“A Washington non è un segreto che gli stessi personaggi dentro e attorno l'amministrazione Bush i quali hanno montato la vicenda irachena si stanno preparando a fare lo stesso con l'Iran. Il Pentagono, agendo dietro istruzioni dell'ufficio del vicepresidente Dick Cheney, h  a incaricato lo United States Strategic Command (STRATCOM) di elaborare un piano contingente da impiegare in risposta a un altro attacco terroristico contro gli Stati Uniti del tipo dell'11 settembre. Il piano include un attacco aereo su larga scala contro l'Iran, con l'utilizzo di armi sia convenzionali che nucleari tattiche [le “bunker busters”, ndt ]. In Iran ci sono più di 450 obiettivi strategici di primaria importanza, comprendenti numerosi siti sospetti per lo sviluppo di armi nucleari. Molti di questi sono rinforzati o sotterranei a grande profondità e non possono esser distrutti da armi convenzionali. Da qui l'opzione nucleare. Come nel caso dell'Iraq, la risposta non dipenderà dal fatto che l'Iran sia realmente coinvolto nell'atto terroristico diretto contro gli Stati Uniti. Diversi ufficiali di alto rango dell'Air Force implicati nella stesura del piano sono inorriditi di fronte alle implicazioni di quello che stanno facendo -la preparazione di un attacco nucleare non provocato contro l'Iran- ma nessuno è disposto a compromettere la propria carriera sollevando obiezioni” 1 [Philip Giraldi, “Deep Background”, The American Conservative , August 1, 2005, p. 27].
Le affermazioni di Philip Giraldi -ex membro della CIA e fonte fidata che
recentemente ha fornito informazioni sull'Iran a Seymour Hersh- sono un sasso
nello stagno dell'informazione riguardante la politica della Casa Bianca verso
l'Iran. Il lettore non può che rimanere incredulo di fronte alla prospettiva di
un nuovo attacco preventivo “non provocato” –Iraq docet- e sgomento di fronte
al “salto di qualità” rappresentato dall'impiego di armi nucleari tattiche a
complemento delle operazioni convenzionali. Già stordito dalle cronache di
quotidiano orrore in Iraq, può esser tentato dal desiderio di staccare la spina
e cullare l'illusione che la “guerra infinita” non avrà ulteriori capitoli. Ma
il pessimismo della ragione prende presto il sopravvento sull'ottimismo della
volontà, se si cerca di verificare lo “scoop” dell'ex agente della CIA.
Il piano cui si riferisce Giraldi è il “CONPLAN 8022” , già “svelato” da
William Arkin lo scorso 14 maggio sulle pagine del Washington
Post. Elaborato dallo STRATCOM (un tempo soltanto responsabile
dell'arsenale nucleare strategico, ma recentemente riformato e incaricato di
pianificare il “global strike” con opzioni sia convenzionali che nucleari) per
reagire alle minacce “imminenti” di Paesi come la Corea del Nord e l'Iran, il
“CONPLAN 8022” è stato completato nel novembre 2003. Il “contingency plan” ha
predisposto per la prima volta contro i due “rogue states” una capacità
offensiva e preventiva che combina i mezzi convenzionali con quelli nucleari,
quest'ultimi da usare nel caso l'intelligence suggerisca l'imminenza di un
attacco nucleare nemico contro gli Stati Uniti o per distruggere bunker
sotteranei. La sottile linea che separa le due opzioni -per non parlare della
affidabilità di cui ha dato prova l'intelligence nella vicenda delle “WMD”
irachene- rende drammaticamente probabile l'impiego di quella nucleare.
Il concetto di “ global strike” è stato sviluppato dall'Air Force sotto le
amministrazioni Clinton, nel tentativo di potenziare il potere aereo per
ridurre il dispiegamento di truppe terrestri. Ripreso dall'amministrazione
Bush, si è arricchito di ulteriori elementi nell'ambito del rinnovato STRATCOM,
in connessione con la Nuclear Posture Review che ha assegnato allo STRATCOM il
compito di elaborare un uso più flessibile dell'opzione nucleare in attacchi
contro l'Iraq, l'Iran, la Corea del Nord, la Libia , la Siria e la Cina.
A conferma della rotta impostata, all'inizio della scorsa estate il
segretario alla difesa Donald Rumsfeld ha approvato un top secret “Interim
Global Strike Alert Order” che chiama le forze armate a mantenersi pronte ad
attaccare Paesi ostili che stanno sviluppando armi di distruzione di massa
(Corea del Nord e, in primis, Iran). Due mesi dopo, il Luogotenente Generale
Bruce Carlson, comandante dell'8° squadrone dell'Air Force, ha riferito ai
media che la sua flotta di bombardieri B-2 e B-52 aveva cambiato i piani
operativi per eseguire il compito assegnato: “We're now at the point where we
are essentially on alert… We
have the capacity to plan and execute global strikes… in half a day or less”.
Dal punto di vista militare, non è davvero un segreto quali siano i
programmi dei “falchi” per l'Iran. Mentre la macchina bellica viene messa a
punto, la diplomazia –in attesa del fallimento dei negoziati della troika
europea- non ha ancora dato il via alla sua offensiva, smentendo le previsioni
sul timing della crisi avanzate da osservatori come Scott Ritter.
Indubbiamente i problemi in Iraq e la critica ai motivi addotti a sostegno
della guerra hanno consigliato all'amministrazione Bush di non ripetere la
campagna propagandistica nei termini del 2002-03.
Ma un nuovo attacco terroristico catastrofico sul suolo americano potrebbe
traumatizzare e caricare d'odio uno largo settore dell'opinione pubblica,
aprendo una nuova finestra di opportunità per attaccare l'Iran. L'attentato
sarebbe immediatamente seguito da una massiccia operazione mediatica tesa a
dimostrare il legame dell'Iran con il terrorismo. L'idea che Teheran sia
l'ispiratrice del terrorismo globale è già apparsa negli scritti di
neoconservatori come Michael Ledeen, Kenneth Timmermane
altri.
C'è anche chi, come Jerome R.
Corsi, agita lo spettro della inevitabilità di un nuovo 11/9 nucleare, una
volta che l'Iran avesse ottenuto l'atomica. Nello scenario descritto nel suo
“Atomic Iran: How the Terrorist Regime Bought the Bomb and American
Politicians”, una bomba iraniana da 150 kilotoni distrugge New York uccidendo
all'istante 1,5 milioni di persone. Purtroppo è una ipotesi da non escludere
-evocata da Kofi Annan nell'apertura dei lavori della (fallita) conferenza di
revisione del trattato NPT- ma in questo caso è utilizzata a scopi
propagandistici.
Poiché un nuovo attacco terroristico contro gli Stati Uniti è, secondo gli
esperti, praticamente inevitabile, la Casa Bianca , con l'aiuto di Bin Laden,
avrà un pretesto per lanciare un attacco contro l'Iran. E' probabile che
otterrà l'approvazione del Congresso, ma potrebbe anche agire autonomamente per
autodifesa. Le conseguenze sono difficilmente immaginabili: guerra di civiltà
con l'Islam, inasprimento del terrorismo internazionale, reazione di Russia e
Cina... Nessuno è pronto a rischiare la carriera per prevenire una guerra
nucleare, ma sarebbe il primo passo per evitare agli Stati Uniti la discesa
agli inferi. Seguiti da tutta l'umanità.
di Gabriele Garibaldi da: http://www.megachip.info
1 “In Washington it is hardly a secret that the same
people in and around the administration who brought you Iraq are preparing to do the same for Iran . The Pentagon, acting under
instructions from Vice President Dick Cheney's office, has tasked the United
States Strategic Command (STRATCOM) with drawing up a contingency plan to be
employed in response to another 9/11-type terrorist attack on the United States . The plan includes a large-scale
air assault on Iran employing both conventional and
tactical nuclear weapons. Within Iran there are more than 450 major
strategic targets, including numerous suspected nuclear-weapons-program
development sites. Many of the targets are hardened or are deep underground and
could not be taken out by conventional weapons, hence the nuclear option. As in
the case of Iraq , the response is not conditional
on Iran actually being involved in the act of
terrorism directed against the United States . Several senior Air Force officers
involved in the planning are reportedly appalled at the implications of what
they are doing--that Iran is being set up for an unprovoked nuclear attack--but
no one is prepared to damage his career by posing any objections”.
Aggiornamento del 12 -09-2005
IL PENTAGONO AGGIORNA LA DOTTRINA DEL 'FIRST STRIKE' NELLA GUERRA PREVENTIVA
WASHINGTON - La guerra preventiva potrà anche essere nucleare.
Lo dice il Pentagono che nel quarto anniversario della strage delle
Torri Gemelle ha aggiornato la strategia del first strike o primo colpo
atomico. Secondo la nuova dottrina, il Pentagono potrebbe
sferrare attacchi nucleari preventivi contro chi minaccia gli Stati
Uniti con i loro alleati o con armi di sterminio di massa(quelle di
Saddam?! Ndkla), o contro un "nemico"che anche soltanto le nascondesse
nel proprio territorio. (...)Stabilisce che gli attacchi devono essere autorizzati dal presidente.
Lo ha rivelato ieri il Washington Post, mentre l'America ricordava le vittime dell'11 settembre del 2001. (...)
Corriere della Sera
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