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Postato da Francesco
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domenica 25 dicembre 2005 |
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Pagina 1 di 3 Hong Kong: l’ennesimo sacrifico dei paesi del sud del mondo e dei popoli del mondo intero
  | | 18 dicembre 2005: Lamy annuncia che l’accordo è fatto. |
“La maggioranza dei paesi membri del WTO sono paesi in via di sviluppo. Poniamo le loro necessità e i loro interessi al centro del programma di lavoro adottato in questa Dichiarazione”.
Paragrafo 2 della Dichiarazione Ministeriale di Doha, 14 novembre 2001
Di Roberto Meregalli (
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) Beati i costruttori di pace – Rete di Lilliput - Tradewatch.it
Sei giorni di maratona negoziale all’Exhibition and Convention Centre di Hong Kong hanno condotto gli attuali 149 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio ad approvare una dichiarazione ministeriale che rida fiato all’asfittico Doha round, il ciclo di negoziati multilaterali, lanciato nel 2001 in Qatar con il dichiarato obiettivo di favorire un riequilibrio delle regole internazionali a favore dei paesi poveri.
Pascal Lamy, direttore generale dell’organizzazione, è dunque riuscito a condurre in porto una trattativa difficile, strappando un accordo sulla carta impossibile. Quali sono i punti principali su cui si basa il nuovo testo? Nella conferenza stampa finale Lamy li ha così elencati:
- una data di fine corsa per i sussidi all’esportazione
- un accordo sul tema del cotone
- un “solido accordo” per dare libero accesso (senza quote e senza dazi) ai prodotti esportati dalla categoria dei paesi meno sviluppati
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un “significativo accordo sulle modalità” del negoziato a agricolo e di quello sui prodotti industriali
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un testo concordato su come procedere nel negoziato sui servizi.
Un bel risultato, non c’è che dire, il direttore generale del WTO ha tutto il diritto di sorridere e alzare le braccia in segno di vittoria, ma per la maggior parte dei paesi membri e, soprattutto, per la maggior parte degli abitanti di questa terra, c’è poco da sorridere.
L’accordo di Hong Kong ignora totalmente le richieste formulate dai paesi meno sviluppati, così come quelle presentate dai paesi ACP e dal blocco dei paesi africani. A prevalere sono le posizioni euro-americane. Ignora soprattutto la vera natura dei problemi, a partire da quello agricolo per cui milioni di contadini, in ogni parte del mondo, sono scesi in piazza in questi giorni, ottenendo solo manganellate. Come dice il noto proverbio, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
La delusione è grande in chi aveva seguito i negoziati negli ultimi mesi e aveva visto crescere la consapevolezza e la preparazione delle delegazioni dei paesi in via di sviluppo. Quando nel penultimo giorno della conferenza si era visto lo storico incontro fra tutti i diversi gruppi che in seno al WTO rappresentano i paesi in via di sviluppo (G20, G33 e G90), era parso vicino il momento di un cambiamento o comunque della non accettazione di un ennesimo accordo al ribasso. Ma non è andata così e a leggere le 44 pagine finale non si può che rimanere con tanta amarezza.
Qui di seguito analizzeremo brevemente i vari punti concordati.
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Il commissario EU Mandelson, sorride nella conferenza stampa finale
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