Ogni
giorno milioni di persone prendono almeno uno fra le migliaia di
medicinali in commercio; farmaci che, dopo aver svolto la loro azione
curativa, vengono eliminati, per lo più con le urine.
A questo
punto ci dimentichiamo di loro. In realtà i principi attivi, più o meno
metabolizzati dall’organismo, finiscono nell'ambiente e vanno ad
inquinare acque di scarico, fiumi e suolo, dove restano per anni.
Non è il delirio di un ambientalista esagitato, ma l'argomento di una
disciplina, l'ecofarmacologia, nata appena un paio di anni fa, già tema
della conferenza d'apertura del congresso della Società internazionale
di Farmacovigilanza, che si terrà a Manila a metà ottobre.
Un
settore nuovo fin dal nome, coniato per indicare lo studio dei rischi
ambientali (di conseguenza, per gli animali e l'uomo) connessi
all'impiego dei medicinali su larga scala.
ANALISI DELLE ACQUE
Specialisti che, per
cominciare a capirci qualcosa, hanno provato a dosare antibiotici,
analgesici, sedativi, antiipertensivi e altri farmaci di largo consumo
in acque reflue, fiumi e falde acquifere. I risultati lasciano poco
spazio ai dubbi: una ricerca apparsa qualche tempo fa sulla rivista
«Lancet» dimostra che tutti i medicinali usati in abbondanza,
specialmente quelli per terapie croniche, sono presenti nell'ambiente
in quantità misurabile.
L'autore è Roberto Fanelli, responsabile
del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Istituto Negri di Milano, che
precisa: «Si tratta di concentrazioni basse, dell'ordine dei nanogrammi
per litro (miliardesimi di grammo).
Anche per questo non è facile
identificare uno per uno i farmaci presenti nell'ambiente; come se non
bastasse, il numero di molecole riscontrabili in un campione di acqua o
suolo è elevatissimo e i metodi di rilevazione, basati sulla
spettrometria di massa, sono complessi».
Nonostante queste
difficoltà, studiosi italiani, inglesi, francesi e tedeschi, negli
ultimi tre anni hanno dimostrato che i corsi d'acqua europei portano in
mare medicinali come diclofenac, ibuprofen (anti-infiammatori),
propanololo (abbassa la pressione), antidepressivi e antibiotici.
«Oggi
le ricerche si stanno concentrando sui medicinali che, non degradati,
possono accumularsi con maggior facilità» aggiunge Fanelli.
CIRCUITO CHIUSO
Il nostro organismo metabolizza dal 30 al 70% dei farmaci che
ingeriamo, trasformandoli in composti il più delle volte innocui; il
resto della dose somministrata però finisce nelle orine intatta e
ancora in grado di agire.
Da qui i medicinali proseguono il loro
viaggio verso i depuratori delle acque reflue e poi in fiumi, laghi e
mari, ma durante il percorso le occasioni per inquinare un po'
dappertutto si sprecano: i fanghi derivati dagli impianti di
depurazione vengono spesso riciclati come concimi agricoli e le acque
fluviali sono utilizzate per l'irrigazione dei campi.
E non c’è
solo l’impiego umano dei farmaci: in agricoltura e nell'allevamento
degli animali si utilizzano antibiotici, ormoni, antiparassitari che
finiscono nel terreno e da qui filtrano nelle falde acquifere.
Ma
l'ecosistema non è a compartimenti stagni: i farmaci rientrano nella
catena alimentare perché passano dal suolo nell'erba mangiata dagli
animali o alla frutta e alla verdura che arriva sulle nostre tavole.
Oppure,
più semplicemente, li beviamo perché fiumi e falde acquifere
sotterranee servono ad alimentare gli acquedotti cittadini e le riserve
di acqua potabile.
I RISCHI
Farmaci e droghe che ingeriamo così, del tutto inconsapevolmente, possono essere pericolosi?
«I
medicinali o i loro prodotti di scarto dispersi nell'ambiente possono
avere un effetto perché, per loro natura, sono attivi anche a dosi
molto basse - risponde Fanelli - . Bisogna capire se come e dove questo
effetto si manifesta: non possiamo permetterci di ripetere gli errori
commessi in passato».
Il riferimento è alla disinvoltura con cui,
soprattutto negli anni '60 e '70, sono stati messi in commercio
prodotti chimici d'ogni sorta, salvo poi accorgersi che erano dannosi
per l'ambiente e persistenti: ancora oggi nel latte materno o nel
nostro sangue possono essere dosate tracce di contaminanti messi al
bando trent'anni fa.
«Non è semplice capire se i farmaci dispersi
nell'ambiente esercitano un'azione biologica sull'uomo: dovremmo,
innanzitutto, riuscire a dosare i medicinali di più largo impiego nel
sangue di persone che non li hanno mai presi - spiega Velo - -. Inoltre
gli effetti derivano da un cocktail di sostanze cui si è esposti
involontariamente, per periodi lunghi e senza che ve ne sia bisogno, ma
i metodi d'indagine impiegati in tossicologia non bastano a prevedere
le conseguenze a lungo termine».
I «SORVEGLIATI «SPECIALI»
Fra i farmaci, quali sono più insidiosi?
I
"sorvegliati speciali" sono gli antibiotici e gli ormoni. I primi
perché si consumano a tonnellate e una volta dispersi nell'ambiente
possono far comparire ceppi di batteri resistenti, pericolosi per uomo
e animali.
Gli ormoni, dal canto loro, sono molto attivi a
concentrazioni minime e stabili nel tempo: anche in piccola quantità
possono provocar danni, almeno sul metabolismo degli animali.
Gli
studi che lo segnalano sono ormai numerosi: si è visto, ad esempio, che
miliardesimi di grammo di estrogeni alterano lo sviluppo sessuale di
alcune specie di pesci con esiti disastrosi sulla loro possibilità di
riprodursi. Thomas Moon, biologo dell'università di Ottawa in Canada,
ha segnalato che pesciolini rossi esposti a residui ambientali di
gemfibrozil, medicinale abbassa-colesterolo, smettono di produrre
testosterone.
Resta da capire che cosa può accadere all'uomo che
mangi pesci o altri animali "imbottiti" di farmaci o beva acque
inquinate da medicinali. «Verosimilmente non dobbiamo temere l'acqua
del rubinetto, date le dosi minime ingerite di volta in volta.
Non
si può escludere, però, un effetto nocivo a lungo termine» ammette
Velo. Il cocktail di principi attivi cui siamo involontariamente
esposti potrebbe alterare la nostra capacità di risposta alle medicine
o mandare in tilt il metabolismo: con l'andare degli anni, ad esempio,
potrebbe accadere ciò che si è verificato ai tempi delle bistecche agli
ormoni, quando la carne gonfiata dagli steroidi provocò casi di
ginecomastia (la comparsa del seno negli uomini).
Del resto c'è
chi imputa il progressivo abbassamento dell'età dello sviluppo nelle
bimbe all'esposizione minima, ma continua agli estrogeni ambientali.
Fra qualche tempo potremo forse saperne di più: nel dicembre 2002 il
governo svedese ha chiesto alla Swedish Medical Products Agency, il
corrispettivo della nostra Agenzia del Farmaco, di stilare un documento
ufficiale circa il rischio ambientale posto dai farmaci di maggior
utilizzo. «In attesa che questo e altri studi facciano luce sui reali
effetti biologici dei medicinali dispersi nell'ambiente è prudente
usare i farmaci meno e meglio; - raccomanda Velo - . L'inquinamento
ambientale da farmaci oggi può sembrare un problema irrisorio, ma col
tempo le quantità presenti in fiumi, laghi e falde acquifere
aumenteranno a dismisura e potranno superare la soglia di pericolo».
Provocando danni che ignoriamo e che oggi non siamo in grado di immaginare.
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Vedi anche
NEL PO 4 CHILI DI COCAINA AL GIORNOLa droga scorre quotidianamente nel maggior fiume d'Italia come "scarto" dalle urine dei consumatori05/08/2005
fonte: http://www.greenplanet.net