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ott 30 2007
Finchè c'è guerra c'è speranza... Stampa
Postato da Redazione   
martedì 30 ottobre 2007
Non so quanti ricordino allo scoppio della guerra afgana, le molteplici minacce di Osama bin Laden. Tra le tante, ce ne fu una che puntualmente sta prendendo forma e che preoccupa non poco l'apparato sociale ed economico di molti paesi. Bin Laden, ammonì allora l'occidente profetizzando che la guerra sarebbe stata lunga e avrebbe coinvolto non solo bombe ed attentati, ma l'economia, quella di tutti i giorni, quella legata all'energia ed al petrolio. " quando il barile costerà 100 dollari allora si vedrà" minacciò lo sceicco, e a quei famigerati 100 dollari siamo molto vicini.
di Ferdinando Pellegrini da Articolo 21

Come ci si e' arrivati è sotto gli occhi di tutti: la guerra in Iraq, le tensioni mediorientali, il braccio di ferro con l'Iran, e in aggiunta ci si e' messo anche il cattivo tempo che sta bloccando, se pur temporaneamente, l'esportazione del petrolio messicano. A questo si aggiunga anche il corso socialpopulista del Venezuela, e del suo presidente, e il gioco e' presto fatto. Vale quindi la pena chiedersi, tutto ciò che e' successo, è una serie di pure coincidenze o dietro c'era già una strategia ben precisa che va oltre le torri gemelle? Il continuo aumento del prezzo del petrolio, se e' vero che appesantisce la crisi di molte economie, e' pur vero che per chi possiede pozzi, per le sette sorelle ( sono ancora sette?) per chi attraverso il mercato petrolifero, e indotto collegato, continua a rimpinguare le casse non e' poi un male così malvagio. E non è difficile pensare subito a quanti texani in questo periodo si stanno fregando le mani, visto il dollaro ad 1.44 rispetto all'euro e che se pur crea vantaggi alla vecchia Europa in fase di acquisto, per contro blocca qualsiasi velleità di esportazione. Il presidente Bush , ormai ad un passo dalla scadenza del suo mandato, e la sua corte, fatta per lo più di azionisti e padroni del vapore residuo dal bruciare di oro nero, stanno mettendo a punto l'ultima fase di una strategia che consenta loro di proseguire sulla strada dell'appropriazione indebita attraverso una politica che ha portato il mondo sull'orlo del disastro. Il capo dell'agenzia atomica, El Baradei, già alla vigilia della guerra in Iraq aveva fatto sapere che di armi atomiche il perfido Saddam non ne era in possesso, ed ora a proposito di Iran, sostiene che non vede un cammino di Teheran verso la bomba. Allora le varie commissioni ONU non riuscirono a bloccare l'attacco all'Iraq, il rischio è che ora non riescano a bloccare le continue minacce all'Iran. Un'altra guerra? E perché no, un vecchio film diceva...."finché c'è guerra c'è speranza", anche se per incassare bisognerà sacrificare migliaia di vite, a partire da quelle delle torri gemelle.
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