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ott 17 2005
L?agenzia americana per lo sviluppo internazionale (US A.I.D.): braccio della mondializzazione Stampa
Postato da Francesco   
lunedì 17 ottobre 2005

di Marie Nassif-Debs

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Cinquanta anni dopo, tanti storici e uomini politici americani continuano a tessere le lodi dell’epoca Eisenhower insieme a quella, ben più corta, di John F. Kennedy, visto che entrambi rappresentano, sostengono, due epoche d’oro degli Stati Uniti. Queste lodi si rifanno, senza alcun dubbio, a tutte le conseguenze dell’eclatante vittoria americana durante la Seconda guerra mondiale, e tutto ciò che ne seguì: l’occupazione del Giappone, seguita da quella della Corea del Sud e da altre parti dell’Asia fino al Medio Oriente, senza dimenticare gli accadimenti d’Europa, di alcuni paesi africani così come di Cuba e dell’America latina…
E se l’America degli anni cinquanta aveva sentito il vento delle lotte soffiare tra gli strati sfavoriti (i neri, le donne e i poveri, in generale), a partire dai movimenti socio-politici e, anche, culturali mai visti in precedenza, non dobbiamo dimenticare che, per lottare contro questo spirito di emancipazione e di profonde riforme, il regime americano aveva creato il Maccartismo, in veste di fenomeno violento contro le idee democratiche e la sinistra. Ancora, durante gli anni cinquanta e sessanta, questo stesso regime aveva cercato di propagare ciò che definiamo comunemente “piccole guerre locali” in tutto il mondo. Suo obiettivo: permettere ad una infima minoranza che dirige le grandi multinazionali e transnazionali di mettere mano al destino di tutti i popoli della Terra ma anche alle ricchezze che quest’ultima cela.

La dottrina Eisenhower e gli obiettivi di Kennedy

Ma le guerre non furono il solo mezzo. In effetti, gli Stati Uniti hanno fatto ricorso anche ad altre “braccia” e ad altre iniziative per raggiungere il proprio scopo, quello di propagare e perpetuare, fin dove possibile, la mondializzazione selvaggia. Chi andrà a rileggere il discorso col quale John F. Kennedy inaugurò il suo “regno”, il 20 gennaio 1961, non mancherà di trovare le “iniziative” o gli obiettivi che erano stati fissati dalla politica americana di allora e che noi riassumiamo a seguito:

1) La liberalizzazione economica, specialmente nei due campi degli investimenti e degli scambi. Ecco perché era importante mettere in risalto i “valori” contenuti nel regime capitalista e nell’economia di mercato.
2) La liberalizzazione degli scambi, nel senso della soppressione di tutte le zone d’influenza chiuse ai prodotti americani, tanto più che gli Stati Uniti avevano tutte le possibilità di dominare i mercati, tanto per il considerevole vantaggio registrato nei diversi campi della tecnologia che per il profitto che avevano saputo trarre dai problemi del dopo-guerra europeo.
3) L’esportazione in tutto il mondo di quello che chiamavano (e chiamano tuttoggi) “il regime democratico”di stampo americano.
4) Lo scontro col comunismo, non solo sui due piani politico e militare, ma anche su i due piani economico e sociale, tramite la creazione di diverse sorti di organizzazioni americane, di cui: il “Piano Marshall” (che prese forma nel 1951) per la ricostruzione dell’Europa occidentale; il Principio di Eisenhower mirante a mettere le mani sul Medio Oriente e sulle sue ricchezze nascoste, in nome delle quali gli Stati Uniti inviarono 15.000 soldati della loro possente marina in Libano nel 1958, l’ingerenza in Vietnam e la guerra selvaggia contro il popolo vietnamita e altri paesi della regione e, infine, la “Agenzia per lo sviluppo internazionale” (US A.I.D.)

Storia della US A.I.D.

Fu il 3 novembre 1961 che venne lanciata l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale; quindi, durante il primo anno della presidenza Kennedy e due mesi dopo l’approvazione del “Piano di aiuti esterni” da parte del congresso americano, che comportava dei progetti militari e civili in tutte le regioni sottosviluppate o in via di sviluppo del mondo. L’obiettivo di una simile agenzia neonata era di unificare tutte le azioni d’aiuto ai paesi stranieri con il fine di poter fissare le nuove priorità concernenti le necessità di cambiare il mondo prodigando, si diceva allora, agli altri paesi l’aiuto necessario per “preservare la loro indipendenza e sviluppare i loro propri redditi”.
Da allora, gli «aiuti» americani affluiscono, nella nostra regione araba e i cento altri paesi, in forme e voci differenti, sotto l’ombrello delle ambasciate; queste ultime tessono delle reti di relazioni finanziarie speciali, visto che sovvenzionano le azioni (umanitarie!) di un gran numero di organizzazioni non governative (ONG), basate sul volontariato, ma anche di università, centri di insegnamento, organizzazioni professionali, sindacati operai, sindacati di insegnanti e organizzazioni femministe degli USA… Queste organizzazioni costituiscono, in effetti, il paravento democratico dietro il quale si nasconde la US A.I.D. e coloro che la dirigono in seno al Ministero degli Affari Esteri dello Zio Sam.

Il Medio Oriente allargato

Le informazioni che si possono raccogliere sulla rete dicono che «l’Agenzia per lo sviluppo americano» organizza le sue relazioni un po’ dovunque nel mondo attraverso accordi e contratti promossi con più di 3500 società e 300 ONG americane; il che spiega la potenza politica, finanziaria, economica e sociale di questa agenzia… Fu a noi possibile vedere questa potenza concretizzata nel programma che Vincent Battle, precedente ambasciatore americano, seguì attraverso tutte le regioni libanesi senza nessuna eccezione. Questo programma, supervisionato attualmente dal nuovo ambasciatore, M. Fieltman,si persegue nei seguenti campi: le cooperative agricole, gli aiuti alla popolazione rurale, le relazioni con alcune organizzazioni di giovani, di donne, di insegnati, di organizzazioni sindacali, ecc… Gli accordi firmati con alcune di queste ONG mirano ad “aiutare i quadri di queste ONG a dirigere meglio” e a fare la conoscenza di altri quadri giunti da altri paesi arabi col fine di partecipare, tutti insieme, a mettere in pratica i principi base della politica statunitense per la creazione del “Medio Oriente allargato”.
E se la “Lega dei professori dell’insegnamento secondario pubblico” ha visto molto presto i pericoli risultanti da questi aiuti americani, e altre ONG di giovani e di donne hanno rifiutato di integrarsi con questo programma poco ortodosso della US A.I.D., altre organizzazioni, più numerose, hanno invece accettato di far parte del piano americano che, se lasceremo che accada, rischierà di mettere tutta la regione sotto il giogo congiunto degli Stati Uniti e di Israele. In effetti, tutti i pretesti sono buoni per far andare avanti questo piano: dagli slogan della lotta contro la corruzione (e per la democrazia) fino alla creazione di piccole imprese o, ancora, le borse di studio, gli aiuti tecnici e, soprattutto, l’inquadramento delle forze militari e della polizia, ecc…

Stato d’assedio

A quelli che desideravano conoscere meglio i mezzi di infiltrazione utilizzati dagli Stati Uniti, a partire dalla US A.I.D., rinnovata per via delle nuove circostanze della mondializzazione, vi consigliamo di guardare il film girato, all’inizio degli anni settanta, da Costa Gavras che si intitola “Etat de siège” (Stato d’assedio). In questo film, Costa Gavras parla del ruolo essenziale svolto dalla US A.I.D. attraverso la storia di uno dei suoi agenti incaricato di insegnare alla polizia di diversi paesi latino americani ad agire più efficacemente contro le idee (sovversive) dei democratici e delle organizzazioni di sinistra. Lo spettatore potrà vedere, attraverso le torture e gli assassini, qual è il vero obiettivo degli aiuti elargiti dall’agenzia americana. Noi non pensiamo che gli Stati Uniti di oggi siano molto diversi da quelli di ieri e che i loro piani siano cambiati. In ciò che accade in Irak, in Afghanistan e in Palestina degli esempi flagranti e determinanti.

Articolo apparso sul bimestrale “An-Nidaa”- traduzione di Ubaldo Iaccarino
Preso da: http://www.medioriente.net

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