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di Marco Cedolin - ricevuto via email -
Nel leggere il programma elettorale del “nuovo” sindaco di Torino Sergio Chiamparino, recentemente sottoscritto anche da Rifondazione Comunista e dai Verdi la prima sensazione che traspare è quella di trovarsi di fronte ad un testo assolutamente privo di qualsiasi idea che possa anche vagamente essere riconducibile ad un pensiero di sinistra.
Non a caso il centro – destra sta incontrando soverchie
difficoltà nel proporre un candidato ed un programma alternativo a
quello di Chiamparino che ricalca con precisione certosina tutti gli
intendimenti che dovrebbero essere appannaggio della destra liberista.
Ma entriamo nel dettaglio e vediamo i punti salienti di un programma
che è stato in grado di agglutinare intorno a sé tutta la sinistra
torinese.
Dopo i ringraziamenti di rito a tutti coloro che hanno contribuito allo
scempio economico ed ambientale compiuto nel nome delle Olimpiadi
Invernali e volto a rimpinguare le tasche di una società privata quale
il Toroc, il testo passa a descrivere quale mirabolante meraviglia sia
la nuova linea metropolitana e come i cantieri olimpici e del metrò
siano riusciti a creare nuova occupazione in città. Peccato che a
questo riguardo uno studio compiuto dalla CGIL abbia constatato che
solo l’11% degli appalti olimpici sono stati affidati a società locali.
La crisi economica di Torino viene poi ricondotta ad un presunto
divario strutturale della stessa città (senza menzionare i termini di
confronto di questo presunto divario) che secondo le illuminate parole
di Chiamparino “ha a lungo sofferto del fatto di non essere inserita
nei principali assi di comunicazione” (senza fare parola riguardo a
quali fantomatici assi ci si stia riferendo).
Si esalta la “modernizzazione strutturale” partendo dai collegamenti ad
Alta Capacità con Milano, con la Francia (Torino Lione) e con Genova
(Terzo Valico).
Riguardo alla Torino – Lione se ne ribadisce la strategicità, connessa
a quella del fantomatico Corridoio 5, si fa riferimento al collegamento
di Corso Marche (fino ad oggi vero e proprio progetto fantasma) si
fantastica di un improbabile arrivo dei treni ad Alta Velocità nella
stazione di Porta Susa e si attribuisce al progetto TAV il merito di
ridurre il traffico della tangenziale (come?) e di riqualificare l’area
ovest della città (a questo proposito ho riletto almeno 3 volte e c’è
scritto veramente “riqualificare”).
Le decisioni riguardanti l’intero progetto Torino – Lione vengono
comunque demandate all’Osservatorio istituito da Palazzo Chigi,
deputato a valutare le “compatibilità ambientali ed economiche
dell’opera” e non l’opportunità di costruire l’opera stessa. Tale
Osservatorio deciderà se vi sono ragioni per cui si consiglia una
“revisione” del progetto o se i lavori possono essere avviati con
eventuali modifiche. L’ipotesi che l’opera possa non venire costruita
non è dunque neppure presa in considerazione.
Ci si vanta dell’operazione, portata avanti insieme con Regione e
Provincia, che ha portato ad acquisire 300.000 mq. di aree a Mirafiori
e 600.000 mq al Campo Volo di Collegno, dando una patente di liceità
all’ennesima sovvenzione pubblica elargita al Gruppo Fiat, attingendo
dalle tasche del contribuente.
Si favoleggia di “filiere produttive” quanto di un impalpabile
“rilancio industriale del terziario” tutte cose che a Torino non si
riescono neppure ad immaginare con l’ausilio della più fervida fantasia.
Seguono amenità varie sulla storia della città, fino a tornare a
dissertare delle Olimpiadi e dell’orgoglio della nostra “torinesità”
che, per quanto possa ritenersi immagine suggestiva risulta invero
ipocalorica e poco adatta a riempire il desco di tutti i torinesi che
non riescono ad arrivare alla fine del mese. Anche se comprendo bene
che quella delle “famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese”
sia stata un’immagine pregnante deputata a campeggiare solo sui
manifesti elettorali e destinata a cadere nel dimenticatoio dopo la
chiusura delle urne.
Si parla di transizione dalla “Città – Fabbrica alla Città – Comunità di attività e persone” dimenticando di entrare
nel merito delle attività lavorative (lui le chiama opportunità) che
dovranno prospettarsi alle persone ormai private della fabbrica.
Operatori di call center? Portatori di pizze a domicilio?
Volantinatori? Distributori di elenchi telefonici? Consulenti
finanziari? Promoters? Eterni apprendisti? Precari a progetto?
Si promette d’investire nelle “attività con forti contenuti di ricerca
e servizi avanzati” come l’automotive, l’aerospazio, (nuove sovvenzioni
al gruppo Fiat) il design, il multimediale, le biotecnologie, la
meccanica strumentale, senza tener conto che tali attività hanno
debolissime ricadute in termini di ritorno occupazionale, mentre
l’incremento dell’occupazione dovrebbe essere un obiettivo prioritario
di qualunque amministrazione.
Si prospetta la revisione del piano regolatore, nell’ottica di
“favorire lo sviluppo di piani di riqualificazione adatti alle nuove
esigenze della vita contemporanea” e al di là delle riflessioni su
quali possano essere queste nuove esigenze, emerge la volontà di
costruire un trampolino per innumerevoli attività di speculazione
edilizia. Per entrare nel merito delle operazioni che vengono ventilate
fra Passante Ferroviario e varie Spine della città ci vorrebbe un libro
intero e forse non basterebbe ancora.
Nel novero delle buone intenzioni spicca anche l’ambizioso traguardo di
raggiungere entro il 2011 i 4 milioni di turisti/anno, ma gli strumenti
attraverso i quali raggiungere questo obiettivo (fiere e congressi)
appaiono alquanto sottodimensionati ed il turismo poco si confà ad una
città trasformata in un immenso cantiere a cielo aperto.
Il potenziamento del commercio attraverso l’attuazione del “Piano dei
mercati” i “progetti di formazione dei commercianti” la riscoperta dei
negozi e delle botteghe storiche ed altre amenità sui generis, non
tengono conto dell’egemonia ormai incontrastata che ha assunto la
grande distribuzione e del trattamento di favore che l’amministrazione
deputa da sempre alla proliferazione e crescita dei grandi centri
commerciali.
Nel paragrafo dedicato al “Lavoro e al Capitale Umano” (termine usato
quando si ha paura di chiamare i lavoratori con il loro vero nome) si
parte con il panegirico della “formazione” quale unico strumento in
grado di coniugare lo sviluppo economico e l’inclusione sociale.
L’unico obiettivo sembra quello d’innalzare il livello medio
d’istruzione della popolazione giovanile (Moratti docet) essendo da
ricercarsi nel deterioramento delle competenze la causa della
disoccupazione. Purtroppo le cause della disoccupazione sono da
ricercarsi nel deterioramento del mondo del lavoro, nella flessibilità
esasperata, nella delocalizzazione delle imprese nostrane e non nel
decadimento delle competenze, ma il buon Chiamparino finge di essere
totalmente all’oscuro della realtà.
Il resto del capitolo è un vero e proprio inno al lavoro flessibile, al
mercato dell’interinale ed alle varie sfaccettature di quell’abominio
socio/culturale che è rappresentato dalla legge 30.
Tornando ai trasporti si prospetta poi entro il 2010 il completamento
del Passante Ferroviario e il passaggio dello stesso sotto la Dora, il
proseguimento dei lavori della metropolitana, un improbabile sviluppo
dell’aeroporto di Caselle e l’innata propensione ad investire risorse
unicamente nel cemento e nel tondino.
Si prospettano investimenti anche nell’ambito dei Grandi Eventi e della
cultura, anche se il concetto di “cultura” che appartiene al buon
Chiamparino è a dir poco alquanto singolare. Anche in questo caso
infatti la “cultura” si rivela quella del cemento e del tondino,
perseguendo l’edificazione di infrastrutture deputate ad ospitare musei
e quant’altro, più che la qualità di ciò che dovrà “riempire” le nuove
infrastrutture. Sempre in questo ambito sarà inoltre necessario trovare
una destinazione d’uso per i vari palazzetti edificati senza parsimonia
alcuna in occasione dell’evento olimpico che oggi rischiano di
palesarsi quali monumenti all’inutilità.
Il Capitolo più “comico” è quello dedicato all’ambiente, dove arrampicandosi sugli specchi si cerca di conciliare
ciò che non è assolutamente conciliabile. Un cantiere a cielo aperto
non sarà mai funzionale alla qualità della vita dei cittadini, ma si fa
di tutto per negare questa lapalissiana evidenza.
Si prospettano monitoraggi dell’inquinamento elettromagnetico, si
esaltano le virtù del teleriscaldamento, si ventilano nuove norme
edilizie in materia energetica, si pretende di diminuire il problema
rifiuti attraverso la raccolta differenziata (e non affrontandolo dove
esso s’ingenera, attraverso il riciclo, gli incentivi agli imballaggi
riutilizzabili, la razionalizzazione dei consumi).
Si tributano virtù miracolistiche al nuovo termovalorizzatore, senza
fare menzione del carico di diossina e metalli pesanti che a causa di
questa scelta ricadranno sul territorio circostante.
Viene prospettata la creazione di 8 milioni di mq. di aree verdi nei
prossimi 10 anni, dimenticando di citare quanti milioni di mq di aree
verdi verranno distrutte dal cemento nello stesso periodo.
Segue anche un paragrafo nel quale si spiega dettagliamene cosa
significa “qualità della vita” e come detta qualità dipenda da “un
modello di welfare che faccia lavorare in rete i vari attori locali,
ricercando una sintesi fra sussidiarietà verticale e sussidiarietà
orizzontale, attraverso strumenti di programmazione partecipata”.
Non chiedetemi il senso esplicitato da questa frase e da altre sui
generis che la seguono nel programma, credo semplicemente che ad un
certo punto l’estensore dello stesso si sia trovato in difficoltà per
mancanza di argomenti ed abbia inteso allungare il brodo attraverso
veri e propri esercizi sillabici arzigogolati e belli a vedersi ma
drammaticamente privi di qualunque contenuto.
Dopo alcuni cenni dedicati al problema dei senzatetto, ai disabili e
agli extracomunitari, dopo aver promesso ai “cittadini di domani”
(bambini di oggi) un vero e proprio eldorado fatto di asili efficienti
a basso costo, impianti sportivi di ogni genere e foggia e magari pure
un lavoro interinale quando ne avranno l’età, si passa ad affrontare
anche il tema della sicurezza che si limita a ripetere pedissequamente
le frasi che sentiamo ogni giorno al telegiornale.
Se non fosse per comprensibili esigenze di “partito” credo che ogni
politico di centro – destra sarebbe felice di votare un programma di
questo tipo e nominare Sergio Chiamparino quale “candidato unico” a
sindaco di Torino, dal momento che egli è riuscito ad interpretare il
pensiero tanto caro alla Casa della libertà ed alla grande
imprenditoria meglio di chiunque altro.
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