Il fondo previdenziale pubblico della Norvegia non investirà più in Finmeccanica -
riporta il Guardian - perché la società potrebbe essere coinvolta nella
produzione di armi nucleari. Su raccomandazione del "Consiglio etico" il governo norvegese ha infatti
deciso nei giorni scorsi di vendere la propria quota di 290 milioni di sterline
(423 milioni di euro) - il maggior fondo mondiale - in azioni in BAE e altre sei
ditte produttrici di armi tra cui l'italiana Finmeccanica che fanno parte del
gruppo MBDA (azienda produttrice di missili compartecipata da Finmeccanica, Bae
Systems e Eads) in seguito alla rivelazione che la MBDA sta producendo il
missile nucleare aria-terra ASMP-A da consegnare alle forze armate francesi nel
2008. Le aziende coinvolte nell'esclusione del Ministero delle Finanze della
Norvegia dal Fondo pensionistico governativo-Global (già denominato Petroleum
Fund) perché coinvolte nella produzione di armi nucleari sono: Finmeccanica,
Boeing, Honeywell, Northrop Grumman, United Technologies, Bae Systems e Safran.
Fonti vicine a Finmeccanica hanno negato il coinvolgimento nella costruzione di
armi nucleari - riporta Borse online.
Finmeccanica detiene una quota del 25% nella MBDA e, nonostante la produzione
di armi nucleari sia vietata in Italia, la ditta capitanata da Guarguaglini
svolge un ruolo di primissimo piano nello sviluppo e produzione del missile -
segnala il Governo norvegese. Mentre in Italia il mondo politico tace, il mondo
finanziario ha subito penalizzato Finmeccanica che dopo aver riportato ni giorni
scorsi una perdita del 22% oggi perde ulteriormente lo 0,57% nonostante
l'intervento della Deutsche Bank.
"Allora, qualcuno nel blindatissimo mondo dell'informazione italiana si
decide a guardare a cosa fa Finmeccanica o dobbiamo aspettare che siano i
norvegesi a dirci cosa succede in Italia?" - chiede provocatoriamente Giorgio
Beretta della Campagna di pressione alle 'banche armate'. "Capisco che siano
tutti intenti a scovar notizie sulle scalate finanziarie, ma qui c'è una
"scalata nucleare" e tutto tace. Il Governo norvegese, che ha fatto una scelta
anti-nucleare è attentissimo, mentre nel nostro Paese nel quale - secondo la
legge 185/90 - "è vietata la fabbricazione, l'importazione, l'esportazione ed il
transito di armi biologiche, chimiche e nucleari, nonché la ricerca preordinata
alla loro produzione o la cessione della relativa tecnologia" tutti fanno finta
di non sapere. Segnalo che il divieto della 185/90 "si applica anche agli
strumenti e alle tecnologie specificamente progettate per la costruzione delle
suddette armi" - continua Beretta.
"Nei giorni scorsi i nostri giornali hanno riportato col solito orgoglio
nazionale la notizia dell'accordo da 15 miliardi di euro per la vendita
all'Arabia Saudita di 48 aerei Typhoon (gli Eurofighter) prodotti dal consorzio
a cui partecipa Alenia Aeronautica (controllata di Finmeccanica), "dimenticando"
di segnalare che è in corso in Gran Bretagna un'indagine sullo scandalo di
bustarelle per la vendita all'Arabia Saudita dei Tornado, un programma al quale
l'Italia partecipa tuttora". In Gran Bretagna, infatti, sta proseguendo
l'indagine giudiziaria dopo che lo scorso anno il programma della BBC "Bribing
for Britain?" aveva svelato che è Steven Mogford, direttore esecutivo del
gigante armiero BAE, il personaggio chiave del caso di corruzione dietro
l'affare 'Al Yamamah', la colossale vendita di aeroplani e navi da guerra della
BAE all'Arabia Saudita iniziata negli anni del governo Thatcher per la cifra di
50miliardi di sterline (quasi 75 miliardi di euro). Un'affare tuttora in corso
in quanto l'Arabia Saudita continua a pagare ogni anno milioni di sterline alla
BAE per manutenzione, aggiornamento e training. E nell'ambito dei "programmi
internazionali di coproduzione" italiani segnalati nella Relazione 2004 del
Governo italiano figurano 11 autorizzazioni "con destinazione finale Arabia
Saudita, per un controvalore di 91 milioni di euro rientranti proprio nel
programma Tornado".
"E se invece di far chiacchiere nei salotti, qualche giornalista si prendesse
infine la briga di andare a vedere quali ditte e quali ricercatori stanno
facendo affari con vari paesi del Medio oriente, l'informazione in questo paese
ne guadagnerebbe" - conclude Beretta. Un rapporto di uno dei maggiori servizi
segreti europei di cui il quotidiano The Guardian è venuto a conoscenza segnala
alle ditte europee produttrici di sistemi che potrebbero essere usati per la
fabbricazione di armi di distruzione di massa un elenco di intermediari, false
compagnie, finti ricercatori e funzionari del Medio oriente che da tempo stanno
cercando di procuarsi materiale per sviluppare in proprio armi chimiche,
biologiche, nucleari e convenzionali.
Fonte: Unimondo.org
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