ott
30
2007
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Malattie non diagnosticate e guerra radioattiva |
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Postato da Redazione
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martedì 30 ottobre 2007 |
La sperimentazione e l'uso della
bomba atomica, poi di munizioni e blindature all'uranio impoverito, hanno
irradiato i luoghi di sperimentazione e le scene delle operazioni. Nuove
malattie hanno colpito sia i soldati dell'alleanza atlantica che maneggiavano le
armi, che i loro nemici, come anche le popolazioni civili. Molto tempo dopo il
ritorno della pace, le radiazioni continuano a contaminare coloro che ne sono
stati esposti. Nonostante che i governi "occidentali" abbiano volontariamente
intralciato il più possibile la ricerca medica in questo settore, una
documentazione abbondante è stata accumulata nel corso degli anni. Pubblichiamo
una lunga sintesi in cui Asaf Durakovic tira il bilancio delle conoscenze
attuali di questa catastrofe sanitaria.
Ormai, il modo in cui i Paesi
della Nato fanno la guerra può anche uccidere cittadini in tempo di
pace.
Una
contaminazione interna da parte degli isotopi di uranio impoverito (UI) è stata
constatata tra i vecchi combattenti britannici, canadesi e statunitensi della
guerra del Golfo, ancora nove anni dopo la loro esposizione alla polvere
radioattiva, durante la prima guerra del Golfo. Alcuni isotopi di UI sono stati
ugualmente osservati in campioni di autopsia di polmoni, di fegato, di reni e di
ossa prelevate sui veterani canadesi. In alcuni campioni di terra prelevati in
Kosovo, si sono trovate centinaia di particelle di diametro generalmente
inferiore a 5 mm, del peso di alcuni milligrammi.
La prima guerra del Golfo
ha lasciato nell'ambiente 350 tonnellate di UI e nell'atmosfera da 3 a 6 milioni
di grammi di gas disperso in particelle liquide di UI.
Le sue
conseguenze, la sindrome della guerra del Golfo, consistono in turbe complesse
multi-organiche, progressive ed invalidanti: fatica invalidante, dolori
muscolari-scheletrici ed articolatori, mal di testa, disturbi neuropsichici,
cambiamenti d'umore, confusione mentale, problemi visivi, disturbi
dell’andatura, perdite di memoria, patologie del sistema linfatico, deficienza
respiratoria, impotenza ed alterazioni morfologiche e funzionali del sistema
urinario.
Ciò che attualmente si sa sulle cause, è assolutamente
insufficiente. Dopo l'operazione Anaconda condotta in Afghanistan (2002), la
nostra squadra ha esaminato la popolazione nelle regioni di Jalalabad, Spin Gar,
Tora Bora e Kabul ed ha constatato che i civili presentavano sintomi simili a
quelli della sindrome della guerra del Golfo. Sono stati prelevati campioni di
urina raccolte per 24 ore su 8 soggetti sintomatici, scelti secondo i seguenti
criteri:
1. I sintomi hanno cominciato giusto dopo lo sganciamento delle
bombe
2. I soggetti erano presenti nella regione bombardata
3.
Manifestazioni cliniche
Sono stati effettuati alcuni prelievi su un
gruppo campione di abitanti asintomatici di regioni non bombardate. Sono stati
esaminati tutti i prelievi inerenti la concentrazione e la percentuale dei
quattro isotopi U234, U235, U236 e U238. A tale scopo abbiamo utilizzato uno
spettrometro di massa multi-collettore a base di ionizzazione attraverso plasma
ad accoppiamento induttivo.
I primi risultati della provincia di Jalabad
hanno provato che l'eliminazione di uranio totale nell'urina era
significativamente più importante in tutte le persone esposte, rispetto alla
popolazione non esposta. L'analisi delle percentuali isotopiche di uranio ha
rivelato la presenza di uranio non impoverito. Lo studio di prelievi effettuati
nel 2002 ha rivelato, nei distretti di Tora Bora, Yaka Toot, Lal Mal, Makam Khan
Farm, Arda Farm, Bibi Mahre, Poli Cherki ed all'aeroporto di Kabul
concentrazioni di uranio 200 volte più alte della popolazione campione. I tassi
di uranio nei campioni di terra dei siti bombardati sono da due a tre volte più
elevati dei valori limite mondiali di concentrazione (da 2 a 3 mg/Kg) e le
concentrazioni in acqua sono significativamente superiori ai tassi massimi
tollerabili fissati dall'OMS. Queste prove sempre più numerose fanno della
questione della prevenzione e della risposta alla contaminazione all'UI una
priorità.
"Nulla protegge da questa forza fondamentale
dell'universo" Albert Einstein
La realtà della guerra termonucleare
si riassume al meglio attraverso l'affermazione di Albert Einstein per cui
questa energia è sufficiente a far saltare la Terra [1]. Il campo di battaglia
nucleare non si limita più ad un paese o ad un continente; esso oltrepassa di
molto le frontiere politiche e geografiche e fa di ogni regione una grande zona
di guerra. Se una guerra nucleare strategica che implica un arsenale di
diecimila megatoni avesse luogo, un miliardo di persone morirebbe immediatamente
per gli effetti combinati delle ferite dirette (esplosione, calore, radiazioni),
un altro miliardo soccomberebbe per le malattie dovute alle radiazioni ed i
sopravvissuti dovrebbero vivere in un ambiente esposto ai residui radioattivi
che eserciterebbero effetti somatici e genetici dalle conseguenze probabilmente
irreversibili per la biosfera.[2]
La corsa agli armamenti
nucleari
Il primo esperimento di bomba atomica, battezzato Trinità,
ha avuto luogo il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nei dintorni di Los Alamos, nel
Nuovo Messico ( Stati Uniti). In un milionesimo di secondo, il calore della
prima bomba atomica ha raggiunto diversi milioni di gradi centigradi, poiché
questa bomba rilascia più di 400 isotopi radioattivi ed una grande energia di
legame la cui pressione era di diverse migliaia di tonnellate a centimetro cubo.
Durante una frazione di secondo, il nucleo della bomba è stato undici volte più
caldo della superficie solare. La palla di fuoco ha raggiunto una dimensione di
centinaia di metri, poiché il nucleo della bomba si è mischiato con gli atomi di
ossigeno e di azoto, facendone venire allo scoperto il nucleo interiore, che ha
determinato l'esplosione. In un secondo, la terra vaporizzata si è trasformata
in un fungo atomico di 3000 metri. A 150 miglia da lì, in Arizona, i viaggiatori
dell'Union Pacific Railway hanno potuto vedere la palla di fuoco. I testimoni
hanno dato diverse interpretazioni del fenomeno, alcuni descrivendo i suoi
effetti come quelli della caduta di un bombardiere, altri come un incendio
dell'atmosfera o l'arrivo di un meteorite. Testimoni di Gallup, città situata a
235 miglia a nord del luogo dell'esplosione, hanno pensato di assistere
all'esplosione di un deposito di munizioni dell'esercito. [3]
Venti
giorni dopo la prova Trinità, il 6 agosto 1945 alle 8h15, una bomba atomica è
stata lanciata su Hiroshima. Questa è esplosa a circa 633 metri al di sopra
della città, ha oscurato il sole, ucciso 130.000 persone, causato 80.000
invalidi e reso malate 90.000 persone a causa degli ulteriori residui
radioattivi. In qualche ora, è scesa una pioggia nera, una cenere bianca ha
ricoperto l'epicentro e causato ustioni. La maggior parte delle prime vittime è
morta per gli effetti combinati del calore, della pressione e di una malattia
acuta da raggi. Hiroshima è stata praticamente cancellata dalla carta
geografica.[4]
Due giorni dopo, l'8 agosto 1945 alle 11.01, una bomba al
plutonio battezzata Fat Man è stata sganciata su Nagasaki. Come ad Hiroshima il
sole è scomparso quando il fungo atomico si è elevato nel cielo. La popolazione
cancellata dalla faccia del mondo, è morta delle stesse ferite combinate che a
Hiroshima. Ne è risultata la fine della Seconda Guerra mondiale e ricavi
territoriali per l'Unione sovietica. Quando, sotto Kruscev, una squadra di
ricerche sulle armi ha iniziato, nell'autunno 1948, a sviluppare una bomba
russa, ciò ha sancito l'inizio della corsa agli esperimenti nucleari. Le prove
venivano eseguite parallelamente negli Stati Uniti e in Unione sovietica. Dopo
la morte di Stalin nel 1953, l'Unione sovietica ha fatto esplodere, il 12
agosto, la prima bomba mobile ad idrogeno. Si trattava della seconda bomba
termonucleare. Realizzando che i Sovietici stavano vincendo la corsa agli
armamenti nucleari, gli Stati Uniti hanno iniziato ad accelerare i loro
programmi di sperimentazione.
Nel 1955 è diventato evidente che tali
esperimenti danneggiavano irrevocabilmente la biosfera [5]. Più di 400 isotopi
mettono in pericolo la salute umana. Ogni kilo-tonnellata liberata genera
qualche grammo di isotopo radioattivo dalle proprietà tossiche per l'organismo.
A causa della sua lunga emivita, della sua disintegrazione beta e delle sue
proprietà specifiche sulle ossa, lo stronzio 90 costituisce il rischio
principale. Per di più, gli esperimenti di armi nucleari hanno provocato
incidenti. Nel 1958, un B 57 della forze aeree statunitensi ha lanciato la prima
bomba atomica nei dintorni di Florence, in Carolina del Sud. La bomba, non
innescata, non è esplosa ma ha sparpagliato sul paese materiale radioattivo. Lo
stesso anno, un B 52 ha sganciato una bomba atomica di due megatoni nei dintorni
di Goldsboro, in Carolina del Nord. L'aviazione statunitense ha registrato in
seguito altri incidenti, specie a Toula, in Groenlandia, ed a Palomares, in
Spagna. A Palomares, due bombe al plutonio hanno contaminato una gran parte del
territorio e della costa atlantica.
Nel 1958, dopo la catastrofe di
Chelyabinsk-40, l'Unione sovietica ha sospeso i suoi esperimenti nucleari.
Tuttavia li ha presto ripresi per quanto riguarda bombe di diversi megatoni
nella regione artica di Novaya Zemlya ed ha sganciato, il 9 settembre 1961, una
bomba di una potenza esplosiva di 50 megatoni. Intanto, negli Stati Uniti, tra
coloro che avevano lavorato nel nucleare, gli indizi di una contaminazione
dell'ambiente si accumulavano, come quelli dell'aumento dell'incidenza di
cancro, leucemia ed altri disturbi.
Congiuntamente ai problemi posti
dalla sicurezza radioattiva, questi fatti hanno incitato a smantellare l'enorme
apparato burocratico incompetente che costituiva l'Atomic Energy Commission.
Esso è stato rimpiazzato, nel 1974, dall'Energy and Research Administration and
Nuclear Regulatory Agency (NRC).
Nel 1955, Bertrand Russel, Albert
Einstein ed altri nove noti scienziati hanno fondato il Mouvement Pugwash, che
si è occupato della proliferazione e della guerra atomiche. Organizzando dal
1957 incontri annuali, Pugwash ha iniziato i suoi lavori che hanno portato ad un
trattato di proibizione degli esperimenti nucleari atomici e la produzione di
nuovi arsenali e sistemi di trasporto. [6] Nel 1969, Pugwash ha contribuito alla
messa in opera delle negoziazioni sulla limitazione delle armi strategiche
(SALT). Questa iniziativa è stata sostenuta dalla campagna che Linus Pauling ha
condotto contro le armi atomiche e l'inquinamento. Dopo la crisi di Cuba, la
minaccia di un conflitto nucleare ha incitato Kennedy e Kruscev a firmare, nel
1963, un trattato di proibizione degli esperimenti nucleari. Tuttavia, sono
continuati quelli sotterranei, cosa che ha fatto fallire il Trattato di
proibizione degli esperimenti nucleari nella sua totalità.
L'assassinio
di Kennedy, la caduta di Kruscev e la guerra del Vietnam hanno messo fine alla
distensione nucleare.
La possibilità, realista, che l'Unione sovietica
oltrepassi gli Stati Uniti nei suoi esperimenti e lo sviluppo di armi nucleari
ha condotto, alla fine, nel 1972, al Trattato SALT I che proibiva parzialmente
lo sviluppo di sistemi di difesa antimissile. L'Unione sovietica aveva già un
tale sistema vicino Mosca e gli Stati Uniti ne avevano già uno nel Dakota del
Nord. Otto anni dopo, il governo Reagan ha iniziato le negoziazioni SALT I, che
hanno comportato una riduzione delle armi (START), ma non una limitazione. Il
presidente del Comitato esecutivo della Conferenza Pugwash, Bernard Field, ha
qualificato questa situazione con le parole "repetitious stupidity of this
futile charade" ["ripetitiva stupidità di questa inutile farsa"]. [7] Paul
Warnke, principale negoziatore del Trattato SALTI I, ha dichiarato:"la storia
triste del controllo degli armamenti può diventare l'ultimo capitolo della
storia dell'umanità". [8] Da quando è stato firmato il Trattato di
proibizione parziale degli esperimenti nucleari nel 1963, sono stati effettuati
circa 50 esperimenti ogni anno, ovvero il 55% dagli Stati Uniti, il 30% dalla
Russia ed il restante 15% da Francia, Inghilterra, Cina, India e Pakistan. Come
la tecnologia delle comunicazioni via satellite si sviluppa molto velocemente,
la proliferazione di armi nucleari implica che più del 90% della superficie
terrestre costituisca un obiettivo potenziale. La sicurezza delle nazioni non è
più garantita dal numero di armi nucleari. Anche dopo il crollo dell'Unione
Sovietica, le armi nucleari rimangono un problema di sicurezza essenziale, fatta
eccezione per iniziative di collaborazione tra Washington e Mosca. Gli scenari
politici internazionali comprendono nuovi rischi di conflitti nucleari. Tra
questi rischi figurano il ritiro a breve termine degli Stati Uniti del Trattato
sui sistemi di difesa antimissile, la nuova dottrina della "prima offensiva" e
l'apparizione recente di nuovi Paesi in possesso di armi nucleari. [9] La
minaccia nucleare sussiste in ragione della proliferazione nucleare, con la sua
lista sempre più lunga di casi in cui è previsto l'uso della forza, attività
terroristiche, catastrofi nucleari ed ecologiche e dottrina della "distruzione
reciproca assicurata".
Terrorismo nucleare e
radioattivo
Dopo l'11 settembre la possibilità di attacchi
terroristici nucleari e radioattivi ha suscitato più attenzione. Prima della
catastrofe di New York, tali possibilità erano piuttosto tralasciate. O non
esisteva la formazione in materia di cure da apportare alle vittime delle
catastrofi nucleari e radioattivi, o essa non era effettuata che molto
sporadicamente, anche nelle istituzioni governative incaricate di preservare le
capacità di reazione. Il miglioramento della preparazione dei paesi a far fronte
agli effetti acuti e cronici delle radiazioni, alla contaminazione
dell'ambiente, all'impatto psicologico e sociale e alle conseguenze finanziarie
di un attacco terrorista nucleare, appaiono di nuovo come una priorità delle
nazioni industrializzate. [10] Certi preconizzano la dottrina di Clausewitz, per
cui conviene incaricare l'esercito di prevenire gli attacchi di nemici esterni o
respingerli e di attaccare altri paesi se si pensa sia nell'interesse
internazionale. [11] I danni cronici causati dalle radiazioni sono stati
rivalutati alla luce delle conseguenze possibili del terrorismo nucleare per le
masse delle vittime. La preparazione ad incidenti ed ad attacchi nucleari e
radioattivi deve anche comprendere le conseguenze psicologiche in ragione del
fatto che, in uno scenario di terrorismo nucleare, ci sarebbero, per ogni
vittima diretta, 500 persone soggette a turbe psicologiche e psicosomatiche che
sarebbero difficile da distinguere dalle vittime effettivamente contaminate.
[12]
Nonostante che vari interventi medici siano stati esaminati a titolo
di protezione contro le radiazioni, i professionisti della salute dovrebbero
essere coscienti delle lamentevoli sconfitte nel settore dei mezzi di protezione
contro le radiazioni. Si studia attualmente il fatto che le cellule vascolari e
parenchimali si rigenerano invece di morire sotto l'effetto dell'irradiamento,
al fine di sviluppare dei meccanismi miranti a modificare la risposta
dell'organismo, parallelamente ad altre strategie terapeutiche quali i
corticosteroidi, gli inibitori dell'enzima di conversione, la pentossifillina e
il superossido dismutasi. [13] Nella gestione dei danni nucleari e patologici,
si è passati dalle conseguenze ingestibili di un conflitto nucleare strategico
ai mezzi per far fronte ad un gran numero di vittime. Questa risposta deve
comprendere sforzi interdisciplinari. Bisogna immediatamente fare dei grossi
sforzi per sviluppare concetti di gestione clinica delle vittime delle
radiazioni. [14] Simultaneamente, la ricerca deve continuare a cercare di
comprendere e gestire la contaminazione con radionucleidi, gli effetti
radiotossici, la distruzione dei legami chimici, i radicali liberi, i danni al
DNA cellulare ed agli enzimi. [15] Gli sforzi multidisciplinari devono
comprendere la pianificazione, la cernita dei feriti, la decontaminazione, la
chemioterapia e la gestione tradizionale dei sintomi dei pazienti.
A
causa delle costrizioni finanziarie e della quasi totale mancanza di formazione
e di conoscenze tecniche, un eventuale attacco terrorista costituisce una seria
sfida. [16] Non sono ancora state tratte lezioni dalla prima guerra del Golfo e
del conflitto dei Balcani per essere preparati ad occuparsi delle vittime delle
radiazioni. [17] Un attacco terrorista improvviso necessita di una risposta
efficace del sistema sanitario. Ora, la maggior parte dei paesi che potrebbero
essere l'obiettivo di un attacco terrorista non dispone quasi della logistica
necessaria, soprattutto nelle grandi città dove l'assegnazione dei mezzi
finanziari necessiterebbe una ristrutturazione delle priorità al fine di
rispondere alle conseguenze per la società. In uno scenario di terrorismo
nucleare, è particolarmente importante essere coscienti che i terroristi
potrebbero ricorrere ad attinoidi, mettendo l'accento sul plutonio, agente di
contaminazione di massa.
Il plutonio è considerato come la sostanza più
pericolosa che ci sia per gli esseri umani. [18] Se lo si disperde sotto forma
di polvere radioattiva o se arriva nella rete idrica, solo qualche grammo è
sufficiente a contaminare una grande città. Il plutonio è stato venduto
illegalmente sui mercati clandestini, in particolare nella vecchia Unione
Sovietica. Grazie ad un traffico illegale, ha fatto il suo percorso in diverse
parti del mondo. La dispersione di plutonio è considerata come il peggior
scenario terrorista. [19] Se si presenta il caso, i professionisti della salute
dovrebbero mettere l'accento sulla prevenzione piuttosto che sulla gestione
terapeutica della massa di vittime del terrorismo nucleare. Recentemente alcuni
medici di tutto il mondo hanno aderito ad un gruppo costituito da più di 1000
organizzazioni, per cooperare e sostenere l'eliminazione delle armi nucleari e
ridurre i rischi di terribili conseguenze del terrorismo nucleare e radioattivo.
[20]
Guerra radioattiva
E' nel maggio 1991, nel Golfo
Persico, che sono state impiegate per la prima volta armi radioattive. Esse
hanno inaugurato un nuovo scenario di guerra CBRN (chimico, biologico,
radioattivo e nucleare). Il ricorso alle armi che colpiscono tanto i soldati che
i civili non è nuovo. Alla fine della Seconda Guerra mondiale, gli Stati Uniti
temevano davvero che i Giapponesi lanciassero sul territorio statunitense
migliaia di palloni pieni d'uranio, per contaminarne le megalopoli.
[21]
Durante la prima guerra del Golfo, le munizioni all'UI hanno sparso
nell'atmosfera milioni di grammi di polveri radioattivi. [22]
Le conseguenze
per la salute e l'ambiente restano controverse ed il dibattito oltrepassa di
molto il quadro della comunità scientifica. Tuttavia, numerosi studi recenti
hanno confermato due secoli di prove scientifiche della tossicità somatica e
genetica dell'uranio.[23] [24] [25]
Il costo della decontaminazione dei
siti toccati dalle armi all'uranio impoverito utilizzate dagli eserciti o dai
terroristi resta un grave soggetto d'inquietudine. L'esperienza svedese/canadese
della decontaminazione radioattiva effettuata recentemente a Urnea, in Svezia,
ha mostrato che due metodi attuali per decontaminare blindati leggeri
contaminati esteriormente dal Na erano inefficaci: il vapore d'acqua ad alta
pressione ed il getto d'acqua ad alta pressione.[26]
Ciò mostra chiaramente
la necessità di una migliore capacità delle strutture sanitarie pubbliche per
reagire in caso di guerra radioattiva o di attacco
terroristico.[27]
L'attuale mancanza di strategia d'insieme per fare fronte
ad una minaccia di utilizzo di strumenti a dispersione radioattiva (RDD) da
parte dei terroristi (o bombe sporche) sottolinea la necessità di un migliore
coordinamento della capacità di reazione ai pericoli chimici, biologici,
radioattivi e nucleari, all'incrocio attuale di armi classiche e di armi
inedite. [28]
Nel caso specifico di un attacco radioattivo, il quadro
della gestione della guerra e del terrorismo radioattivo si estende non solo al
di là del campo della salute pubblica, ma ugualmente a quello della riserva
delle forze armate.[29] [30]
La difesa medica contro la guerra radioattiva
resta uno degli aspetti più trascurati dell'insegnamento medico
attuale.[31]
Il terrorismo radioattivo e nucleare costituisce la più grande
minaccia della società moderna, poiché la proliferazione nucleare ha permesso
alle organizzazioni sovversive di procurarsi facilmente materiale nucleare.
[32]
Solo nel 2000, gli Stati Uniti hanno speso 10 miliardi di dollari
per la lotta contro l'utilizzo terrorista di armi di distruzioni di massa, e le
spese sono aumentate considerevolmente dopo l'11 settembre 2001. Studi attuali
rilevano la vulnerabilità delle società occidentali al terrorismo nucleare e
mettono l'accento sul fatto che le organizzazioni terroriste che possiedono armi
di distruzione di massa possono provocare più distruzioni con strumenti nucleari
e radioattivi che con altro tipo di armi. La capacità degli Stati Uniti di fare
fronte ad un attacco radioattivo o nucleare dipende da quattro settori: il
miglioramento dello spionaggio sulle organizzazioni terroriste, il miglioramento
della sicurezza delle installazioni nucleari nell'ex Unione sovietica, la
neutralizzazione degli effetti nucleari e radioattivi ed il miglioramento delle
capacità di reazione alle organizzazioni clandestine già in possesso di armi
nucleari e radioattivi.[33]
Il rischio di un attacco nucleare e
radioattivo contro gli Stati Uniti è accresciuto dalla tecnologia, l'accesso
alle materie nucleari e radioattive, l'instabilità economica della Russia ed il
malcontento suscitato in numerosi paesi dalla politica estera statunitense.
Misure di sicurezza inadeguate nella vecchia Unione Sovietica, combinate ad
un'accresciuta determinazione dei terroristi ed al carattere sempre più omicida
dei loro attacchi aumentano considerevolmente la probabilità dell'utilizzazione
di RDD in un prossimo futuro.[34]
La questione degli effetti sull'ambiente e
la salute deve portare ad affrontare la questione della decontaminazione e
dell'assegnazione di fondi che devono salvare vite umane, a ridurre i rischi
sanitari ed a preservare la cultura, la biodiversità e l'integrità dei siti
contaminati.[35]
Nel passato gli sforzi in questi campi hanno lasciato a
desiderare. Si ha espressamente trascurato d'indennizzare in modo equo le
vittime delle residui radioattivi nello Utah ed il Nevada. Un depistaggio ed un
indennizzo insufficienti alle vittime di cancro provocato dall'esposizione alle
radiazioni e la persistente controversia sull'interpretazione del governo circa
le radiazioni di debole livello hanno provocato il malcontento delle persone
contaminate durante gli esperimenti nucleari.[36]
Un recente rapporto
britannico è ugualmente sospetto circa la sua analisi sulla mortalità e
sull'incidenza di cancro presso quelli che hanno partecipato alle prove di armi
nucleari nell'atmosfera ed ai programmi sperimentali. Esso contiene una
conclusione provocatrice: la mortalità generale presso i sopravvissuti agli
esperimenti nucleari britannici sarebbe inferiore a quella della popolazione
generale. [37]
Dalla comparsa di Galileo davanti l'Inquisizione alle
ricerche sull'uranio
Attualmente la libertà della scienza
indipendente non è poi tanto diversa da quella che era nel passato. Ciò che
vivono gli scienziati oggi fa pensare al processo di Galileo, istruito
dall'Inquisizione nel 1610.
La controversia concernente i risultati
degli studi del Dr. Ernest Sternglass, relativi ai tassi di mortalità infantile
e giovanile nello Stato di New York influenzati dagli esperimenti nucleari ed ai
residui radioattivi, ha interrotto la sua carriera universitaria e scientifica.
Quando il suo articolo [38] sulla morte dei bambini dovuta alle conseguenze
delle radiazioni fu pubblicato nel 1969 nel Bulletin of Atomic Scientists, il
redattore capo della rivista gli confidò che Washington aveva esercitato
pressioni affinché non lo pubblicasse. L'eminente fisico Freeman Dyson scrisse
una lettera come semplice lettore, indirizzata alla stessa rivista: "Se le
cifre anticipate da Sternglass sono giuste e credo che lo siano, c'è qui un buon
argomento contro la difesa antimissile."
Sternglass considerava che
la morte dei bambini era dovuta allo stronzio contenuto nei residui radioattivi.
Quando la sua stima di 400.000 morti fu sottoposta al Dr John Gofman, direttore
medico del Lawrence Livermoore National Laboratory, questi rivalutò il suo
rapporto. Avendo corretto alcune cifre, concluse che anche utilizzando un
modello stocastico, le direttive concernenti il rischio da unità di radiazione
erano 20 volte troppo elevate per essere considerate deboli. Esso concludeva
anche che il rischio era più importante in caso di dosi di radiazioni deboli che
non in caso di dosi elevate.
Esso aggiungeva che vi erano oltre 30000
decessi l’anno per cancro dovuto agli esperimenti nucleari ed ai residui
radioattivi. Il suo rapporto fu rimesso al Committee on Underground Nuclear
Testing, di cui era presidente il senatore E. Muskie. Questo lo trasmise al
presidente del Joint Committee on Atomic Energy, il senatore C. Holifield.
Quest'ultimo fece venire Gofman a Washington e lo minacciò apertamente: "Le
avevamo ( le armi n.d.t) ed avremo lei". Nel 1973, vittima per la sua integrità,
Gofman perse il suo impiego nel laboratorio. L’Atomic Energy Commission fu
sciolta nel 1974. [39]
Soldato
statunitense che manipola delle granate da carro armato, provviste di punte
all'uranio impoverito(foto)
Riesame della tossicità
dell'uranio
Il rischio fatale che presentano gli isotopi per
l'ambiente e la salute umana è stato precisato nel corso di due secoli di
ricerche. Tuttavia, gli specialisti della salute sono informati male sulla
radiotossicità e tossicologia chimica da isotopi di uranio. [40]
Le
analisi recenti degli effetti potenziali degli RDD [ordigno a dispersione
radioattiva o bomba sporca] sulla salute si fondano essenzialmente sui dati
riguardanti i sopravvissuti giapponesi alle bombe atomiche, gli esperimenti
nucleari e le ricerche di laboratorio. La letteratura specializzata, in
particolare quella concernente le ricerche di questi ultimi cinque anni, abbonda
in resoconti di lavori interdisciplinari sugli effetti degli attinoidi e degli
isotopi d'uranio. La conferma dei casi di cancro della tiroide [41], di
carcinoma epatocellulare [42], di leucemia [43] e dei rischi che rappresenta
l'esposizione acuta o cronica all'uranio [44] ha messo in luce l'importanza
delle conseguenze somatiche e genetiche della contaminazione da isotopi d'
uranio. La loro correlazione con gli esperimenti nell'atmosfera con armi
nucleari è stata confermata ancora una volta nei recenti rapporti sui tassi di
attinoidi nei mammiferi marini del nord-Pacifico, che sono nettamente associati
ad anni di esperimenti nucleari e di residui radioattivi. [45]
Il riesame
degli studi sui sopravvissuti d'Hiroshima e di Nagasaki mostra non solo
l'impatto fisico, ma anche l'effetto psicologico che esercitano le armi atomiche
sulle persone presenti in queste città al momento dell'esplosione: disagi
psichici, ansietà, somatizzazioni [46]. Questo riesame clinico indica
chiaramente che esistono degli effetti psicologici a lungo termine che bisogna
prendere in considerazione durante la preparazione dei futuri conflitti.
Un altro rapporto recente a proposito dei sopravvissuti di Nagasaki
indica che gli effetti delle radiazioni sui sopravvissuti dovranno rappresentare
un aspetto essenziale della gestione delle cure mediche durante i futuri
conflitti. [47]
I dati attuali sugli esperimenti nucleari mostrano che la
mortalità infantile, le nascite premature e le morti fetali sono associate,
negli Stati Uniti, all'esposizione a radiazioni. [48]
Le conseguenze per la
salute e l'ambiente della contaminazione radioattiva sono stati rivalutati sui
numerosi luoghi riservati ad esperimenti nel mondo intero. Questi studi provano
gli effetti negativi della contaminazione radioattiva sui luoghi dedicati agli
esperimenti nucleari, specie quelli di Krasnoyarsk, in Siberia [49], del
Kazakhstan [50], dei monti Altaï [51], di Semipalatinsk, in Kasakhstan [52],
della Techa, negli Urali [53], tra il personale del complesso nucleare di Mayak
[54], nella Repubblica di Sakha (Yakutia) [55], sull'isola di Amchitka, in
Alaska [56], in Finlandia ed in Norvegia [57].
Queste informazioni permettono
di valutare sconvenevolmente i rischi quando si tratta di prepararsi a reagire
ad una crisi sanitaria estrema, provocata dall'uso di armi nucleari e
radioattivi in caso di guerra o di attacco terrorista. [58]
La conoscenza
attuale della dispersione di radionucleidi [59] liberati nella biosfera, nel
mondo intero, oltrepassa di molto il quadro della ricerca sperimentale e delle
cure da apportare alle vittime delle radiazioni. Essa ha delle implicazioni
sull'avvenire del pianeta. [60]
Ricerche attuali sulle conseguenze
sanitarie delle armi all'uranio
La maggiore contaminazione da
radionucleidi ha avuto luogo nel 1991 durante la prima guerra del Golfo.
L'uranio impoverito (UI) utilizzato nelle armi anticarro ha contaminato il
territorio dell'Iraq esponendo cronicamente la popolazione ed i soldati alla
polvere, ai vapori ed alle particelle in gas di UI. Un ristretto numero di
soldati delle Forze della coalizione è stato ferito dagli scoppi di granate
all'UI.
Le armi all'UI contengono il 99,8% di U238 che emette il 60%
delle radiazioni alfa, beta e gamma dell'uranio naturale. L'UI è un metallo
pesante, 1,6 volte più denso del piombo. E' organotropo, ovvero si fissa su
organi mirati, come il tessuto scheletrico, dove resta a lungo. Dissolvendosi
lentamente, gli isotopi di uranio vengono eliminati. Se ne sono riscontate
tracce nell'urina di vecchi combattenti della guerra del Golfo 10 anni dopo che
erano state assorbite per inalazione o ferite da scoppio di granata. Studi sulla
loro ripartizione nei tessuti provano l'accumulo di UI nelle ossa, nei reni, nel
sistema riproduttivo, nel cervello, nei polmoni, cosa che innesca effetti
genotossici, mutageni e cancerogeni, come anche alterazioni riproduttive e
teratogene. [61]
Si è riscontrata una contaminazione interna da isotopi
di UI presso vecchi combattenti britannici, canadesi ed americani della prima
guerra del Golfo ancora 9 anni dopo la loro esposizione alla polvere
radioattiva. Si sono ugualmente identificati isotopi da UI nei polmoni, fegato,
reni e ossa di un vecchio combattente canadese nel corso della sua autopsia.
Questi organi contenevano forti concentrazioni di uranio, a causa delle
percentuali isotopiche che rivelano la presenza di UI. Studi effettuati nel
1991, anno della prima guerra del Golfo, sulle percentuali su tutto il corpo,
suggeriscono la presenza di uranio nell'organismo e nell'urina di vecchi
combattenti contaminati. [62]
Difficoltà logistiche e la controversia sull'UI
hanno ritardato gli studi approfonditi fino al 1998, data in cui i veterani
della prima guerra del Golfo furono sottoposti ad una analisi attraverso
l’attivazione dei neutroni. Nonostante questo metodo sia dedicato al
rintracciamento di piccole quantità di uranio, il suo uso precoce ha permesso di
constatare una contaminazione importante. Questi studi sono stati presentati al
congresso internazionale della Radiation Research Society, che ha avuto luogo a
Dublino nel 1998.
Le ricerche sperimentali sono continuate ricorrendo al
metodo più moderno, la spettrografia di massa, alla Memorial University of
Newfoundland (St John’s, Terre-Neuve, Canada) e più tardi al British Geological
Survey (Nottingham, Inghilterra).
Le due serie di studi hanno confermato
concentrazioni e percentuali isotopiche di UI più elevate nel 67% dei campioni.
La prima presentazione, basata su dati della spettrometria di massa, è stata
fatta al congresso europeo di medicina nucleare che ha avuto luogo a Parigi nel
2000. Le ricerche hanno progredito continuamente, dal riscontro e misura dell'UI
nei vecchi combattenti fino alla valutazione attuale degli effetti clinici della
contaminazione da uranio presso i veterani della prima guerra del Golfo, dei
civili iracheni, dei soldati e dei civili dei Balcani, dei civili afgani e, più
recentemente, della striscia di Gaza e della Cisgiordania.
L'UI, scoria
debolmente radioattiva dell'arricchimento isotopico dell'uranio naturale, è
stato identificato come agente contaminante presente nelle zone di conflitto
militare menzionate. Il suo ruolo nella genesi della sindrome della guerra del
Golfo è stato oggetto di controversie continue. Le prove ben documentate della
tossicità chimica e radiologica degli isotopi di uranio sono state oggetto
recentemente di un gran numero di ricerche e di rapporti scientifici sui loro
effetti organotossici, mutageni, teratogeni e cancerogeni. [63]
Studi recenti
della biodistribuzione tra gli animali di laboratorio, nel corpo dei quali erano
state impiantate palline di UI, hanno confermato i risultati dei precedenti
studi di biodistribuzione secondo cui i reni e le ossa sono obiettivi colpiti
dagli isotopi di uranio, come altre zone del sistema linfatico, respiratorio,
riproduttivo e nervoso centrale.[64]
Da quasi due secoli, si conoscono
gli effetti tossici dell'uranio in materia di chemiotossicità renale, che sono
stati confermati da studi recenti sulle cellule renali in vitro.
Gli
studi riguardanti gli effetti dell'UI sul sistema nervoso centrale hanno
confermato la sua stagnazione nelle zone dell'ippocampo. In più si sono
osservate modificazioni elettro-fisiologiche del sistema nervoso nelle aree in
cui erano state impiantate palline di UI. [65]
Effetti mutageni potenziali da
contaminazione interna da UI sono stati recentemente suggeriti dalla
correlazione temporanea tra uranio impiantato e espressione oncogena dei tessuti
[66], così come da una instabilità gnomica [67]
La trasformazione neoplastica
degli osteoblasti umani in una coltura cellulare contenente UI conferma il
rischio di cancro provocato dall'UI. [68] Ciò corrisponde a quello che si sa dei
rischi cancerogeni che fa correre l'UI alle cellule bronchiali, come anche alle
valutazioni quantitative recenti - determinate dal carico polmonare durante
l'inalazione degli aerosol [69] - dei rischi cancerogeni subiti dai polmoni dei
vecchi combattenti della prima guerra del Golfo. Il rischio era valutato
applicando il metodo di Battelle di simulazione di liquido polmonare
interstiziale e l'analisi di campioni d'urina di 24 ore di un veterano
contenente 0,150 mg di UI nove anni dopo l'esposizione per inalazione. Si è
verificato che il carico polmonare corrispondesse a 1,54 mg di UI al momento
dell'esposizione [70], con una dose di radiazioni alfa di 4,4 millisieverts
(mSv) durante il primo anno e di 22,2 mSv dieci anni dopo l'esposizione. Questi
valori oltrepassano le dosi d'inalazione massimali tollerabili di UI e
giustificano nuove ricerche sulla possibilità di modificazioni cellulari maligne
in seno ai polmoni.
Questi dati umani sono molto importanti quando li si
considera alla luce delle recenti prove degli effetti mutageni delle particelle
alfa sulle cellule della matrice e le instabilità cromosomiche delle cellule del
midollo osseo umano dovute alla radiazioni alfa.[71] [72]
L'instabilità
cromosomica dovuta alle particelle alfa spiega chiaramente gli effetti mutageni
osservati nei veterani britannici della guerra del Golfo positivi all'UI, come
ha mostrato recentemente lo studio su linfociti periferici presentato
all'università di Brema. [73]
Questo risultato corrisponde a quello di studi
anteriori sulle instabilità cromosomiche provocate da una debole dose di
particelle alfa, comparate agli effetti identici all'irradiazione da fotoni.
[74]
Gli studi sulle particelle alfa ed i recenti progressi dell'irradiazione
da microfasci delle cellule di mammiferi permettono di valutare precisamente il
percorso di una particella unica attraverso il nucleo cellulare e di misurare il
suo effetto cancerogeno. [75]
Nonostante che i meccanismi di mutagenesi e
gli effetti cancerogeni delle particelle alfa inalate restino oscuri, si è
osservato che basse dosi di particelle alfa possono provocare modificazioni
cromosomiche nelle cellule umane normali. [76]
Le implicazioni pratiche di
questi studi sono importanti, tenuto conto del fatto che più del 10% di tutti i
decessi per cancro negli Stati Uniti sono dovuti ad un deposito polmonare di
particelle alfa.[77]
E sono particolarmente importanti a ragione
dell'instabilità genomica delle cellule bronchiali umane provocata dalle cellule
alfa, che è ben documentata. [78] Le cellule polmonari umane si sono rivelate
più sensibili agli effetti nocivi delle particelle alfa che quelle della maggior
parte degli animali di laboratorio. La valutazione quantitativa del rischio
radiologico consecutivo all'inalazione di gas disperso in particelle liquide di
uranio deve prendere in conto sia i meccanismi di deposito delle particelle e la
loro eliminazione attraverso il trasporto nei linfonodi polmonari e
tracheobronchiali, attraverso la barriera alveolo-capillare o l’espettorazione,
attraverso il sistema rinofaringeo o gastrointestinale.
Il modello di
eliminazione delle particelle (ICRP-66) permette la valutazione più moderna del
deposito delle particelle di uranio e della loro eliminazione così come la
valutazione degli aerosol di uranio inalato e la loro dosimetria interna. Lo
studio situa l'incertezza al massimo ad una misura di particelle da 0.5-0.6_m.
[79]
I polmoni restano la porta d'entrata principale degli isotopi di
uranio nell'organismo, i tessuti scheletrici essendo l'obiettivo finale. Studi
molto recenti sull'esposizione cronica al minerale d'uranio naturale apportano
argomenti a favore dei rischi di tumori polmonari benigni come anche maligni.
[80] Studi attuali indicano ugualmente che l'UI può causare danni ossidativi al
DNA catalizzando il perossido d'idrogeno e comportando reazioni dell'acido
ascorbico. [81] La morte cellulare provocata dalle radiazioni, le alterazioni
cromosomiche, le trasformazioni cellulari, le mutazioni e la carcinogenesi sono
essenzialmente la conseguenza delle radiazioni depositate nel nucleo cellulare.
Le radiazioni di debole livello potrebbero provocare un'instabilità genomica
senza effetti d'incremento di dose evidenti, rendendo impossibile
un'estrapolazione da effetto di dose elevata ed accentuando l'importanza delle
conseguenze in prossimità delle radiazioni di particelle alfa di debole livello.
[82] [83]
Scambi di segmenti di cromosomi omologhi a dosi variabili possono
provocare modificazioni del nucleo, che si traducono in mutazioni genetiche
interagendo col citoplasma cellulare. Questi effetti nocivi sono contro l'idea
per cui deboli dosi non possono provocare alterazioni genetiche.
Tutti i calibri di
munizioni all'uranio impoverito sono disponibili e correntemente utilizzati
dalle forze della Nato sui teatri di operazione.
Sindrome delle
guerre del Golfo e dei Balcani
Nel corso della prima guerra del
Golfo, almeno 350 tonnellate di UI si sono depositate nell'ambiente e tra i 3 ed
i 6 milioni di grammi di gas disperso in particelle liquide di UI sono stati
liberati nell'atmosfera. Il risultato, la sindrome della guerra del Golfo, è un
disturbo multiorganico, invalidante e complesso. Da allora, esso è stato
l'oggetto di varie descrizioni e denominazioni, di cui il numero sembra
inversamente proporzionale alle conoscenze reali che abbiamo della malattia. I
sintomi di questa malattia progressiva sono tanto numerosi quanto i loro nomi.
Si tratta specialmente di fatica invalidante, di dolori muscolo-scheletrici ed
articolari, di mal di testa, disturbi neuropsichiatrici, sbalzi d'umore,
confusione mentale, disturbi visivi, dell'andatura, perdite di memoria,
linfadenopatie, deficienza respiratoria, impotenza, alterazioni morfologiche e
funzionali del sistema urinario.
Questa sindrome è stata all'inizio
sottostimata, poi riconosciuta in quanto sindrome progressiva. Talvolta
considerata malattia immaginaria, essa è stata successivamente qualificata come
una variante cronica dalla sindrome della fatica cronica, da stress post-
traumatico, per essere finalmente riconosciuta come entità distinta per alcuni
paesi, ma non per altri.
Si sono scoraggiate le ricerche obiettive in
materia di eziologia e di patogenesi della sindrome da guerra del Golfo
ritardando gli studi clinici, orientandoli male, per la verità opponendovisi,
cosa che ha avuto numerosi effetti nefasti sulle carriere scientifiche, perché
esse non corrispondevano agli interessi industriali o politici. La nostra
attuale comprensione della sua eziologia è lungi da essere soddisfacente.
Certi altri suppongono che le cause comprendano le maree nere e gli
incendi dei pozzi di petrolio, altri mettono in causa i vaccini preventivi ed
altri ancora pensano ad agenti biologici o chimici, come anche a modificazioni
multifattoriali e aspecifiche del sistema immunitario ed all'esposizione agli
aerosol di UI [84].
La mancanza di coordinamento degli sforzi per le ricerche
interdisciplinari fanno in modo che questa sindrome complessa, chiamata
provvisoriamente "sindrome della guerra del Golfo" e "sindrome dei Balcani"
entri nel suo secondo decennio di confusione. La questione dei criteri che
permettono di classificarla non è ancora risolta.[85]
Il miglior esempio di
diversificazione delle sue classificazioni è la diversità dei suoi nomi.
L'analisi fattoriale di Haley conduce a 6 categorie dominanti che comprendono 3
sindromi importanti e non meno di 17 sindromi minori. [86]
Altri esperimenti
di classificazione comprendono molte denominazioni tra cui, sindrome
neuro-immunitaria, sindrome mucocutanea-intestinale-reumatologica del deserto,
sindrome da stress post traumatico, ecc. [87]
Nonostante qualcuna delle cause
ipotizzate, come le maree nere, gli incendi dei pozzi di petrolio e le polveri
di sabbia potrebbero molto bene applicarsi alla prima guerra del Golfo, esse non
possono quasi essere considerate come fattori eziologici nel conflitto dei
Balcani. Ciononostante le armi anti-carroarmato sono state utilizzate nei due
conflitti. Le prove, sempre più numerose, nella recente letteratura, di una
contaminazione interna dei veterani della prima guerra del Golfo da UI nei due
casi vanno incontro a continui tentativi di minimizzare la loro esistenza.
L'eliminazione di isotopi di UI nei soldati contaminati e malati prosegue oltre
i dieci anni dopo l'esposizione durante la prima guerra del Golfo e i 7 anni dal
conflitto dei Balcani. La maggior parte degli altri fattori suggeriti dovrebbe
essere riesaminata nel quadro di una stima dell’emivita biologica dell'UI e dei
possibili impatti sanitari progressivi sull'organismo. [88]
Questi fattori
comprendono specialmente gli agenti chimici di debole intensità, gli incendi dei
pozzi di petrolio, l'immunizzazione, il botulino, le aflatossine, i micoplasmi.
La lunga emivita fisica e biologica, la disintegrazione delle particelle alfa e
la prova ben stabilita della tossicità radioattiva somatica e genetica lasciano
supporre che l'UI giochi un ruolo importante nella genesi delle sindromi della
guerra del Golfo e dei Balcani.
Si deplora l'assenza flagrante di serie
ed esaustive ricerche sulla correlazione tra queste sindromi e la contaminazione
da UI. La maggior parte degli studi che suggeriscono l'assenza di effetti
somatici dell'UI nelle zone del conflitto della Bosnia Erzegovina [89] non
comprovano i tassi reali d'isotopi di uranio nei campioni ambientali o umani.
Così, le loro conclusioni non possono essere valutate in maniera oggettiva in
assenza di quantificazione della concentrazione e della percentuale d'isotopi di
uranio. Ugualmente, non esiste spiegazione credibile del forte aumento dei tassi
di cancro nei veterani della prima guerra del Golfo. [90]
E non esistono
programmi di ricerche oggettive ed indipendenti su queste questioni che non
quelle dell' Uranium Medical Research Center (UMRC). L'UMRC è la sola
istituzione ad avere effettuato continue ricerche concernenti la contaminazione
interna da UI su cui essa non ha cessato di comunicare in modo scientifico e
professionale. Esso è ricorso a metodi ultra moderni di ionizzazione termica e
di spettrografia di massa-plasma. Questi metodi hanno permesso d'identificare da
0,2 a 0,33% di U235 presso i veterani della prima guerra del Golfo, cosa che
indica una concentrazione urinaria di uranio di 150 ng/l al momento
dell'esposizione, quando la popolazione non esposta del Golfo aveva tassi
situati tra lo 0,7 e l'1,0% di U235, cosa che indicava una concentrazione
urinaria di uranio di 14 ng/l solamente.
Studi condotti
in Afghanistan
Nonostante gli studi dell'UMRC sull'analisi dell'urina
dei vecchi combattenti della prima guerra del Golfo siano stati effettuati
parecchi anni dopo l'esposizione, le ricerche più recenti, fondate sull'esame di
campioni biologici ed ambientali, hanno coinciso con l'Operazione Enduring
Freedom (EF) condotta in Afghanistan dal 2001. Questo paese offriva l'occasione
di condurre uno studio in un momento vicino a quello del conflitto. L'operazione
Anaconda finì giusto nel momento in cui la prima squadra dell'UMRC entrava ad
Est dell'Afghanistan. Essa ha dato accesso ad installazioni stazionarie poiché
gli equipaggiamenti militari mobili non erano stati né spostati né messi al
sicuro. Gli studi dell’UMRC sulla popolazione delle zone di Jalalabad, Spin Gar,
Tora Bora e dell’aeroporto di Kabul hanno identificato civili che soffrivano
degli stessi sintomi multiorganici aspecifici osservati durante la prima guerra
del Golfo e quella dei Balcani: debolezza fisica, mal di testa, dolori muscolari
ed alle ossa, modificazioni respiratorie, tosse secca persistente, dolori
toracici, disturbi gastro-intestinali, sintomi neurologici, perdite di memoria,
ansietà e depressione. Campioni di urina delle 24 ore di soggetti sintomatici e
di soggetti di confronto asintomatici sono stati raccolti secondo i criteri
seguenti:
1. Apparizione di sintomi coincidenti con i bombardamenti
2.
Soggetti presenti nella zona dei bombardamenti
3. Manifestazioni cliniche.
I soggetti del gruppo campione sono stati scelti tra i residenti
asintomatici delle zone non bombardate. Una stima della contaminazione
ambientale era stata effettuata grazie ad un'analisi dei campioni di suolo,
polvere [91], macerie e acqua potabile [92], secondo criteri stabiliti per la
valutazione della dispersione, dei pericoli di attinoidi e della raccolta, dopo
l'impatto, di campioni ambientali. Tutti i soggetti, compresi quelli del gruppo
campione, sono stati informati a proposito del protocollo e della raccolta di
campioni nelle lingue locali, ed hanno firmato un documento di consenso. Tutti i
campioni sono stati oggetto di un'analisi della concentrazione e della
percentuale di 4 isotopi di uranio: U234, U235, U236, U238 con uno spettrometro
di massa multicollettore a base di ionizzazione al plasma a coppia induttiva,
nel laboratorio del British Geological Survey di Nottingham (Inghilterra).
I primi risultati concernenti la provincia del Nangarhar hanno rilevato
un aumento significativo (più di 20 volte che nei soggetti non esposti) di
eliminazione urinaria di uranio totale in tutti i soggetti. L'analisi delle
percentuali isotopiche ha rivelato la presenza di UI [93].
Analisi di
campioni effettuate nel corso di un secondo viaggio scientifico, nel 2002, hanno
rivelato concentrazioni di uranio fino a 200 volte più elevate che nei soggetti
campione. Questi tassi elevati di uranio totale sono stati misurati nei
distretti di Tora Bora, Yaka Toot, Lal Mal, Makam Khan Farm, Arda Farm, Bibi
Mahro, Poli Cherki e all'aeroporto di Kabul. I due viaggi hanno rivelato forme
identiche di uranio non impoverito UNI in tutte le zone studiate dell'Est
dell'Afghanistan. I tassi di uranio registrati nei campioni di suolo prelevati
sui siti dell'operazione Enduring Freedom erano da 2 a 3 volte superiori che i
tassi di concentrazione di 2-3 mg/kg osservati nel mondo. Le concentrazioni
nell'acqua erano significativamente più elevate dei massimali tollerati
dall'OMS. Le ricerche dell'UMRC si estendono al Centro, ad Ovest ed al Nord
dell'Afghanistan. Oltre il proseguimento degli studi sull'analisi delle urine
per misurare gli isotopi di uranio, una collaborazione interdisciplinare
dedicata all'esame clinico approfondito delle funzioni renali e polmonari, degli
studi fitogenici delle aberrazioni cromosomiche nel sangue periferico dei
soggetti contaminati, degli studi al microscopio elettronico e nanopatologico di
campioni di tessuto proveniente da biopsie ed autopsie sono stati messi a punto.
Studi longitudinali di vecchi combattenti della prima guerra del Golfo e della
popolazione dell'Est dell'Afghanistan proseguiranno, come anche le ricerche
sulle malattie non spiegate dei veterani della seconda guerra del Golfo. Studi
clinici organizzati nei centri medici universitari internazionali e nelle
istituzioni di ricerche valuteranno gli effetti dell'UI e dell’UNI sui sistemi
renale e respiratorio ricorrendo ai metodi moderni della morfologia funzionale e
computer grafica. Le ricerche verteranno soprattutto sulla trasformazione
neoplastica [94], l'apoptosi cellulare, la mutagenesi [95] ed il rischio
cancerogeno [96]. Studi di contaminazione ambientale e di biodistribuzione
verteranno sugli effetti acuti e cronici dei composti d'isotopi di uranio e
valuteranno le dosi cumulative di radiazioni ed i loro effetti biologici
dall'introduzione della guerra radioattiva. Gli studi sul terreno sono
attualmente estesi alla popolazione civile dell'Iraq, della striscia di Gaza,
dei Balcani e in nuove zone dell'Afghanistan. I nostri studi confermano la
scoperta di U236 nei campioni di terra dei siti bombardati del Kosovo e la
presenza di particelle di UI. Questi campioni contenevano centinaia di
particelle per milligrammo di suolo contaminato, di cui il 50% di particelle di
diametro inferiore a 1,5_m e la maggior parte di diametro inferiore a 5_m.
[97]
Noi cerchiamo di valutare questi risultati durante i nostri viaggi
scientifici nelle zone dove i combattimenti hanno avuto luogo.
Conclusione
La guerra CBRN moderna e la possibilità che i
terroristi utilizzino clandestinamente dei mezzi di dispersione di materie
radioattivi danno una nuova dimensione alla gestione delle masse di vittime. Il
ruolo della medicina nella guerra nucleare e radiologica è limitato dalla totale
mancanza di capacità di reagire alle conseguenze complesse della sindrome
radioattiva acuta, delle ferite combinate e della contaminazione della biosfera
e della popolazione umana. Dalle recenti malattie ad eziologia non spiegata, la
patogenesi e le manifestazioni cliniche costringono i medici ad intervenire
quando le modalità del trattamento pongono problemi insoluti. Gli effetti nocivi
dei radionuclidi che si sono depositati nell'organismo a seguito dei conflitti
militari degli ultimi decenni, in particolare gli effetti degli isotopi di
uranio, sono trattati abbondantemente nella letteratura recente. La necessità di
analisi interdisciplinari ben preparate e coordinate sulle conseguenze
ambientali e mediche della guerra CBRN, portando inevitabilmente progressi nella
ricerca oggettiva e non fondata su chiacchiere, con l'obiettivo di fare luce
sulle malattie non spiegate che hanno fatto seguito ai conflitti, genererà
conoscenze approfondite in questo capitolo importante della scienza medica.
Asaf Durakovic
Uranium Medical Research Center (Washington D.C.)
Fonte: www.voltairenet.org
Link:
www.voltairenet.org/article151597.html
12.09.07
Tradotto per
www.comedonchisciotte.org da DRACULIA
Per le note nel testo, vedi l'articolo originale.
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