ott
17
2007
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Uranio impoverito, nuova Hiroshima |
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Postato da Redazione
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mercoledì 17 ottobre 2007 |
Dopo reiterate pressioni il ministro della Difesa Arturo Parisi
è stato costretto a riferire in Senato sul numero dei nostri
soldati che si sono ammalati di cancro e di quelli che
ne sono morti per aver inalato le polveri dei proiettili
all'«uranio impoverito» nei teatri di guerra dove sono, o sono
stati, impegnati.
Secondo la relazione di Parisi nel periodo 1996-2006 (che
comprende l'intervento in Bosnia, l'aggressione alla
Serbia, l'invasione e l'occupazione
dell'Afghanistan, l'attacco all'Iraq) i nostri
militari che si sono ammalati di cancro a causa dell'«uranio impoverito»
sarebbero 255, i morti 37. Ma sono cifre
scandalosamente taroccate, smentite proprio dall'interno dello
stesso ministero della Difesa, e cioè dalla Direzione generale della Sanità
militare che ha consegnato alla Commissione parlamentare
d'inchiesta un dossier di 600 pagine da cui risulta che i militari che
si sono ammalati di cancro in seguito al contatto con l'«uranio impoverito» sono
2600, quelli morti 173. Ma anche queste sono
cifre in difetto.
Perchè non si tiene conto dei nostri
militari impegnati in Afghanistan (si parla infatti di «sindrome dei Balcani e
del Golfo») e perchè il cancro si palesa a medio e a lungo
termine. Lo stesso Parisi è stato costretto a balbettare che "su tutta
la materia regna un quadro di evidente incertezza".
Negli
Stati Uniti, che hanno molti più uomini sul campo, il dramma
dei militari contaminati ha assunto dimensioni ancora più
impressionanti. Ma sono proprio gli americani ad usare gli
ordigni all'«uranio impoverito». Perchè perforano
meglio i mezzi corazzati. Ora, in Serbia l'uso di questi
materiali è stato del tutto inutile perchè Milosevic aveva tenuto al riparo sia
i suoi carri armati che l'esercito (e infatti i 5500 morti sotto i
bombardamenti della Nato sono tutti civili,
fra cui anche 500 kosovari, quelli che volevamo salvare). In Iraq sono bastati
pochi giorni per disarticolare il ridicolo esercito iracheno
(battuto in passato dai curdi, armati solo di fucili e di mitra, in
quell'occasione Saddam fu salvato dalla Turchia). Ma il peggio è avvenuto in
Afghanistan sul cui territorio, per prendere un uomo, Bin
Laden, che non abbiamo preso, sono state rovesciate migliaia di
tonnellate di bombe (che è come voler uccidere un
moscerino sparandogli contro una palla di
cannone).
E dopo, quando i talebani, riorganizzatisi, hanno ripreso
la guerriglia, l'uso dei proiettili all'«uranio impoverito» è stato
aberrante perchè i muhaeddin non hanno mezzi corazzati, ma
utilizzano pick-up che qualsiasi normale proiettile può perforare.
Ma se
l'uso delll'uranio impoverito è stato così devastante per i militari italiani, e
in genere per gli eserciti occidentali, quali sono state le conseguenze sulla
popolazione
civile dei Paesi dove queste armi sono state utilizzate? Il militare è
avvertito del pericolo, ha delle istruzioni, prende delle precauzioni. La
popolazione civile no. Inoltre il militare sta sul terreno
contaminato qualche mese poi torna a casa, la popolazione ci resta. Penso
soprattutto ai bambini che sono i più esposti. Sia perchè più
vicini al terreno, per ragioni di statura, sia perchè, come tutti i bambini
(come facevamo noi nel dopoguerra) giocano con i residuati
bellici, li toccano, se li portano a casa.
Secondo logica quindi gli
ammalati e i morti di cancro fra i civili di Bosnia, di Serbia, dell'Iraq e
dell'Afghanistan dovrebbero essere cento volte di più rispetto
alle cifre riscontrate per i militari italiani e occidentali. Anche per una
questione proporzionale. I militari sono comunque poche decine di migliaia, la
popolazione civile si conta a milioni. Ma nessuna organizzazione
sanitaria dell'Onu e nessuna compassionevole Ong si è
ancora presa la briga di fare questo «screening» i cui risultati potrebbero
oscurare i dati di Hiroshima e Nagasaki.
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