulla.
La Fiat può continuare a fare i
propri interessi, nel nome della libertà di mercato naturalmente.
fonte:
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