di Marie Nassif-Debs

Cinquanta anni dopo, tanti storici e uomini politici americani
continuano a tessere le lodi dell’epoca Eisenhower insieme a quella,
ben più corta, di John F. Kennedy, visto che entrambi rappresentano,
sostengono, due epoche d’oro degli Stati Uniti. Queste lodi si rifanno,
senza alcun dubbio, a tutte le conseguenze dell’eclatante vittoria
americana durante la Seconda guerra mondiale, e tutto ciò che ne seguì:
l’occupazione del Giappone, seguita da quella della Corea del Sud e da
altre parti dell’Asia fino al Medio Oriente, senza dimenticare gli
accadimenti d’Europa, di alcuni paesi africani così come di Cuba e
dell’America latina…
E se l’America degli anni cinquanta aveva sentito il vento delle lotte
soffiare tra gli strati sfavoriti (i neri, le donne e i poveri, in
generale), a partire dai movimenti socio-politici e, anche, culturali
mai visti in precedenza, non dobbiamo dimenticare che, per lottare
contro questo spirito di emancipazione e di profonde riforme, il regime
americano aveva creato il Maccartismo, in veste di fenomeno violento
contro le idee democratiche e la sinistra. Ancora, durante gli anni
cinquanta e sessanta, questo stesso regime aveva cercato di propagare
ciò che definiamo comunemente “piccole guerre locali” in tutto il
mondo. Suo obiettivo: permettere ad una infima minoranza che dirige le
grandi multinazionali e transnazionali di mettere mano al destino di
tutti i popoli della Terra ma anche alle ricchezze che quest’ultima
cela.
La dottrina Eisenhower e gli obiettivi di Kennedy
Ma le guerre non furono il solo mezzo. In effetti, gli Stati Uniti
hanno fatto ricorso anche ad altre “braccia” e ad altre iniziative per
raggiungere il proprio scopo, quello di propagare e perpetuare, fin
dove possibile, la mondializzazione selvaggia. Chi andrà a rileggere il
discorso col quale John F. Kennedy inaugurò il suo “regno”, il 20
gennaio 1961, non mancherà di trovare le “iniziative” o gli obiettivi
che erano stati fissati dalla politica americana di allora e che noi
riassumiamo a seguito:
1) La liberalizzazione economica, specialmente nei
due campi degli investimenti e degli scambi. Ecco perché era importante
mettere in risalto i “valori” contenuti nel regime capitalista e
nell’economia di mercato.
2) La liberalizzazione degli scambi, nel senso della
soppressione di tutte le zone d’influenza chiuse ai prodotti americani,
tanto più che gli Stati Uniti avevano tutte le possibilità di dominare
i mercati, tanto per il considerevole vantaggio registrato nei diversi
campi della tecnologia che per il profitto che avevano saputo trarre
dai problemi del dopo-guerra europeo.
3) L’esportazione in tutto il mondo di quello che chiamavano (e chiamano tuttoggi) “il regime democratico”di stampo americano.
4) Lo scontro col comunismo, non solo sui due piani
politico e militare, ma anche su i due piani economico e sociale,
tramite la creazione di diverse sorti di organizzazioni americane, di
cui: il “Piano Marshall” (che prese forma nel 1951) per la
ricostruzione dell’Europa occidentale; il Principio di Eisenhower
mirante a mettere le mani sul Medio Oriente e sulle sue ricchezze
nascoste, in nome delle quali gli Stati Uniti inviarono 15.000 soldati
della loro possente marina in Libano nel 1958, l’ingerenza in Vietnam e
la guerra selvaggia contro il popolo vietnamita e altri paesi della
regione e, infine, la “Agenzia per lo sviluppo internazionale” (US
A.I.D.)
Storia della US A.I.D.
Fu il 3 novembre 1961 che venne lanciata l’Agenzia americana per lo
sviluppo internazionale; quindi, durante il primo anno della presidenza
Kennedy e due mesi dopo l’approvazione del “Piano di aiuti esterni” da
parte del congresso americano, che comportava dei progetti militari e
civili in tutte le regioni sottosviluppate o in via di sviluppo del
mondo. L’obiettivo di una simile agenzia neonata era di unificare tutte
le azioni d’aiuto ai paesi stranieri con il fine di poter fissare le
nuove priorità concernenti le necessità di cambiare il mondo
prodigando, si diceva allora, agli altri paesi l’aiuto necessario per
“preservare la loro indipendenza e sviluppare i loro propri redditi”.
Da allora, gli «aiuti» americani affluiscono, nella nostra regione
araba e i cento altri paesi, in forme e voci differenti, sotto
l’ombrello delle ambasciate; queste ultime tessono delle reti di
relazioni finanziarie speciali, visto che sovvenzionano le azioni
(umanitarie!) di un gran numero di organizzazioni non governative
(ONG), basate sul volontariato, ma anche di università, centri di
insegnamento, organizzazioni professionali, sindacati operai, sindacati
di insegnanti e organizzazioni femministe degli USA… Queste
organizzazioni costituiscono, in effetti, il paravento democratico
dietro il quale si nasconde la US A.I.D. e coloro che la dirigono in
seno al Ministero degli Affari Esteri dello Zio Sam.
Il Medio Oriente allargato
Le informazioni che si possono raccogliere sulla rete dicono che
«l’Agenzia per lo sviluppo americano» organizza le sue relazioni un po’
dovunque nel mondo attraverso accordi e contratti promossi con più di
3500 società e 300 ONG americane; il che spiega la potenza politica,
finanziaria, economica e sociale di questa agenzia… Fu a noi possibile
vedere questa potenza concretizzata nel programma che Vincent Battle,
precedente ambasciatore americano, seguì attraverso tutte le regioni
libanesi senza nessuna eccezione. Questo programma, supervisionato
attualmente dal nuovo ambasciatore, M. Fieltman,si persegue nei
seguenti campi: le cooperative agricole, gli aiuti alla popolazione
rurale, le relazioni con alcune organizzazioni di giovani, di donne, di
insegnati, di organizzazioni sindacali, ecc… Gli accordi firmati con
alcune di queste ONG mirano ad “aiutare i quadri di queste ONG a
dirigere meglio” e a fare la conoscenza di altri quadri giunti da altri
paesi arabi col fine di partecipare, tutti insieme, a mettere in
pratica i principi base della politica statunitense per la creazione
del “Medio Oriente allargato”.
E se la “Lega dei professori dell’insegnamento secondario pubblico” ha
visto molto presto i pericoli risultanti da questi aiuti americani, e
altre ONG di giovani e di donne hanno rifiutato di integrarsi con
questo programma poco ortodosso della US A.I.D., altre organizzazioni,
più numerose, hanno invece accettato di far parte del piano americano
che, se lasceremo che accada, rischierà di mettere tutta la regione
sotto il giogo congiunto degli Stati Uniti e di Israele. In effetti,
tutti i pretesti sono buoni per far andare avanti questo piano: dagli
slogan della lotta contro la corruzione (e per la democrazia) fino alla
creazione di piccole imprese o, ancora, le borse di studio, gli aiuti
tecnici e, soprattutto, l’inquadramento delle forze militari e della
polizia, ecc…
Stato d’assedio
A quelli che desideravano conoscere meglio i mezzi di infiltrazione
utilizzati dagli Stati Uniti, a partire dalla US A.I.D., rinnovata per
via delle nuove circostanze della mondializzazione, vi consigliamo di
guardare il film girato, all’inizio degli anni settanta, da Costa
Gavras che si intitola “Etat de siège” (Stato d’assedio). In questo
film, Costa Gavras parla del ruolo essenziale svolto dalla US A.I.D.
attraverso la storia di uno dei suoi agenti incaricato di insegnare
alla polizia di diversi paesi latino americani ad agire più
efficacemente contro le idee (sovversive) dei democratici e delle
organizzazioni di sinistra. Lo spettatore potrà vedere, attraverso le
torture e gli assassini, qual è il vero obiettivo degli aiuti elargiti
dall’agenzia americana. Noi non pensiamo che gli Stati Uniti di oggi
siano molto diversi da quelli di ieri e che i loro piani siano
cambiati. In ciò che accade in Irak, in Afghanistan e in Palestina
degli esempi flagranti e determinanti.
Articolo apparso sul bimestrale “An-Nidaa”- traduzione di Ubaldo Iaccarino Preso da: http://www.medioriente.net
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