Premessa:
Lo scopo di questo articolo è puramente quello di presentare un diverso
“punto di vista” sull’argomento, basandoci, come vedrete, su
dati precisi. Perciò non si vuole assolutamente avvallare tesi alternative
o smentirne altre, nel pieno rispetto di tutti. Credo però sia interessante
e giusto rendersi conto di alcuni aspetti che forse passano inosservati.
Il primo marzo 1987 sulla prestigiosa rivista Cancer Research
comparve un articolo firmato dal virologo Peter Duesberg. Da allora Peter Duesberg
è uno degli uomini piú discussi d'America. Le sue ipotesi e le
sue affermazioni sono state di volta in volta definite 'irresponsabili', 'pericolose',
'immorali', 'dannose' e perfino 'criminali'. Per alcuni Duesberg è una
'minaccia pubblica', per altri invece un 'novello Galileo' in lotta contro l'ottusità
dominante. Secondo il direttore dell'autorevole periodico medico The Lancet,
Duesberg è "probabilmente lo scienziato vivente piú diffamato
in assoluto", per altri addirittura "il Nelson Mandela dell'AIDS,
colui che guida la lotta contro l'Apartheid dell'HIV".
Che cosa affermava Duesberg a proposito dell'AIDS? Fondamentalmente
una cosa: che non vi erano prove convincenti di quella che era (ed è
tuttora) la base di tutta la ricerca e della prevenzione sull'AIDS, vale a dire
del fatto che un retrovirus come l'HIV sia in grado di causare l'AIDS.
Vediamo quali sono nello specifico le posizioni e le motivazioni.
Quando parliamo di AIDS usiamo due concetti basilari: "malato
asintomatico" e "sieropositivo". Sono intimamente collegati.
Un malato asintomatico è una persona in cui non c'è nessuna evidenza,
nessun sintomo, nessun segno della malattia: insomma uno che non è malato
se non sulla base di un foglio di carta dove c'è scritto positivo. E
anche la sieropositività è basata soltanto sulla stessa parola
scritta sullo stesso foglio di carta. E quella parola è solo il risultato
di un test. I medici sono stati espropriati della possibilità di fare
una diagnosi, non c'è più confronto, non c'è più
la possibilità che uno dica si e un altro no. La diagnosi la fa esclusivamente
il sistema sanitario/farmaceutico che brevetta, approva e produce i test. E'
evidente che il concetto di malato asintomatico sieropositivo è contraddittorio
e che tutto l'insieme è estremamente pericoloso: il test decide, al di
là di ogni evidenza, se una persona è sana o malata.
Il Malato di AIDS
Un soggetto viene classificato malato conclamato di AIDS quando
si verificano due condizioni:
1. presenta i sintomi di almeno una delle 29 patologie considerate possibili
conseguenze, come Polmonite, Tubercolosi, Linfoma, Diarrea, Herpes Simplex,
Sarcoma di Kaposi, Candidiasi, etc..
2. è positivo al test HIV (Human Immunodeficiency Virus).
Se il soggetto è positivo al test ma sta bene viene considerato malato
asintomatico. L’eventuale successiva comparsa dei sintomi di cui sopra
cambierà la sua classificazione in malato conclamato. Se il soggetto
presenta i sintomi di una delle patologie in elenco ma non è positivo
al test non è malato di AIDS. L’eventuale successiva risposta positiva
al test cambierà la sua classificazione in malato conclamato. Pertanto
un malato di polmonite o tubercolosi negativo al test è solo malato di
polmonite o tubercolosi. Mentre un malato di polmonite o tubercolosi positivo
al test è malato di AIDS. E’ subito evidente che il test HIV ha
un ruolo centrale nella diagnosi di AIDS.
Due posizioni a confronto
1. La posizione ufficiale:
il virus HIV è la causa dell’AIDS, che è quindi
una patologia infettiva.
un test individua la presenza degli anticorpi e quindi del virus.
il virus può avere un periodo di latenza fino a decine di anni.
i sieropositivi (positivi-al-test) si ammaleranno e moriranno
i farmaci antiretrovirali (AZT in testa) combattono la diffusione del virus
e allungano la vita.
alcuni sieropositivi non hanno sintomi perchè il virus è latente
anche i sieropositivi asintomatici devono prendere i farmaci quanto prima.
2. La posizione dei dissidenti:
il virus HIV non è stato mai isolato, probabilmente neanche
esiste, l’AIDS non è causato da un virus e non è quindi una
patologia infettiva.
l’AIDS è causato da un complesso di fattori (droghe pesanti, superesposizione
ad agenti patogeni, farmaci) fortementi presenti in certi stili di vita, che
alla lunga distruggono il sistema immunitario.
i test HIV non sono specifici e non è chiaro che cosa individuino.
la risposta positiva al test non è indice di niente e non giustifica
alcuna terapia.
i farmaci antiretrovirali sono inutili in quanto non c’è nessun
virus da combattere, e soprattutto letali perchè possono portare alla
morte in pochi mesi distruggendo in particolare il sistema immunitario.
i malati di AIDS devono sospendere l’esposizione ai fattori patogeni, curarsi
per le patologie specifiche di cui soffrono, seguire nel contempo terapie di
sostegno per consentire al loro sistema immunitario il recupero.
i farmaci antiretrovirali hanno trasformato in malati di AIDS individui altrimenti
sani che hanno avuto la sfortuna di risultare positivi-al-test.
In altre parole i dissidenti accusano l’establishment sanitario
di adottare terapie che:
non curano i malati "veri" di AIDS ma anzi ne affrettano
o ne causano la morte.
portano alla malattia e/o alla morte per AIDS malati "inventati",
soggetti sani risultati positivi-al-test.
Ora questo fenomeno ha interessato ad oggi circa duemilionitrecentomila
persone in tutto il mondo (fonte: WER - Weekly Epidemiological Record –
OMS - bollettino n. 47 del 24 Novembre 2000 – Totale malati registrati
in tutto il mondo dall’inizio ad oggi: 2.312.860).
Ricerche avanzate sull’HIV.
In Australia un gruppo di ricercatori del Royal Perth Hospital,
definito "The Perth Group", ha concentrato le proprie ricerche sull’isolamento
dell’HIV e sulla validità dei test ELISA (test di primo livello,
il più utilizzato), Western Blot (secondo livello, considerato più
attendibile) e Viral Load (l'ultimo apparso); hanno concluso le loro ricerche
affermando che nessuno dei lavori pubblicati dimostra che l’HIV sia stato
isolato e che i tre test non provano affatto la presenza del virus HIV nei campioni
di sangue sottoposti a test.
La voce di un Nobel.
Il Dottor Kary Mullis ha ricevuto il premio Nobel nel 1993 per
aver inventato un procedimento, la PCR (Polymerase Chain Reaction), che permette
di identificare un segmento di codice genetico (una specifica sequenza di nucleotidi)
eventualmente presente in un campione ed amplificarne la concentrazione per
facilitare all’osservatore la sua individuazione. Per poter completare
una sua relazione ha cercato inutilmente documenti scientifici che contenessero
la prova che il virus HIV sia la causa dell’AIDS. Da allora non si stanca
di ripetere, senza essere mai stato smentito, che non esiste un solo documento
scientifico che contenga tale prova. La scienza ha le sue regole, e nessuno
può sostenere di aver scoperto qualcosa se non rende disponibile una
documentazione completa ed esauriente che consenta ad altri di confermare o
confutare la sua scoperta. È paradossale e preoccupante che un migliaio
di scienziati sparsi per il mondo stiano lottando per dimostrare che l’ipotesi
HIV=AIDS sia falsa, quando nessuno ha ancora dimostrato che è vera. D’altronde
se qualcuno avesse isolato il virus HIV ed avesse provato il rapporto causale
tra l’HIV e l’AIDS avrebbe con ogni probabilità ricevuto per
tale scoperta il Nobel per la medicina. Non ci risulta che tale Nobel sia stato
ad oggi assegnato.
Sudafrica.
L’attuale Presidente Sudafricano Thabo Mbeki, subentrato
a Nelson Mandela il 16 Giugno 1999, sta combattendo da oltre un anno una battaglia,
contro il potere politico/economico dell’ortodossia sanitaria occidentale,
sul tema dell’AIDS: ha voluto una commissione presidenziale mista ortodossi
e dissidenti appositamente istituita col compito di affrontare gli aspetti più
controversi dell’AIDS, come la non specificità del test o la tossicità
dei farmaci antiretrovirali. Il 3 Aprile 2000 il Presidente Mbeki ha indirizzato
una lettera a tutti i Leaders del Mondo per spiegare la posizione del Governo
Sudafricano sull’epidemia sub-sahariana di AIDS. In sostanza ha ringraziato
per la disponibilità del mondo occidentale, ha sottolineato come l’AIDS
in Africa sia un fenomeno specifico e profondamente diverso da quello occidentale,
ha affermato che sarebbe assurdo e illogico imporre l’esperienza occidentale
alla realtà africana, e che quindi il problema deve essere affrontato
e risolto dall’Africa in modo autonomo. Nel frattempo i farmaci antiretrovirali
non sono compresi nelle terapie per l’AIDS utilizzate dal sistema sanitario
sudafricano, ne da quelli di diversi altri paesi a sud del Sahara che appoggiano
l’iniziativa del Presidente Mbeki, nonostante la recente e reclamizzata
vittoria giudiziaria contro Big Pharma. Questa scelta ha scatenato una campagnia
diffamatoria internazionale contro il Presidente Mbeki, veicolata ai massimi
livelli in Gran Bretagna con accuse infamanti tramite:
The Observer: "Mbeki lascia morire nel dolore i bambini malati di AIDS"
The Times: "Mbeki soffre di un complesso di persecuzione"
The Telegraph: "L’Africa dovrebbe essere ricolonizzata"
The Sunday Times: "Mbeki nemico della gente"
International Herald Tribune: " Il Sudafrica rifiuta un prestito di un
miliardo di US$ per comprare farmaci antiretrovirali"
La GlaxoSmithKline (già Barrough Wellcome e poi Glaxo Wellcome), produttrice
dell’AZT, il più tristemente famoso dei farmaci antiretrovirali,
e di tanti altri farmaci dello stesso tipo, leader mondiale nel commercio di
farmaci HIV/AIDS è una multinazionale inglese. In questo scenario, che
fa del Presidente Mbeki il leader di un nuovo tentativo di indipendenza e rinascita
dell’Africa, l’ex Presidente Nelson Mandela si è apertamente
schierato con le tesi dei poteri forti occidentali, sostenendo la teoria virale
dell’AIDS e la necessità di utilizzare i farmaci antiretrovirali.
L’Africa.
Il Dott. David Rasnick, membro della Commissione Presidenziale
Sudafricana, ha descritto l’epidemia africana di AIDS con le seguenti parole:
"Se si smettesse di usare il test HIV l’epidemia africana di AIDS
scomparirebbe". Il WHO (World Health Organization) produce un bollettino
settimanale chiamato WER (Weekly Epidemiological Record) nel quale vengono riportati
i totali cumulativi di tutti i casi di HIV/AIDS registratati in ciascun paese
del mondo, totalizzati per paese e continente:
Bollettino n. 47 del 26 Novembre 1999 - totale casi HIV/AIDS registrati in Africa
dall’inizio dell’epidemia al Nov. 1999: 794.444
Bollettino n. 47 del 24 Novembre 2000 - totale casi HIV/AIDS registrati in Africa
dall’inizio dell’epidemia al Nov. 2000: 876.009
Come si vede i casi registrati in Africa negli ultimi dodici mesi sono 81.565.
Davvero poca cosa se si pensa che in Africa vivono 760 milioni di persone e
ne muoiono più di 10 milioni all’anno, di cui un milione per malaria.
Purtroppo il WHO preferisce dare evidenza alle stime, invece che ai dati ricevuti
dai paesi interessati, ed ecco allora comparire 30 milioni di malati e avviare
una crociata contro questo flagello biblico. L’epidemia vera è quella
di menzogne. In Africa esistono da sempre patologie tipiche della povertà
e molto diffuse: aggiungiamo il test che risulta tendenzialmente positivo in
presenza di una qualche patologia (vedere la lista dei fattori che possono causare
una risposta positiva al test HIV) e il gioco è fatto. Chi prima moriva
di tubercolosi o diarrea oggi muore di AIDS. Nessun problema, l’uomo bianco
dispone della medicina giusta. Ma è troppo costosa, i paesi africani
non possono permettersela. Nessun problema, l’uomo bianco ha anche la banca
mondiale e può concedere prestiti molto vantaggiosi per acquistare le
miracolose medicine occidentali.
La CIA.
Il 1 Maggio 2000 la Casa-Bianca ha dichiarato l’AIDS una
minaccia per la sicurezza nazionale, e ha dato con ciò mandato alla CIA
per gestire ufficialmente la faccenda. Viene spontaneo pensare che la minaccia
sia rappresentata dalla diffusione dell’epidemia negli USA, ma non è
cosi: i dati del CDC (Center for Disease Control) mostrano che i casi di AIDS
negli ultimi anni sono calati notevolmente, e sono circa il 30% rispetto al
picco degli anni 92/93. Il problema non è quindi la crescita del fenomeno,
ma, per quanto paradossale e grottesco possa apparire, l’esatto contrario,
la sua eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli interessi economici
politici e burocratici legati al virus HIV che la sua morte prematura potrebbe
sconvolgere parecchi equilibri:
- 100.000 ricercatori e medici, in buona parte americani, hanno carriere e stipendi
legati al virus.
- 93 miliardi di US$ (oltre 200.000 miliardi di lire) sono stati stanziati fino
ad oggi nei soli Stati Uniti per le ricerche sull’AIDS.
- più di 1000 associazioni raccolgono in totale migliaia di miliardi
di lire all’anno per aiutare i malati di AIDS.
- alcune decine di migliaia di miliardi di lire all’anno impinguano i bilanci
delle multinazionali del farmaco con la vendita dei farmaci "salvavita"
antiretrovirali e dei test HIV (ELISA, Western Blot, Viral Load)
- organismi come USAID (U.S. Agency International Development) UNAIDS (United
Nations AIDS program), WHO (World Health Organization), ricevono stanziamenti
annuali di migliaia di miliardi di lire per combattere l’AIDS. L’ONU
ha appena chiesto uno stanziamento di 20.000 miliardi di lire per affrontare
l’emergenza.
C’è da credere che tale virus sarà tenuto in vita artificialmente
per parecchio tempo. C’è anche da credere che la successione temporale
tra la lettera del Presidente Mbeki e l’annuncio della Casa Bianca non
sia pienamente casuale.
Terapie antiretrovirali.
Il DHHS (U.S.A. Department of Health and Human Services) ha dal
5 Febbraio 2001 modificato le direttive sanitarie relative all'utilizzo dei
farmaci antiretrovirali (Guidelines for the Use of Antiretroviral Agents in
HIV-Infected Adults and Adolescents), affermando che forse non è il caso
di utilizzarli su pazienti asintomatici non essendo chiaro se i "vantaggi"
bilanciano gli effetti tossici. Ha con ciò abbandonato una filosofia
terapeutica in auge dal 1987, anno in cui la FDA (Food and Drug Administration)
ha approvato l'utilizzo dell'AZT, filosofia riassunta nelle parole "hit
hard and hit early" (colpisci duro e colpisci presto) sulla base della
quale persone positive-al-test assolutamente sane, sono state messe in cura
con terapie a base di farmaci allungavita: spesso la morte è sopravvenuta
nel giro di pochi mesi. I nuovi indirizzi prevedono che la terapia venga prescritta
al presentarsi di qualche segno della malattia e non per la sola condizione
di sieropositività. Con ciò si ammette che il sieropositivo non
è più un malato e non corre alcun rischio. Si deve considerare
che il primo test HIV è stato introdotto nel 1984 ed in quell'anno sono
comparsi i primi sieropositivi destinati ad ammalarsi, si diceva allora, entro
1-2 anni. Col passare degli anni, e dell'invecchiamento in salute di sieropositivi
che hanno scelto di non assumere farmaci antiretrovirali e la cui vita si è
"allungata spontaneamente", il periodo di latenza si è dovuto
estendere inesorabilmente ed è adesso stimato in decine di anni. Esemplare
è la storia di Christine Maggiore positiva-al-test asintomatica dal 1992
quando i risultati di un test le cambiarono, giovanissima, la vita. Superato
il trauma della sentenza "da 5 a 7 anni di vita, trattamento con AZT da
subito", ha iniziato la sua personale via crucis tra un medico e l'altro,
finchè dopo circa un anno l'incontro con la dissidenza l'ha condotta
fuori dall'incubo. Da quel momento, sfuggita al sistema sanitario, ha dedicato
la sua vita alla causa: con altri positivi-al-test come lei ha fondato un'associazione
"Alive and Well" (vivi e vegeti) che ha lo scopo di fornire informazioni
a quelli che devono, come lei ha fatto, fare una scelta. Ha realizzato un sito,
ha scritto un libro, ha incontrato un uomo che ama, hanno avuto un bambino che
ora ha 5 anni. È sempre positiva-al-test. La sua vita valeva per Big
Pharma alcune decine di migliaia di dollari.
AZT.
L’AZT (Azidotimidina, Zidovudina, Retrovir) fu messo a punto
nel 1964 da un ricercatore della Cancer Foundation di Detroit, Jerome Horwitz
. E’ una forma alterata della Timina, uno dei quattro nucleotidi che costituiscono
i filamenti del nostro DNA. A differenza della Timina ha un solo legame per
cui sostituendosi al nucleotide originale impedisce l’aggiunta di ulteriori
nucleotidi al filamento in formazione interrompendo il processo di duplicazione
del DNA. Quindi l’AZT, impedendo alla cellula di copiare il proprio DNA
ne blocca il processo di duplicazione, e impedisce così la formazione
di nuove cellule. L’AZT non fa differenza tra cellule sane, cancerose o
virus. Per cui se da una parte può arrestare la duplicazione di quelle
malate o dei virus, dall’altra blocca tutti i processi vitali devastando
l’organismo. La sostanza si rivelò talmente tossica (letale) che
Horwitz neanchè ne chiese il brevetto, e archiviò la documentazione.
L’AZT usci dalla polvere nel 1986 e fu approvato dalla FDA nel 1987, dopo
una sperimentazione truffa (Vedi Poison by Prescription: The AZT Story –
John Lauritsen). Tra le conseguenza della somministrazione di AZT ci sono: distruzione
del sistema immunitario, distruzione del midollo osseo, distruzione dei tessuti
e della flora batterica intestinale, atrofia dei muscoli, danni al fegato al
pancreas alla pelle al sistema nervoso, linfoma. Della categoria degli pseudo
nucleotidi fanno parte oltre all’AZT i successivi 3TC (Epivir), D4T (Zerit),
ddC (Hivid), ddI (Videx) e ABC (Ziagen): il loro funzionamento è analogo,
così come le conseguenze. A partire dal 1996 all’utilizzo di un
singolo farmaco si è sostituito un "cocktail" di farmaci (HAART
– Highly Active Antiretroviral Therapy) unendo agli pseudo nucleotidi gli
inibitori della proteasi, un enzima necessario alla separazione di segmenti
proteici. In tal modo, ancora una volta si impediscono delle attività
biologiche necessarie sia alla formazione di nuove copie dei virus che al corretto
funzionamento delle nostre cellule, con effetti tossici devastanti. Fortunatamente
i dosaggi delle sostanze antiretrovirali sono stati alleggeriti nel corso degli
anni, e la somministrazione che era continuativa nei primi anni è oggi
a cicli: questo ha ridotto fortemente la mortalità dei soggetti trattati
allontanandola da una percentuale che è stata prossima al 100% per parecchi
anni.
Il virus che non è un virus.
Il virus HIV a voler esser precisi non è un virus ma un
retrovirus. La differenza è che i virus contengono DNA mentre i retrovirus
contengono RNA: questo è un codice di servizio utilizzato dai processi
cellulari per trasferire informazioni dal nucleo, dove risiede il DNA, ai ribosomi,
dove si assemblano proteine.
I retrovirus sono andati di moda negli anni 70/80 e ne sono stati
individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Tutti meno quello
HIV che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l’unico
mai isolato. Successive ricerche hanno confutato l’esistenza stessa dei
retrovirus: le strutture biochimiche ed i processi enzimatici che avevano giustificato
tale "scoperta" sono risultati appartenere alla cellula e non al presunto
ospite. Ma dimentichiamo per un pò la nostra precisazione.
Si sa che i virus vengono combattuti dal sistema immunitario.
Si sa che sono gli anticorpi ad identificare ed eliminare il virus, e si sa
che solo gli anticorpi che hanno già ottenuto dei successi sul virus
cominciano a duplicarsi incessantemente per costituire truppe specializzate
sufficientemente numerose per affrontare ed eliminare il nemico. Si sa quindi
che la presenza di anticorpi attesta la vittoria del sistema immunitario ed
il superamento della malattia. Questo è vero sempre, meno che per l’HIV.
Si sa che all’infezione segue l’incubazione, durante
la quale il virus si moltiplica rapidamente, fin quando la sua concentrazione
porta al manifestarsi della malattia e all’attivazione del sistema immunitario:
la prima battaglia è quella più difficile perché il nemico
si presenta in forze avendo potuto, ancora sconosciuto, moltiplicarsi indisturbato.
Dopo la prima sconfitta il virus può rimanere latente, guardato a vista,
ed eventuali successivi scontri si risolvono rapidamente a favore del sistema
immunitario: se c’è una battaglia che il virus può vincere
questa è la prima, come l’esperienza insegna. Questo è vero
sempre, meno che per l’HIV: in questo caso il virus viene sconfitto immediatamente
dal sistema immunitario senza neanche mostrare segni della propria presenza,
diventa latente per un tempo che può essere biblico, e si risveglia poi
con conseguenze nefaste senza che il sistema immunitario possa opporre la benchè
minima resistenza. Per spiegare questa sua particolare attitudine è stato
definito un "lentivirus".
Lo si è anche definito "elusivo" e "mutante"
per spiegare la sua capacità di non farsi individuare dagli scienziati
o eliminare dagli pseudo nucleotidi (AZT). Poi vista questa sua supposta capacità
si è potuto suggerire di utilizzare l’azione combinata di più
farmaci (il cocktail HAART) con vantaggi evidenti per le case farmaceutiche
che invece di farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora più
grande.
Il vaccino è una forma indebolita del virus di cui mantiene
le sembianze ma non l’intraprendenza: è insomma una specie di identikit
che si fornisce al sistema immunitario per consentirgli di selezionare e allertare
i suoi anticorpi migliori, quelli capaci di combattere con successo quel virus.
Se mai il virus si presenta il sistema immunitario è già pronto
e può agire rapidamente evitando l’insorgere della malattia. Il
male viene combattuto comunque dagli anticorpi, non dal vaccino che serve solo
per predisporre gli anticorpi giusti. Secondo la tesi ufficiale, tutti i soggetti
infettati dall’HIV sviluppano spontaneamente gli anticorpi entro 2-4 settimane
dall’infezione, tant’è che il test rileva proprio la presenza
di tali anticorpi. A cosa potrà mai servire un vaccino per l’HIV
è uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità.
Se poi consideriamo che questo virus è mutante il mistero si infittisce:
quale identikit verrà fornito al sistema immunitario? Se poi ci ricordiamo
che il virus HIV non è mai stato isolato allora possiamo solo pensare
al miracolo: l’identikit di una entità che nessuno ha mai visto.
Per avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati e sui documenti ufficiali si invita a visitare il sito www.ilvirusinventato.it, dal quale è stato tratto l’articolo.
Per sapere di più sulla teoria del Prof. Peter Duesberg: -ERESIA E CENSURA NELLA SCIENZA: IL CASO AIDS-, di Massimiliano Bucchi dell’Università di Trento.
visto su: www.pointovu.com
Articoli Correlati:
» Nessun commento
» Commenta la notizia
|