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In questi giorni potete trovare per strada e negli
uffici pubblici volantini dell'airc (associaione Italiana per la
ricerca sul cancro), che recitano: "Oggi sappiamo che il cancro è una
malattia dei geni e in molte sue forme possiamo curarlo: la
guaribilità media è passata dal 20% al 55/60%[...]". Vediamo di fare un pò di chiarezza:
Percentuali di morte del cancro: statistiche ufficiali Tutti sanno che il cancro è una malattia
inesorabile, che non da scampo a chi ne viene colpito.
Ognuno di noi è consapevole del fatto che
quando un conoscente, un parente o un amico si ammala di questa
terribile malattia, le sue possibilità di sopravvivenza sono
molto scarse: solo un miracolo lo potrebbe salvare!
Le statistiche ufficiali al contrario parlano di
percentuali molto più incoraggianti, riportando mediamente
valori di guarigione intorno al 50%, vale a dire una persona su
due si salverebbe.
Da una parte quindi esistono dati inoppugnabili di morte forniti
dall’esperienza reale, dall’altra percentuali in qualche modo rassicuranti suggerite dalle analisi scientifiche.
Come mai si è arrivati a una tale evidente
contraddizione? Quali sono i motivi, le ragioni e le cause che
alimentano ormai solo uno stato di sospetto e di rassegnazione?
Cerchiamo di fare luce su questo fenomeno di palese
distorsione della realtà. A mio avviso gli elementi di distorsione si possono
dividere in tre categorie, riferibili ai ricercatori: quelli
soggettivi, legati solo al singolo scienziato, quelli
semi-soggettivi, in cui esistono dei dati che vengono però
elaborati in maniera soggettiva, e da ultimo quelli extra-soggettivi,
che vengono acquisiti e accettati in maniera acritica.
Fanno parte della prima categoria :
1)
Conformismo. Questo atteggiamento mentale, che porta a dare
sempre per buono quello che viene accettato o proposto da altri
ricercatori, ne fa acquisire anche gli errori, che si tramandano e si
amplificano in ogni ulteriore studio che li incorpori.
2)
Compiacenza. Mediante questo atteggiamento, il più
delle volte stimolato dalle condizioni materiali in cui si trova uno
studioso (ad esempio la struttura dove opera, i compensi economici
che percepisce e altro), i fatti acquisiti vengono consciamente o
inconsciamente interpretati secondo il modulo di impostazione della
ricerca, cioè in una disposizione conoscitiva preconcetta. In
questo modo ad esempio i dati insicuri o incerti possono diventare
positivi, quelli contraddittori possono essere ritenuti palesemente
anomali e quindi scartati, le risultanze favorevoli possono venir
enfatizzate.
3)
Malafede: Questo comportamento porta ad avvalorare dei fatti
negativi, adducendo a se stessi delle motivazioni, pur sapendo che
sono false.
4)
Fraudolenza: In questo modo i dati vengono consapevolmente
mistificati.
5)
Paura: È un sentimento che può frequentemente
insinuarsi in qualsiasi operatore sanitario. Può prendere
varie forme, in relazione alle motivazioni che la generano: Paura di
sbagliare, di recare danno involontariamente, di essere
denunciati, di fare figuracce e altro. Questi motivi che
suscitano tale condizione psichica, inducono quasi sempre a
sovrastimare le neoformazioni presenti nei tessuti, specialmente
quando sono dubbie o di piccole dimensioni. In particolare, di fronte
a una lesione non francamente benigna o di fronte ad una piccola
neoformazione, difficili da inquadrare, il più delle volte il
medico le definirà, a scanso equivoci, lesioni maligne.
Seconda categoria
In questa categoria gli elementi di distorsione sono
rappresentati da quelle condizioni del ricercatore,
attribuibili alla sua struttura e conformazione mentale. Si può
parlare in questo caso non di colpa dello scienziato, ma di un suo
stato di manchevolezza.
1)
Difetto di preparazione: È questo il caso in cui
un ricercatore, bravissimo nel suo specifico campo d’indagine, non
ha sufficiente conoscenza di altri argomenti scientifici connessi con
i suoi studi. Ad esempio un chirurgo, un radioterapista o un oncologo
che studia le chemioterapie, potrebbe essere preparatissimo ed
effettuare indagini epidemiologiche o sperimentazioni cliniche
accurate; se però non conosce i passaggi molecolari genetici
proposti dai biologi, in realtà conduce delle ricerche
acefale, cioè senza capo, e spesso senza coda, perché
non possono essere inserite in alcuno svolgimento logico. Le
deduzioni e le conclusioni che ne conseguono sono, come si suol dire,
campate per aria.
2)
Difetto di raziocinio: Si manifesta quando vengono accettati
dei dati che in realtà sono inaccettabili. Esempio: I dati
statistici sul carcinoma della vescica riportano un indice di
sopravvivenza che varia dal 13% al 45% Nota Bonadonna p. 995. Altro
esempio: La mediana di sopravvivenza (cioè il tempo in cui
muore la metà dei malati) di molti tumori in molti casi varia
di qualche mese, se dopo un intervento chirurgico o di radioterapia
viene effettuata la chemioterapia (Es: Negli studi analizzati la
radioterapia da sola ha ottenuto una mediana di sopravvivenza di 9,4
mesi, mentre l’aggiunta di della chemioterapia adiuvante a seguito
della radioterapia ha elevato la mediana di sopravvivenza a 12 mesi.
Nota Bonadonna p. 784 ). È chiaro che queste sono tutte
corbellerie, la cui millantata valenza positiva dovrebbe far invece
mettere in guardia uno studioso, al punto da fargli mettere in
discussione tutte le ricerche oncologiche.
3)
Difetto di attenzione: Qui siamo in condizioni simili al punto
2. In questo caso, però, le risultanze e i dati strampalati
normalmente forniti dagli studi oncologici non vengono individuati e
focalizzati perché gli studiosi, impegnati in altre faccende
(politiche, istituzionali, direttive o altro) in realtà non
hanno nessuno stimolo o interesse a capire in profondità
quello che studiano.
4)
Difetto di energia: Purtroppo siamo tutti noi immersi in un
mondo accelerato, dove abbiamo bisogno di agire freneticamente per
restare al passo con gli altri. Se a questo si aggiunge il fatto che
la medicina è una materia molto complessa e impegnativa, si
può ben comprendere come i medici e gli studiosi siano
sottoposti a carichi di lavoro e di tensione mentale estremamente
elevati. Rimanendo così poche energie residue, è
normale che essi il più delle volte non ce la facciano a
vedere o meglio a voler vedere al di là delle stramberie che
vengono loro proposte. A tal proposito è utile ricordare la
profezia del medico russo Salmanoff, già citato, che prima
degli anni ’50 aveva previsto la progressiva paralisi del pensiero
dei medici, programmata ed attuata mediante l’esplosione dei dati e
delle nozioni scientifiche.
Terza categoria
In questa categoria possono essere compresi tutti
quei fattori che condizionano un medico o uno studioso, generalmente
a sua insaputa.
1)
Accettazione passiva di idee e ideologie dominanti: Ad
esempio, che la conoscenza agisce sempre per gradi; che la
sperimentazione è l’unico strumento idoneo per il progresso
medico; che la malattia neoplastica è d’origine
multifattoriale e altro ancora, fanno parte di quel bagaglio
preconcetto che in molti casi impedisce di essere nelle condizioni di
capire le cose per come sono.
2)
Accettazione passiva di idee e teorie di studiosi eminenti:
Uno degli errori che viene più comunemente commesso dall’animo
umano, è quello di ritenere più valide le idee e le
opinioni dei medici e degli scienziati che si trovano in posizioni
eminenti. Così ad esempio, quando un premio Nobel, un medico
ex ministro, un titolare di cattedra o perfino un qualsiasi signor
nessuno che va in televisione, risponde su importanti temi quali lo
stato della ricerca medica, gli sviluppi delle terapie anti-tumorali
o altro, si tende ad accettare quello che dicono in maniera acritica,
come se fosse verbo divino. Il più delle volte però,
questi “scienziati” dicono solo quello che gli conviene (guarda
ad esempio le questue televisive per trovare fondi), cioè
delle menzogne ammantate di autorevolezza. Difatti, se si considera
ad esempio il cancro, un problema insoluto, proprio gli esponenti
medici più in vista sono il simbolo del fallimento, in quanto
sono loro che continuano a brancolare nel buio. Per quale motivo si
dovrebbe continuare a credergli e a ritenerli depositari della
verità? Senz’altro un medico controcorrente, un veterinario
o perfino un ingegnere potrebbero suggerire idee migliori di chi ha
la mente sclerotizzata.
3)
Riverenza verso i grandi ricercatori del passato: Questo
atteggiamento porta a sopravvalutare le grandi figure della storia e
ad accettare le loro teorie, che il più delle volte sono
false. Così ad esempio, la teoria di Bernard che “il terreno
è tutto e i germi niente”, l’intuizione di Boveri
che il cancro sia causato da un’alterazione genetica, e tante altre
più antiche e più recenti, fanno parte solo
dell’archeologia del pensiero.
4)
Accettazione passiva degli studi pianificati su scala mondiale.
Qui si insinua, nell’animo dei medici e degli studiosi che ne
prendono conoscenza, l’errore Humeano dell’assonanza psicologica:
grande è la ricerca, grande è la verità.
Esistono però, e sono la maggior parte in medicina, studi
planetari che supportano solo corbellerie planetarie.
Gli elementi di distorsione esaminati, dunque,
inducono gli scienziati a commettere spesso grossolani errori di
valutazione, che si amplificano man mano che passano di ricercatore
in ricercatore.
Ciò avviene specialmente in oncologia dove,
per l’assenza di un principio e di un filo conduttore razionale,
avviene l’esatto contrario di quello che si diffonde ufficialmente.
Da una parte, in sede ufficiale, il costante
raggiungimento di risultati positivi; dall’altra il costante
aumento di morti per tumore. Da una parte medici, studiosi e
scienziati che ostentano sicurezza, dall’altra gente in preda alla
disperazione.
A chi si deve credere? Possibile che esistano
posizioni così antitetiche?
È chiaro che è la gente che soffre e
che continua a morire, che sta dalla parte della ragione; tutto il
resto ha l’apparenza dei ragli d’asino, tanto più
reboanti, quanto più conditi di autorevole saccenza.
E gli studiosi, gli scienziati, i ministri, gli
ordini professionali, le riviste scientifiche, i giornalisti e le
trasmissioni di educazione sanitaria, che fine fanno? Possibile che
dicano solo il falso? Peggio, formano una rete consapevolmente
assassina, dove i più sono in malafede e gli altri sono idioti
acculturati e titolati, sfruttati per servire sporchi interessi.
Ci sono però le statistiche e i dati
obiettivi che imporrebbero maggiore cautela nel condannare tutto il
promiscuo mondo dell’oncologia.
Ci si dovrebbe a questo punto chiedere: ma queste
statistiche e questi fatti scientifici dimostrati, sono veri o
sono frutto dell’immaginazione o di qualcos’altro?
Premesso che già di per sé contengono,
come dimostrato, notevoli elementi di distorsione e di deviazione,
appare utile indagare a questo punto più da vicino queste
statistiche, analizzando i dati ufficialmente riportati.
Ed è qui che si scopre la sorpresa: pur con
tutti i trucchi e le distorsioni della statistica, nei libri e
trattati classici viene riportato un tasso di guarigioni dal cancro
che oscilla intorno al 7% (cioè pressoché 0, con le
dovute correzioni).
Che cos’è allora che permette agli studiosi
di confezionare quelle tabelle statistiche così accattivanti e
rassicuranti che ingannano continuamente l’opinione pubblica?
Senz’altro è quella terra di nessuno che
divide i tumori certi dalle malattie che non sono tumori.
Spieghiamo meglio la cosa.
Esiste una classificazione internazionale (il
sistema TNM) che suddivide i tumori negli stadi I, II, III, IV e
sottogruppi, in base alla loro gravità.
Con riferimento alla lettera T, che descrive
l’estensione del tumore, per le configurazioni meno gravi, vengono
riportati (ad esempio per il cancro della mammella) gli stadi
Tx, T0, Tis, T1a, T1b, le cui dimensioni, spesso non evidenziabili,
possono raggiungere 5 millimetri o poco più (pag. 734).
Accanto a questi tumori iniziali, esistono poi altre
denominazioni di lesioni dubbie o ai limiti della malignità
(leucoplachia, lesione precancerosa, simil cancerosa e altro), che il
più delle volte vengono conteggiate nella malattia
neoplastica.
Ora è chiaro come le lesioni iniziali, dubbie
o ai limiti della malignità rappresentino la stragrande
maggioranza delle “neoplasie “ osservate. È altresì
chiaro però, come spesso queste presunte neoplasie, soggette a
fraintendimenti e manipolazioni, gonfino le statistiche fino
all’inverosimile.
Così nei primi stadi, quelli dubbi, le
percentuali di guarigione sono altissime; negli stadi successivi,
quelli dei tumori certi, le percentuali sono appena al di sopra dello
zero.
Per capire meglio questo sistema così
contraddittorio, sembra utile partire dalla comprensione delle
neoformazioni della pelle, che possono essere analizzate in maniera
diretta. Ebbene, è fin troppo evidente che, di tutti i noduli
riscontrabili in questa sede (tumori maligni, tumori benigni, cisti,
lipomi, dermatiti, escrescenze, piccole cicatrici e altro), solo una
minima parte appartiene alla categoria delle neoplasie.
Per le neoformazioni degli organi interni invece,
dove non è possibile una visione e un controllo diretto, è
lecito aspettarsi di regola sia l’errore che la mistificazione.
Il fenomeno descritto si rende ancor più
evidente nella sua complessità, quando l’oggetto di studio è
rappresentato da quelle neoplasie maligne che già di per sé
tendono ad avere caratteristiche di benignità, come ad esempio
quelle della tiroide, di altre ghiandole o di altri organi ben
strutturati.
Laddove invece le distorsioni o i fraintendimenti
sono difficili da attuare, come ad esempio negli organi parenchimali
(polmone, fegato, o cervello) le statistiche, costrette a dire la
verità, si attestano intorno a valori insignificanti.
A tal proposito è utile riportare i
tassi di sopravvivenza di alcune importanti neoplasie:
|
Tumore
|
Sopravvivenza a 5 anni
|
|
Glomi maligni (cervello)
|
< 10%
|
|
Distretto cervico facciale
|
< 5%
|
|
Melanomi maligni
|
<20%
|
|
Neoplasie maligne dell’orecchio e della mastoide
|
<25%
|
|
Polmone
|
7,5%
|
|
Mesotelioma della pleura
|
0%
|
|
Carcinoma dell’esofago
|
<10%
|
|
Carcinoma dello stomaco
|
<13%
|
|
Neoplasie del piccolo intestino
|
25%
|
|
Carcinoma del fegato
|
0-2%
|
|
Carcinoma della colecisti
|
<3%
|
|
Carcinoma del pancreas
|
2%.
|
|
Carcinoma mammario localmente avanzato
|
5%
|
Nota (Bonadonna 1, p.779, 2 p. 804, 3 p.847, 4 p.850, 5 p.857, 6
p.898, 7 p.913, 8 p.925, 9 p.949, 10 p.937, 11 p.939, 12 p.948,
13 p.752)
In conclusione, dove sta questo famoso 50% di
guarigioni? È una menzogna!
C’è da sottolineare inoltre, che interessa
poco se si riescono ad estirpare delle neoformazioni
subcentimetriche, che non danno mai nessun problema. Al contrario,
sono quelle avanzate che le terapie oncologiche ufficiali dovrebbero
far regredire e guarire per dimostrare la loro efficacia. Ma qui, non
c’è ombra di dubbio: il fallimento è completo.
fonte: curenaturalicancro
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