di Nino Criscenti da Articolo21
A chi serve la sfilata di politici ogni giorno, nei
telegiornali? A che cosa serve? Sicuramente alla propaganda, all'informazione
non direi: in quelle dichiarazioni non c'è traccia di notizie, l'unica cosa che
si viene a sapere è come la pensa la rispettiva parte politica. Ma raramente
questa è una notizia, il più delle volte la posizione è scontata e arcinota.
Naturalmente questo non preoccupa il dichiarante che ha un solo obiettivo:
quello della visibilità sua e della parte che rappresenta. Ma il prezzo che si
paga, alla sequela quotidiana delle dichiarazioni di politici nei TG, è
piuttosto alto.
Intanto è spazio che viene sottratto all'informazione
vera e propria, minuti preziosi se ne vanno in dichiarazioni dalle quali, come
ha rilevato tempo fa Sergio Lepri proprio su Articolo 21, è assente il
valore aggiunto della professione giornalistica. Quelle dichiarazioni sono come
autogestite da chi le fa e anzi le sollecita. Se fossero ufficialmente
autoprodotte e inviate ai tg in copia sarebbe più onesto. Non c'è neppure la
prima domanda, figuriamoci la seconda. Quello che c'è, in video e audio, è un
virgolettato che molto raramente si ritrova il giorno dopo sui quotidiani.
Dichiarazioni senza storia e spesso senza cronaca. E non c'è argomento che
sfugga, fosse anche il più tecnico. Ebbene, bisogna avere il coraggio di dire
che non sempre è utile far parlare i politici. Ci sono temi su cui è
fondamentale conoscere le diverse posizioni e ci sono fatti che vanno invece
analizzati per quello che sono. L'Alitalia per esempio: fin dalla conferenza
stampa del premier il 28 agosto scorso, abbiamo quasi esclusivamente assistito
allo spettacolo delle dichiarazioni. Finché non è arrivato Report a
fare informazione. Benissimo, ma è il telegiornale che deve fare informazione
perché è il telegiornale che fa da fonte per la stragrande maggioranza degli
italiani.
La questione Alitalia è stata l'ennesima occasione
perduta. C'erano tante notizie importanti da offrire. Gli esuberi, per esempio:
quanti con la CAI e quanti con l'Air France? La cessione all'Air France sarebbe
costata di meno o di più ai lavoratori, agli azionisti, ai possessori di
obbligazioni? E la dimensione della nuova compagnia? quante tratte, quanti voli,
quanti scali? Che cosa ha firmato la CGIL? Lo stesso accordo già firmato dagli
altri? Quanti spettatori dei telegiornali hanno saputo che la CGIL ha firmato
dopo aver ottenuto modifiche sostanziali, al punto che le altre confederazioni
sono tornate a firmare? A quanti è stato detto che tra quelle modifiche c'erano
concessioni fondamentali come l'assunzione di mille precari oppure lo scatto
dell'orario notturno alle 20 invece che alle 24? Non abbiamo avuto ricostruzioni
di circostanze, esposizioni di dati, testimonianze di protagonisti, opinioni di
specialisti, ma carrellate di dichiarazioni. Col risultato di ridurre la
questione Alitalia a una bega politica.
Allo spettatore, privato dell'informazione e imbottito
di dichiarazioni, non resta che schierarsi. Ognuno si ritrova nella
dichiarazione del proprio politico di riferimento, e tutto finisce lì. Che altro
si può fare se non si ricevono le coordinate per prendere una posizione sul
fatto? In un quadro del genere potrà mai crescere un'opinione pubblica?
quell'opinione pubblica di cui sentiamo tanto la debolezza, anzi la mancanza.
C'è stato un tempo in cui i politici non parlavano al
telegiornale, si vedevano muovere la bocca ma non si sentivano, in redazione li
chiamavamo "i pesci nell'acquario", era il giornalista, voce fuori campo, che
riassumeva e parlava per loro. Nessuna nostalgia per quegli anni. Ma è ora di
dare la voce ai politici quando serve e non al posto dell'informazione. Negli
ultimi tempi è purtroppo passata l'idea che fare informazione sulle questioni
non solo politiche ma anche economiche e sociali, sia dare la parola ai
politici. E che l'onestà e la professionalità stia nel darla a tutti. Non è vero
ed è ora di dirlo e di abbandonare questa sorta di giornalismo-sineddoche, in
cui si prende una parte - la dichiarazione del politico - per il tutto.
Ritornare al mestiere, assumendosi fino in fondo la propria responsabilità
professionale. Ritornare all'analisi del fatto, all'indagine, all'illustrazione
del caso, dando gli elementi per capire come stanno le cose. Forse così facendo
ritroveremo il senso del nostro lavoro e chissà che non diamo una mano a
recuperare lo spirito pubblico del Paese.
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