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gen 11 2006
Il capitalismo non ha bisogno della democrazia Stampa
Postato da Francesco   
giovedì 12 gennaio 2006

di Robert B. Reich (Common Dreams)
Il caso cinese dimostra come non necessariamente il capitalismo abbia bisogno della democrazia. La linea che divide le nazioni del mondo non è più quella tra capitalismo e comunismo, ma quella tra democrazia e autoritarismo.

Ricorderete quando il mondo era diviso in comunismo e capitalismo, e quando i cinesi erano comunisti. I cinesi continuano a chiamare se stessi comunisti, ma ora sono anche capitalisti.

Infatti, provate a visitare la Cina oggi e vi troverete di fronte al paese capitalista più dinamico del mondo. Nel 2005, ha ottenuto il record di crescita interna tra le maggiori economie mondiali.

La Cina è il centro mondiale delle manifatture. Si sta muovendo velocemente anche verso le vette dell'alta tecnologia. Già laurea ogni anno più ingegneri informatici degli Stati Uniti.

Le città cinesi prosperano. Ci sono più gru di costruzioni oggi in Cina che in tutti gli Stati Uniti. Le super autostrade cinesi pullulano di auto moderne. I suoi porti e i suoi aereoporti sono all'avanguardia mondiale. I centri di ricerca cinesi sono tra i più avanzati ed efficienti. Al tasso di crescita attuale, nel giro di trent'anni la Cina sarà la prima economia del mondo.

Comunismo, quello alla base del principio della comunanza dei beni? State scherzando? Il gap tra Cina ricca e Cina povera si sta aprendo in una voragine. Gli investitori, gli innovatori, e gli industriali cinesi se la passano piuttosto bene. Vivono in lussuosi complessi residenziali le cui strade sono segnate da McMansions. Frequentano rinomati ristoranti, si rilassano in hotel da cinque stelle. La Cina povera vive in maniera diversa. Mao Tse Tung si sta rivoltando nella tomba.

Quindi dove sono i comunisti cinesi? Sono al governo. Il partito comunista in Cina è l'unico partito esistente. In Cina non c'è libertà di parola o libertà di stampa. Non si tollerano i dissidenti. Le autorità possono arrestare e imprigionare le persone che minacciano la stabilità, per usare la definizione del partito. Chiunque osi protestare viene trattato brutalmente. Non ci sono libertà civili, non ci sono organizzazioni sindacali, nessun centro politico alternativo al partito comunista.

La Cina mostra come la linea che divide le nazioni del mondo non sia più quella tra capitalismo e comunismo. Il capitalismo ha trionfato. La reale divisione non è più di tipo economico. È politica. E divide tra democrazia e autoritarismo. La Cina è un'economia capitalista presieduta da un governo autoritario.

Per anni abbiamo dato per scontato che capitalismo e democrazia andassero a braccetto. Abbiamo creduto che non si potessero scindere. Questo è uno dei motivi per cui la politica statunitense nei confronti della Cina è stata quella di incoraggiarne il libero commercio, gli investimenti diretti, i mercati aperti. Man mano che la Cina diventa più prosperosa ed integrata nei mercati globali – i politici americani pensavano – diventerà anche più democratica.

Bene, forse siamo stati un po' ingenui. È vero che la democrazia ha bisogno del capitalismo. Provate a citare una qualsiasi democrazia del mondo che non sia caratterizzata da un'economia capitalista. Affinché la democrazia si concretizzi ci devono essere centri di potere esterni al governo centrale. Il capitalismo decentralizza il potere economico, e così fornisce la base privata in cui la democrazia può costituirsi.

Ma il caso cinese dimostra che l'inversione 'il capitalismo ha bisogno della democrazia' può non essere così vera. La vasta diffusione del potere economico del capitalismo offre sufficienti motivi agli investitori per assumersi rischi finanziari propri. Ma, come mostra la Cina, il modello capitalista non necessariamente assicura protezione a coloro che si assumono rischi esprimendo le proprie opinioni.


Robert Reich è professore di scienze politiche alla Goldman School dell'Università di Berkeley. È stato consulente di tre amministrazioni Usa. I suoi articoli vengono pubblicati da 'The New Yorker', 'The Atlantic Monthly', 'The New York Times', 'The Washington Post' e 'The Wall Street Journal'. È co-fondatore della rivista 'The American Prospect'.


Sulla Cina Nuovi Mondi Media ha pubblicato CINA SpA – LA SUPERPOTENZA CHE STA SFIDANDO IL MONDO, di Ted C. Fishman.

 


Fonte: http://www.commondreams.org/views06/0110-42.htm
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er Nuovi Mondi Media

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