di Tarcisio Bonotto
Abbiamo sperimentato in questi
ultimi decenni e soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, una serie
molto variegata di leadership politica.
La risultante delle prove e tentativi
di porre mano ai problemi italiani a mezzo di diverse tipologie di leader, non è
stata molto incoraggiante. In effetti, sembra emergere una chiara sfiducia da
parte della maggior parte dei cittadini, nelle loro reali capacità di affrontare
le problematiche del paese o per lo meno la convinzione che possano farlo solo
in parte.
Parliamo sia dei diversi movimenti che si sono succeduti negli
anni, a partire dai Verdi, ai Radicali, alla recente emersione della Lega,
impostesi come nuove tesi rispetto al ristagno politico e sociale, sia di
personalità non politiche per eccellenza o divenute tali per forza, che si sono
avvicendate negli anni. I politici classici, quelli della scuola politica
di partito sono stati protagonisti per oltre mezzo secolo. Ma gli incalzanti
problemi economici e sociali di una società in evoluzione hanno rese obsolete le
loro tesi e le loro prospettive riformatrici. Nel tentativo di rianimare
la società, di ridare slancio alla dinamica sociale e ripristinare il suo
movimento evolutivo, assicurando al contempo la soddisfazione delle necessità
basilari della popolazione, lavoro, capacità di acquisto etc., si sono fatte
strada, o imposte come leader, delle figure alternative. Ricordiamo come
i Radicali abbiano introdotto in Parlamento le prime figure di artisti,
cantanti, uomini e donne non avvezzi alla politica, ma che godevano di una certa
fama e popolarità. Più recentemente si è cercato risposta negli specialisti
economisti, poi nei Professori, poi si è passata la patata bollente agli ex
leader comunisti, D'Alema, e infine ai tecnici. Alla fine si è tentato con
l'imprenditore per eccellenza. La convinzione più popolare che se "Berlusconi ha
fatto i soldi per sè, li avrebbe fatti fare certamente all'Italia intera", è
stata la molla della sua vittoria elettorale. Risultati? Un elemento
positivo che Berlusconi ha dimostrato agli italiani è il senso di unità
politica, necessaria per governare, ma come abbia utilizzato questa unità della
coalizione è tutta da decifrare. Comunque l'approccio democristiano, in
particolare della Dottrina Sociale della Chiesa, quello ex-comunista e pure
quello del grande imprenditore non sono sembrati sufficienti ad arginare la
decadenza e la morte di un modello sociale e produttivo italiano. Anzi, in
particolare, il presente governo sta in qualche modo accelerando questa
situazione di crisi generale, con la sua metodologia amministrativa e
legislativa spesso impopolare, imposta da modelli importati e non evolutisi
dall'interno, sulla falsariga della psicologia collettiva, italiana e necessità
locali. Ricordiamo infatti che il modello di economia a cui si ispirava è il
modello nato dalla cultura celtica, inglese o americano. Toccherà a
Prodi la prossima legislatura? Ai posteri la sentenza. Ma rimane la
questione: quale tipo leadership dovremmo aspettarci per poter risolvere i
problemi di tutta la società italiana, senza trascurare nessuno? In effetti
c'è una grossa differenza tra un cosiddetto leader e un politico. Sembra che
oggi vi sia più bisogno di leadership carismatica che di politici nel senso
classico del termine. Anche un politico però, può diventare un buon
leader. Qual'è la situazione sociale che un leader deve affrontare? Come
si presenta il complesso mondo della società? Sarkar, a differenza di Marx
delinea quattro tipi di forze o suddivisioni sociali, quattro classi sociali,
definite in base alla loro peculiare psicologia, non in base al loro status
sociale o economico, come espresso da Marx stesso: la classe dei lavoratori,
quella dei militari o guerrieri, degli intellettuali e degli imprenditori, tutte
con le rispettive necessità, motivazioni ed obiettivi. Il lavoratore
possiede una psicologia influenzata dall'ambiente esterno, egli/ella non riesce
ad influenzare l'ambiente stesso, si accontenta della famiglia, del lavoro.
Sotto la categoria o classe dei guerrieri si trovano tutti coloro che
affrontano le vicissitudini, problematiche ed ostacoli imposti dalla natura o
dalla società con l'uso della forza fisica, del coraggio, dell'onore etc. Qui
troviamo i militari, gli sportivi, gli avventurieri etc. Per gli
intellettuali l'approccio alle sfide sociali, scientifiche e naturali avviene
con l'applicazione della forza mentale. Qui troviamo gli insegnati, gli
scienziati, i religiosi, gli impiegati, poeti, artisti etc. Nella classe
degli affaristi troviamo tutti coloro che sono appagati dalla attività di
scambio di merci e prodotti, non tanto dal profitto, ma dalla attività di
scambio. Ebbene in Italia, sono presenti, come in ogni parte del mondo,
queste quattro classi sociali che si alternano al governo della società. Oggi
siamo nella fase sociale degli affaristi e le altre classi sono sfruttate
appieno da questa classe dominante. Lo vediamo in tutti gli aspetti della vita
sociale. Il periodo dell'Impero Romano è considerato a ragione il periodo
della dominanza della classe sociale dei guerrieri, la dominazione della chiesa
dal 400 dopo Cristo è considerato il periodo di dominio degli intellettuali e
quello successivo alla rivoluzione industriale, il periodo di dominazione della
classe degli affaristi. Ebbene è stato osservato che ciascuna delle classi al
potere, nei diversi periodi storici, ha sempre sfruttato le altre classi o le ha
piegate alle proprie esigenze. Resta comunque il fatto che anche in un
determinato periodo storico vi è la presenza sempre di tutte queste classi
sociali, in diversa proporzione. Che deve fare un leader per far
convivere queste classi sociali in una società armoniosa, rispettosa dei diritti
di tutte le classi sociali e minimizzare la loro conflittualità? Sarkar
asserisce che un vero leader dovrebbe avere innanzitutto, un'alta moralità, base
fondamentale sia del buon cittadino sia di una persona spirituale. In secondo
luogo dovrebbe possedere le qualità di tutte e quattro le classi sociali:
dovrebbe essere un bravo lavoratore, un coraggioso 'guerriero', un fine
intellettuale e un buon affarista. In questo modo solamente riuscirebbe a
controllare gli impulsi prevaricatori delle diverse forze che si affacciano
nell'arena sociale, nei diversi periodi storici e nell'ambito di un medesimo
periodo. Il fatto che molti dei nostri politici dipendano dal potere
economico degli imprenditori, non è certamente un buon segno per loro stessi e
per la società. Il fatto che molti accettino la globalizzazione delle
multinazionali che sta affossando le economie locali e sfruttando la maggioranza
della popolazione, una grossa fetta della società, non fa loro onore. Il
fatto che non siano in grado di risolvere problemi di giustizia sociale in modo
deciso, sembra un segno di mancanza di forza morale, una dichiarata incapacità o
carenza di coraggio e responsabilità nell'accollarsi i problemi. Sappiamo
che il lavoro è la base della vita economica e sociale, il fondamento della
nostra costituzione e della Repubblica. Ma quanti amministratori guardano alla
salvaguardia dei posti di lavoro, contro tutte le insidie esterne, commerciali,
imprenditoriali perseguite da personaggi senza scrupoli, camuffati da
benefattori o dai tentativi di destrutturazione del tessuto produttivo
locale? Ebbene crediamo sarà difficile risolvere i problemi italiani se
prima gli amministratori o i leader non risolveranno a livello personale le
carenze sia di conoscenza che di qualità, atte ad affrontare con successo le
sfide sociali ed economiche di un paese. I nuovi leader che sommeranno in sè le
qualità su menzionate sono chiamati in gergo da Sarkar, i Sadvipra o "Buoni
intellettuali". Speriamo che questa nuova generazione di leader faccia
capolino nell'ambito della società italiana, il più presto possibile, poiché
sotto la loro guida potremmo godere di periodi di sviluppo equilibrato e minore
sfruttamento sociale ed economico.
Tarcisio Bonotto Proutist Universal
Fonte: unmondopossibile
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