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DI John H. Brand, D.Min. J.D.
Babilonia la Grande è caduta: i suoi Giardini Pensili sono solo uno
sbiadito ricordo; l’Impero Britannico che una volta soggiogava l’intero
globo è ora ridotto alle dimensioni di un’isola; la grandiosa statua di
Nike di Samothrace, che ora si trova nel Louvre, porta solo una muta
testimonianza alla passata grandezza del mondo ellenico; l’Impero di
Alessandro il Grande non è altro che un capitolo nei libri di storia.
L’incommensurabile grandezza dei potenti imperi del passato è ormai
solo un ricordo di tempi completamente dimenticati.
Ora l’America si trova davanti alla porta che conduce alla rovina e al
decadimento? Il brillante esperimento tramandatoci dai nostri Padri
Fondatori era basato su un sistema di equilibri e controlli: i nostri
valorosi antenati sapevano perfettamente che non si può affidare il
potere agli essere umani e quindi si chiesero quale potesse essere il
miglior tipo di governo in grado di impedire ai “rapaci” di distruggere
il sogno per cui “tutti gli esseri umani sono provvisti di
intelligenza… hanno dei diritti inalienabili… Vita, libertà e il
perseguimento della felicità.” Lo splendore del sistema di equilibri e controlli è stato il
punto focale del mio precedente articolo, Ariadne. In questo intendo
invece discutere – per sommi capi – di alcuni dei motivi per cui le
nobiltà di pensiero decadono, perché le grandi potenze subiscono dei
declini e perché il potere si sgretola.
La definitiva autodistruzione delle nazioni, l’eterno stato di guerra,
le ingiustizie economiche e la degradazione sociale, trovano la loro
spiegazione nel chilo e mezzo circa di materia grigia all’interno delle
nostre teste. Diavoli e demoni, Satana e i suoi satrapi non sono
responsabili di nessuna delle pagine della nostra storia, inzuppata di
sangue umano e echeggiante grida di innocenti. Non solo Lucifero non è
colpevole per le cattive azioni della razza umana, ma non ci sarà
neppure alcun messia che sta in cielo per liberarci dalla nostra
schiavitù. La risposta al nostro desiderio di guerra, alla nostra
mendacità e agli sfruttamenti di cui ci rendiamo colpevoli, risiede nel
contenuto del cranio umano.
I risultati di alcune ricerche effettuate sul cervello dell’uomo sono
altrettanto sbalorditive e epocali della teoria di Galileo per cui la
terra non è al centro dell’universo. L’alto clero nel 17° secolo
processò l’anziano astronomo per eresia e lo costrinse ad abiurare.
Oggi, allo stesso modo, la classe dominante cercherà di rifiutare e
sopprimere il lavoro di Paul D. MacLean, responsabile del Laboratory of
Brain Evolution and Behavior del NIMH, ora in pensione. Il suo lavoro
pone degli interrogativi di portata epocale proprio come quello di
Galileo; tutte le prove relative al brutale comportamento umano non
riguardano presunti nemici o farabutti. Cassio afferma nel Giulio
Cesare di Shakespeare: “L’errore, caro Bruto, non sta nelle nostre
stelle, ma dentro di noi, noi siamo i deboli.”
Ma veniamo alla parte più interessante del discorso:
1. In “Brain Roots to the Will-to-Power”
MacLean scrive: “Questa situazione suggerisce che le nostre funzioni
psicologiche e comportamentali sono contemporaneamente sotto il
controllo di tre tipi di intelligenza diversi tra loro. Per noi esseri
umani c’è inoltre la complicazione che le due strutture del cervello
più vecchie non hanno nessun accesso alla “capacità di parola” (pag.
361). Innanzitutto MacLean sostiene che tre differenti strutture
cerebrali sono responsabili per tutta la vasta gamma dei comportamenti
umani; il nostro cranio non contiene in realtà un solo organo
completamente integrato, bensì sono presenti tre strutture abbastanza
diverse che assieme formano il cervello di ognuno di noi.
2. In “Evolution of the Three Mentalities”
MacLean afferma: “Merita un’ulteriore sottolineatura il fatto che
queste tre strutture sono profondamente diverse sia nella loro chimica
sia nella loro composizione, e soprattutto anche dal punto di vista
evolutivo. Inoltre è importante rimarcare come ci siano moltissime
prove per cui, nonostante le numerosi interconnessioni, ogni distinta
area cerebrale sia in grado di agire indipendentemente…. Con
l’evoluzione del proencefalo, la struttura neurale si è trovata con tre
“piloti”, ognuno dei quali ha una visione diversa e cerca di prendere
il controllo.” (pag. 313). Le tre strutture cerebrali riflettono
un’evoluzione durata milioni e milioni di anni: queste tre parti, pur
essendo connesse, possono anche agire da sole.
Ora lo sapete: voi ed io abbiamo tre cervelli la cui evoluzione è
durata milioni di anni e ognuno di essi impone le proprie priorità sul
nostro modo di comportarci. Nel suo lavoro più importante (The Triune Brain In Evolution)
MacLean dice: “… il proencefalo (termine con cui viene descritto
l’insieme dei 3 cervelli ) potrebbe essere paragonato al conducente di
un veicolo… Una differenza fondamentale è che, nel corso della sua
evoluzione, esso ha acquisito tre distinti conducenti, tutti seduti in
prima file e tutti con idee differenti”. (pag.9) Dunque possiamo
affermare che una parte considerevole della condizione umana è
determinata dalla fisiologia dei nostri cervelli. I
nuovi studi danno precise indicazioni sul fatto che la parte più antica
del cervello umano ha una genesi simile a quello dei rettili; questa
struttura, i gangli della base, può essere fatta risalire a
circa 240 milioni di anni fa. Circa 60 milioni di anni dopo apparvero i
primi mammiferi. Il cervello paleo-mammifero è conosciuto come sistema libico. Mentre la neocorteccia cerebrale appare solo 5 o 6 milioni di anni fa.
E’ eloquente come ciascuna delle tre strutture corticali abbia al suo
interno delle importanti funzioni comportamentali e psicologiche, e non
c’è alcun meccanismo di controllo indipendente che faccia lavorare
questi tre cervelli in modo coordinato. Ovviamente il cervello più
vecchio domina la maggior parte del comportamento umano. Nel mio libro,
Grand Design (2nd Edition of Shaking the Foundations), analizzo in dettaglio ognuna di queste funzioni e la loro influenza sull’attuale modello di comportamento umano.
MacLean ha scoperto 25 tipologie di “Funzioni Speciali di Comportamento Base” e 6 tipologie di “Funzioni Generali (interoperative) di Comportamento” nel cervello dei rettili. Questi schemi si possono ritrovare ancora oggi negli umani.
Possiamo riassumerli in quattro grandi aree:
1- Acquisizione e difesa del territorio
2- Gerarchia
3- Ritualismo
4- Disonestà
Come già detto, in Grand Design
discuto tutto questo in dettaglio. Non occorre essere Einstein per
capire che la difesa del territorio sia uno degli schemi
comportamentali primari e più importanti, basti pensare che la legge
comune permette di sparare ad un intruso che minacci la tua casa. Le
guerre vengono combattute principalmente per il territorio. Il diritto
alla proprietà privata non è tanto una funzione generata dal nostro
intelletto illuminato bensì si tratta di un comportamento base insito
in tutti gli animali.
Quando l’imperativo territoriale diventa la forza dominante che spinge
coloro che controllano politica, business e religione,
l’auto-distruzione nazionale è dietro l’angolo. MacLean sottolinea come
negli esseri umani la “territorialità” include anche filosofia
individuale, fede, politica o altre idee vitali per il nostro
auto-convincimento. Considerando ciò è abbastanza semplice capire come
mai sia così difficile mettere d’accordo persone con punti di vista
diversi; le guerre di religione e le attuali divisioni in nazioni non
sono che due esempi legati al potere del cervello di origine rettile.
Circa 180 milioni di anni fa i primi mammiferi apparvero sulla terra.
Erano in grado di attuare comportamenti completamente estranei ai
rettili in quanto, questi ultimi, non avevano le capacità neurali
adatte. In breve, la nuova “struttura limbica” forniva ai mammiferi le
capacità di allevare ed educare i propri piccoli, giocare, provare
emozioni e sentimenti. I rettili tendenzialmente non allevano la
propria prole; ci sono specie di coccodrilli che difendono per un po’
di tempo le nuove nidiate dai nemici, ma nessuno definirebbe questo
comportamento come allevare o educare. Il modo in cui i mammiferi
concepiscono l’allevamento della prole rappresenta il primo passo verso
lo sviluppo della famiglia.
Il gioco è semplicemente il modo naturale con cui i giovani
socializzano all’interno della famiglia o di un qualsiasi gruppo;
emozioni e sentimenti aggiungono colori e suoni a ciò che altrimenti
sarebbe solo un pallido bianco&nero, una vita fredda.
Mentre tutte le funzioni di ogni cervello hanno un certo rilievo, la
parte emozionale della “struttura limbica” domina la concezione di
territorialità nell’esperienza umana. Una volta consci del fatto che
l’area emozionale è vecchia almeno 180 milioni di anni, diventa molto
più semplice capire perché è praticamente impossibile avere una
conversazione intellettuale con chi ha un approccio prettamente
emozionale alle proprie idee su un determinato argomento. La
neocorteccia, che risale a solo cinque o sei milioni di anni fa, ha
pochissime possibilità di imporsi sullo strapotere della “struttura
limbica”. I politici ciarlatani e gli imbroglioni che agiscono in
ambito religioso sanno perfettamente come sfruttare la forza delle
emozioni: l’arte oratoria esercitata con veemenza e patriottismo blocca
facilmente il potere della ragione.
La costruzione di una società giusta ed equilibrata diventa impossibile
quando prevalgono i comportamenti di tipo emozionale e la massa viene
sfruttata attraverso l’uso di propaganda carica di emotività. In questa
situazione non tarderanno a farci visita i Quattro Cavalieri
dell’Apocalisse.
Quindi neppure la ragione, senza gli opportuni strumenti correttivi, ci
può assicurare che il comportamento degli uomini sarà umano. La nostra
specie ha usato la forza della ragione per costruire allo stesso modo
cattedrali e armi atomiche, ha impiegato le proprie capacità
intellettive per esplorare le profondità dell’universo come per creare
gulag e campi di concentramento; la nostra intelligenza è stata in
grado di scrivere la Costituzione e poi di voltarle le spalle per
creare una giustizia che viene interpretata in modi diversi a seconda
di quale sia la classe dominante. Gli individui molto furbi negano la
propria intelligenza per supportare delle dottrine insensate che si
basano su pregiudizi emozionali; l’esempio più lampante è stata la
persecuzione di Galileo da parte di Stato e Chiesa. In questo momento
noi stiamo vivendo le conseguenze della diffusa convinzione che l’Iraq
avesse armi di distruzione di massa nonostante tutte le fonti negassero
questa possibilità.
MacLean descrive la condizione umana come “schizo-fisiologica”.
Significa semplicemente che tutti noi siamo un po’ pazzi – alcuni di
più, altri di meno – a causa della complessità del cervello umano.
Dunque la rovina e la distruzione di potenti imperi non è causata da
demoni né tanto meno da terroristi, ma dai conflitti irrisolti
all’interno delle nostre teste.
C’è comunque una piccolissima possibilità che la nostra specie riesca a
trascendere se stessa: possiamo rovesciare il potere che la parte
rettile del nostro cervello ha sul nostro comportamento, e, attraverso
determinazione e sforzi notevoli, smettere di essere solo umani e
diventare invece UMANI nell’accezione più completa e positiva.
Circa 50.000 anni fa la nostra capacità cranica è aumentata di 100 cc.
Questa crescita fu causata dall’aggiunta di una “corteccia prefrontale”
alla neocorteccia. Questa nuova sezione del cervello contiene i
circuiti neurali che ci danno la possibilità di agire con altruismo,
empatia e di capire le conseguenze che le nostre azioni avranno nel
lungo periodo.
Oseremo fare il passo finale e riuscire a trasformarci da umani ad
UMANI? Il comportamento meramente umano ha sempre portato morte e
distruzione, un comportamento UMANO potrebbe invece darci una
possibilità per costruire una società basata su giustizia e
uguaglianza, moralità e onestà, per tutti. John Brand, D.Min, J.D. proviene da Austin, Texas. E’ l’autore di
“Grand Design: 2nd ed. Shaking the Foundations” (2005). “Grand Design”
può essere ordinate tramite xLibris Press o direttamente su Amazon.com,
Barnes and Noble.com, Borders.com e Ingram. ISBN 1-4134-9879-5
(copertina rigida) or ISBN 1-4134-9878-7.
DI JOHN H. BRAND
Fonte:www.onlinejournal.com
Link: http://www.onlinejournal.com/artman/publish/article_270.shtml
25.11.05
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA GUSMEROLI
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