Diventa dura, in questi casi, ritessere ancora sul tema della nostalgia per la
grande era clintoniana, da contrapporre alle cadute di stile o agli errori di un
mal consigliato George W. Bush. E poco importa se le sanzioni all'Iraq imposte e
mantenute da Clinton causarono la morte di 500.000 esseri umani (contro le
300.000 vittime accreditate al regime di Saddam Hussein, secondo un bilancio
delle atrocità di cui si leggono le voci che appaiono su una sola
colonna).
Sì, i "kennediani" di casa nostra, alla Veltroni -- che per
combattere il comunismo pensò bene di iscriversi giovanissimo al partito
comunista italiano -- dovranno fare qualche sforzo per ammortizzare il colpo di
ieri. Magari rieditando l'operazione l'altra america, riassunta nell'icona del
volto holliwoodiano di JFK, il presidente della Nuova Frontiera, ucciso a Dallas
dai cattivi nel 1963.
Tenetevi anche lontani da Cuba, perché qualcuno,
documenti alla mano, potrebbe dimostrare che JFK fu l'isterico iniziatore (sia
pure raccogliendo gli spunti della precedente amministrazione Eisenhouer) della
guerra terroristica contro il piccolo stato caraibico che, a casa sua,
pretendeva di fare a modo suo. Fidel Castro può esservi simpatico od antipatico,
ma è bene ricordare che l'Operazione Mangusta, della CIA, autorizzata da JFK il
30 Novembre 1961, contemplava la sua eliminazione fisica. Ma, naturalmente, il
fatterello che l'omicidio rientrasse tra gli strumenti di governo del presidente
con la faccia d'attore non suona molto bene.
Forse, a lode di JFK, si
potrebbero ricordare le prove di grande leadership e carisma che seppe dare in
occasione della crisi dei missili, a Cuba, o del muro di Berlino. Ma anche qui,
se si vuole essere un po' pignoli, ci sarebbe molto da eccepire.
Ad
esempio, si potrebbe rimarcare che bloccare con la forza navi che battono una
bandiera straniera e che incrociano acque internazionali si chiama atto di
pirateria. La giustificazione che l'America agiva in base a considerazioni di
sicurezza nazionale, dettate dal carico di missili con testata atomica stipato
su quelle navi, appare debole in un'epoca in cui l'America teorizzava
apertamente la dottrina della deterrenza nucleare, e visto anche che Cuba aveva
già subito due tentativi di invasione promossi dagli Stati Uniti. Non è forse in
base a simili circostanze (l'irredimibile ostilità araba) che si permette ad
Israele di possedere un terrificante arsenale nucleare, senza neanche chiedergli
di nasconderlo dietro la foglia di fico dell'adesione al Trattato di Non
Proliferazione? Ma cavillare su questo porterebbe alla conclusione che era
Castro a preoccuparsi della sicurezza nazionale, mentre Kennedy aveva a cuore
solo le prerogative imperiali del suo paese e le esigenze della dottrina Monroe,
che codificano la subalternità dei paesi latino-americani ai loro padroni di
Washington.
Per quanto riguarda l'Ich bin Berliner pronunciato davanti al
Muro della Vergogna è innegabile che si tratti di un grande discorso. Ma è
opportuno ricordare che oltre che messaggio di solidarietà alla popolazione
berlinese, esso aveva anche un preciso scopo propagandistico: far dimenticare la
proposta di Kruscev di risolvere lo status di Berlino attraverso la
riunificazione delle due Germanie su un modello costituzionale di tipo
occidentale e su una garanzia di neutralismo simile a quello austriaco. Per i
signori della guerra del Pentagono e dell'industria della difesa la parola
neutralismo suonava anatema, perché se si perdeva la Germania dal fronte
crociato antisovietico, i popoli europei avrebbero cominciato a vedere chiaro
nelle falsità ideologiche della guerra fredda che, contro ogni evidenza,
dipingevano l'ex alleato russo nella lotta al nazifascismo come la nuova
minaccia alla pace mondiale. Una forma di terrorismo psicologico francamente
ammessa addirittura dal falco Douglas Mac Arthur nel 1957, in occasione delle
discussioni sul budget della difesa.
Che dire del Vietnam? E' ben vero
che le peggiori atrocità americane sono avvenute durante le amministrazioni di
Lyndon Johnson e Nixon, ma fu Kennedy a dare inizio all'excalation
militar-genocida in Indocina. Oggi i suoi apologeti dicono che era in corso un
ripensamento, e che se non fosse stato ucciso così presto... bla bla bla... ma
in base ai documenti la robustezza di questa tesi è la stessa di chi dice "se
mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola".
Gli intossicatori
ideologici alla Furio Colombo o alla Walter Veltroni (o Emma Bonino, per altri
versi) sanno bene che non è possibile controllare la sinistra se la gente non si
sente in armonia con certi elevati standard etici, e che questi tendono a dare
forma alla visione del mondo di chi è a sinistra. Ciò è assai pericoloso, perché
pian pianino finisce per diventare chiaro che questi elevati standard etici oggi
stanno patendo soprattutto sotto la mazza ferrata di USA, Israele e Gran
Bretagna blairiana (le mascalzonate russe e cinesi hanno solo pregnanza locale).
Dato però che il mantenimento dello status quo imperiale -- che questi signori
fedelmente servono -- ammette come massimo cambiamento la giubilazione di Silvio
Berlusconi, e la sua sostituzione con qualche faccia più presentabile, ecco che
è necessario iniettare nella mente del popolo di sinistra robuste iniezioni di
idealismo adulterato, come quello di un'America gentile esemplata nei tratti da
attore di John F. Kennedy.
Per gli aedi dell'altra America quella di ieri
è stata una giornata dura, perché gli applausi del Congresso a Silvio Berlusconi
hanno dimostrato, una volta ancora, che l'establishment di Washington, tutto
insieme, sa riconoscere ed apprezzare il prono servilismo dei suoi adorati
ascari d'oltreatlantico, dimenticandosi di conflitti d'interesse, leggi ad
personam, contiguità mafiose, e monopolio dei media. Cosa importa a loro di ciò
che accade nella provincia dell'Impero, quando il propretore ha dimostrato la
sua lealtà tenendo la barra del timone nella direzione giusta?
Gianluca
Bifolchi
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Comedonchisciotte