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McDonald's si mangia l'Amazzonia |
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Postato da Francesco
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lunedì 17 aprile 2006 |
Il
ruolo della principale catena di fast food del mondo, McDonald's, nella
distruzione delle foreste pluviali in Amazzonia viene denunciato da
Greenpeace International. Attraverso immagini satellitari, ricognizioni
aeree, documenti governativi inediti e monitoraggio sul campo,
l'organizzazione ambientalista ha pubblicato un nuovo rapporto che
rivela il percorso della soia dalle foreste pluviali alla famosa catena
degli hamburger e ai supermercati europei.
Le tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels Midland,
Bunge e Cargill - che controllano gran parte del mercato europeo -
sostengono la distruzione della foresta pluviale amazzonica per
produrre mangimi animali destinati all'Europa. Bunge ha costruito
illegalmente un intero porto in Amazzonia per l'esportazione della soia
e si è accordata con latifondisti senza scrupoli, che si impossessano
in alcuni casi illegalmente di aree di foresta pubblica e perfino di
terre indigene. Dal mangime all'hamburger il passo è breve, e per
questo Greenpeace ha ribattezzato McDonald's
con il nome di "McAmazon".
Un recente articolo della rivista "Nature" avverte che il 40 per cento dell'Amazzonia sarà distrutto entro il 2050
se l'espansione dell'agricoltura continuerà agli attuali ritmi, con
conseguenze catastrofiche per la biodiversità e per il clima
dell'intero pianeta. La monocoltura della soia inoltre produce un forte
impatto chimico, oltre al pericolo di diffusione di specie transgeniche
in uno degli ecosistemi forestali più ricchi del pianeta. "McDonald's
sta distruggendo l'Amazzonia per vendere carne a basso prezzo" -
dichiara Gavin Edwards di Greenpeace, responsabile Campagna Foreste:
"Ogni volta che qualcuno mangia un Chicken McNugget potrebbe mordere un
pezzetto di Amazzonia. Supermercati e giganti della ristorazione, come
Mc Donald's, devono assicurarsi che i rispettivi prodotti non siano
coinvolti nella distruzione della foresta amazzonica e nelle violazioni
dei diritti umani".
Intanto alcuni attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Monaco - in Germania - e a Londra, per protestare contro McDonald's. Proprio oggi, infatti, un rapporto lanciato da Greenpeace International
denuncia il ruolo del gigante mondiale dei fast food nella distruzione
della foresta amazzonica. I venditori di soia spingono i coltivatori a
tagliare le foreste pluviali e a puntare sulle monocolture intensive.
La soia viene poi spedita in Europa e impiegata come mangime negli
allevamenti di polli e maiali. Il mercato della soia è un mercato
oligopolistico, controllato da poche grandi aziende come la Cargill, la
Bunge e la Archer Daniels Midland. In Brasile, questo cartello funziona
come una banca per i coltivatori, una banca che non concede prestiti,
ma offre ai coltivatori sementi, fertilizzanti e diserbanti in cambio
di soia al momento del raccolto: Bunge, da sola, ha distribuito ai
contadini brasiliani, nel 2004, l'equivalente di quasi un miliardo di
dollari in sementi, fertilizzanti e diserbanti.
Lo stato del Mato Grosso in Brasile registra il tasso più alto di
distruzione delle foreste e incendi: quasi la metà di tutta la
deforestazione dell'Amazzonia nel biennio 2003 – 2004. In Mato Grosso,
infatti, il governatore, Blairo Maggi, è conosciuto come “il Re della
soia”. La sua azienda di coltivazione intensiva di soia controlla gran
parte della produzione nello Stato e dal 2002, anno della sua elezione,
la distruzione della foresta in Mato Grosso è cresciuta del 30 per
cento.
da: Unimondo.org
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