I
dati ufficiali diffusi dall'Agenzia delle Entrate. La settimana scorsa un blitz
in molte sedi di serie A. Parma e Messina le squadre più indebitate. C'è il
rischio che i club sospendano i pagamenti.
l calcio italiano ha un debito con il fisco di oltre mezzo miliardo di euro:
553 milioni e 281 mila euro. Girate in lire, fanno mille miliardi. Una buona
parte, visto il crack di Perugia e Torino, Salernitana e Venezia, è ormai
inesigibile.
I dati sono stati esposti alla Camera dal sottosegretario all'Economia,
Daniele Molgora, in risposta a un'interrogazione parlamentare. Quindi, sono
stati diffusi - oggi - sul sito ufficiale dell'Agenzia delle entrate. Si parla
solo di debiti Irpef, ovvero le tasse che i club, dalla serie A alla C2,
dovrebbero versare per gli stipendi dei calciatori. Nel conteggio mancano i
debiti contratti sull'Iva (da pagare, per esempio, sui trasferimenti) e l'Irap,
la tassa regionale che le società pagano in quanto aziende.
Il sottosegretario Molgora nella sua relazione individua alcune squadre
virtuose, le più importanti della serie A, ma parla di una generale "infedeltà
al Fisco da parte del calcio italiano". Colpisce come sui 230 milioni di debiti
dell'intera serie A, 62,5 milioni siano scaduti: sono cartelle esattoriali
richieste dal Fisco e non pagate. Questo dato ha fatto scattare all'inizio di
questa settimana un vero e proprio blitz degli ispettori dell'Agenzia delle
entrate nelle sedi dei club più indebitati: il timore è che alcune società
abbiano interrotto il pagamento di debiti già concordati o, addirittura, delle
tasse di questa stagione.
In serie A la situazione è particolarmente grave per il Parma, società con un
debito Irpef pari a 62 milioni di euro. La sofferenza del club viene gestita,
dopo il crack Tanzi, dalla controllante Parmalat affidata a Enrico Bondi e dal
ministero dell'Industria. In un primo tempo l'evasione fiscale del Parma
accertata era di 320 milioni, frutto di plusvalenze su calciatori mai
denunciate. Dopo il condono tombale sul periodo '98-2001 - concesso alla nuova
Parmalat e per il quale sono state pagate le prime due rate - ora il debito è
sceso a 62 milioni: tutti scaduti. Ormai da un anno gli attuali amministratori
stanno cercando un acquirente del club, invano. Sono state sette fin qui le
trattative accese e mai chiuse, tra cui quella con l'ex presidente del Real
Madrid Sanz, una cordata di industriali americani, l'imprenditore campano
Valenza e un'industria di polli del Veronese.
Resta pesante la situazione del Messina dei Franza: 13 milioni di euro
rateizzati e 4 milioni sospesi. L'enorme debito della Lazio, 140 milioni, è
stato in gran parte rateizzato con la trattativa monstre della scorsa estate:
103 milioni da restituire in 23 anni. Poi ci sono le "big five" dal
comportamento ineccepibile: Juventus, Milan, Inter, Fiorentina (la cui ragione
sociale è Florentia Viola srl) e Roma non hanno debiti con il Fisco. E così
Livorno, Palermo, Udinese, Lecce, Siena e Chievo.
La serie B - 148 milioni di debiti totali - è zavorrata dai 62 milioni del'Ac
Perugia, la società della famiglia Gaucci dichiarata fallita lo scorso autunno.
Luciano Gaucci, fuggito a Santo Domingo con un mandato di cattura per bancarotta
fraudolenta, sta provando ad alleggerire la sua posizione attraverso una
complessa trattativa con un "presunto creditore" (Capitalia) attraverso
l'avvocato Giuliano Pompa. In situazione critica c'è il Brescia calcio di
Corioni, quasi sette milioni di fiscalità non pagate e per ora sospese. A causa
dei fallimenti, delle "retrocessioni" e della successiva applicazione del lodo
Petrucci sono diventati praticamente irrecuperabili i debiti di Torino (33
milioni), Salernitana (30 milioni) e Venezia (14 milioni).
In serie C1 e C2 il dato diventa numericamente più sottile, ma, visti gli
scarsi fatturati, percentualmente catastrofico. In C1 sono a posto solo 12
società su 36. In C2 i vecchi crack di Fiorentina, Napoli, Ancona e Cosenza
hanno aperto voragini nei confronti dell'amministrazione fiscale.
All'inizio del prossimo mese, con l'analisi dei dati dell'ultimo controllo a
rete, si scoprirà se - come teme l'Agenzia delle entrate - alcuni club hanno
ripreso a posticipare i pagamenti.
La Repubblica, 24 febbraio 2006.
preso da: http://www.terrelibere.org
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