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dic 12 2005
Una bomba sull'inchiesta Stampa
Postato da Francesco   
martedì 13 dicembre 2005
Gibran TueniUcciso a Beirut il giornalista Gibran Tueni, mentre si attendono i risultati dell'inchiesta Hariri

Lunedì mattina il boato di un'autobomba ha svegliato Beirut, ricordando ai libanesi che l’incubo degli omicidi mirati è tutt’altro che finito.

Una notte molto buia. La vittima è il giornalista e deputato Gibran Tueni, noto per le sue posizioni antisiriane e dirigente del quotidiano progressista Al Nahar, il giorno.

Secondo la polizia l’esplosione, avvenuta nel sobborgo industriale di Mkalles, nella capitale, è stata così potente da scaraventare fuori strada l’auto blindata del giornalista, provocando anche la morte del suo autista e di un passante, oltre al ferimento di trenta persone.


La notizia è volata di bocca in bocca, e in breve tempo una folla spontanea, composta in gran parte da studenti, si è raccolta fuori dalla sede del giornale, nel centro di Beirut, per protestare e piangere la scomparsa dell’uomo, “l’unico - a loro avviso - che diceva la verità”. Molte proteste si sono levate anche dal fronte politico, in particolare dal leader dei drusi libanesi Walid Jumblatt, secondo cui Gibran Tueni era “la voce della libertà”. Jumblatt sostiene che lo scopo della bomba era “ mettere a tacere una voce che aveva cercato i responsabili dell’omicidio di Hariri”, per poi concludere che “Questo è un nuovo messaggio da parte dei terroristi”. L’omicidio di Tueni si inserisce nella scia di attentati che negli ultimi mesi hanno colpito esponenti dell’opposizione libanese e giornalisti, molti dei quali in questi mesi si sono espressi pubblicamente contro l’ingerenza siriana sul Libano. Tra di loro anche Samir Kassir, un altro giornalista di an Nahar, ucciso a giugno. Da febbraio ad oggi gli attentati contro attivisti antisiriani sono stati 14. L’attentato di ieri è stato rivendicato da un gruppo sconosciuto: “Combattenti per l’unità e la libertà dell’oriente”. Nel loro comunicato si legge: “Abbiamo rotto la penna di Gibran Tueni e trasformato al Nahar (il giorno), in una notte molto buia”.
 
La scena dell'attentatoAccuse dovute o strumentali? Quando sul lungomare di Beirut un’autobomba falciò la vita dell’ex Primo Ministro libanese, Rafiq Hariri, Gibran Tueni si trovava tra la folla che riempiva le strade per manifestare il proprio sdegno. Tueni fu anche al centro delle manifestazioni di piazza che, in aprile, portarono al ritiro dal Libano dell’esercito siriano, e in giugno venne eletto come deputato al parlamento nazionale. Tueni temeva per l’incolumità propria e della sua famiglia, e per questo passava la maggior parte del tempo in Francia, da dove era tornato proprio il giorno prima dell’attentato. Diversi membri del parlamento hanno minacciato le dimissioni se il governo non chiederà una nuova inchiesta delle Nazioni Unite “sui reiterati crimini del regime siriano”. Il ministro dell’Informazione siriano Dakhlallah ha negato il coinvolgimento del governo di Damasco nell’attentato, attribuendolo a generici “nemici del Libano”. Le accuse contro il regime siriano sono state giudicate strumentali anche dal presidente Assad, che in un’intervista alla Tv russa ha ribadito la propria estraneità anche all’omicidio Hariri, aggiungendo che lo scopo delle accuse è quello di imporre delle sanzioni contro il suo Paese, che destabilizzerebbero l’intero Medio Oriente”. Anche il direttore del quotidiano del Baath in Siria ha condannato l’attentato, e ha sostenuto che sia stato “organizzato per danneggiare la Siria, proprio dopo che questa aveva cooperato con l’inchiesta internazionale”.
 
Sostenitori di Gibran Tueni
Il rapporto Mehlis. Questo omicidio e le accuse che sono state mosse, hanno l’effetto di alzare la tensione sul Libano in un momento particolarmente delicato, all’indomani della consegna dei risultati dell’inchiesta Hariri. Domenica, il procuratore tedesco Mehlis ha incontrato Kofi Annan per consegnare le prove raccolte a carico del regime di Damasco, un dossier che nei giorni precedenti era stato messo in dubbio perché uno dei testimoni aveva ritrattato la propria testimonianza. Il rapporto non è ancora pubblico, ma Detlev Mehlis ha annunciato una sostanziale conferma dei risultati parziali, divulgati a ottobre. Al di là del disaccordo sulla cooperazione delle autorità siriane nell’inchiesta, incompleta secondo Mehlis, completa secondo gli interessati, le conclusioni comprovate dalla commissione sono le seguenti:

- Gli assassini disponevano di considerevoli risorse e capacità. 
- Le prove mostrano un coinvolgimento di Siria e Libano.
- L’omicidio era stato programmato per mesi.
- Hariri era controllato e seguito.
- È altamente improbabile che gli alti ufficiali dell’intelligence siriana e libanese fossero all’oscuro del piano.
 
\n Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo &titolo=Una bomba sull'inchiesta','scrivi','width=400,height=400')' target='_self' >Naoki Tomasini

fonte: http://www.peacereporter.net
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