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giu 25 2009
PRIVATIZZAZIONE DELLE TERRE FERTILI Stampa
Postato da Redazione   
giovedì 25 giugno 2009
Fonte: Voci Dalla Strada
La FAO mette in allarme sull’acquisto massiccio di terreni. Aziende multinazionali e paesi con abbondanti capitali e scarsità di terre coltivabili si lanciano nell’ acquisto compulsivo di terreni fertili nelle zone più povere del pianeta.


di Stefania Muresu

“L’incremento del massiccio acquisto di terreni in Africa e in altri continenti aumenta il rischio che i poveri si vedano privati, o bloccati nell' accesso, alla terra e all’acqua”. Questa è una delle conclusioni di uno dei primi studi sull' acquisto di enormi superfici di terre nei paesi dell’Africa, dell’America Latina e del sud-est asiatico, da parte di grandi aziende e Stati Importatori di alimenti. Il rapporto, commissionato dall' Organizzazione dell’ Onu per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO) e pubblicato a fine maggio, rivela che questo affare è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi cinque anni da parte di multinazionali, aziende locali- molte filiali di aziende estere- e degli Stati Uniti con un avanzo di capitale[...continua]





e deficit di terre destinate alla coltivazione. Acquistare i terreni viene quasi sempre accompagnato da espropriazioni. Secondo quanto dice questo studio, le legislazioni locali non proteggono il diritto di accesso alle terre da parte della popolazione, lasciando che gli accordi tra aziende e governi vengano fatti senza alcuna trasparenza e senza il consenso previo delle comunità rurali che ne sono implicate.

DAEWOO IN MADAGASCAR
Nonostante questo, le popolazioni colpite non sempre rimangono a guardare. Oltre la lunga lotta del popolo “mapuche” contro Benetton nel Cile e nell’Argentina, il caso del Madagascar è paradigmatico. Il 10 aprile del 2009, la multinazionale sudcoreana Daewoo Logistic, annunciava che sarebbe stato cancellato il progetto di investimento agricolo nel Madagascar che invece era stato stipulato a novembre del 2008 durante il governo di Marc Ravalomanana. L’accordo prevedeva la concessione per 99 anni di 1,3 milioni di ettari destinati alla produzione di mais e olio di palma. In cambio di investimenti in infrastrutture e mano d’opera, il governo del Madagascar era disposto a cedere la metà delle terre fertili dell’isola.

L’opposizione popolare e contadina non si è fatta attendere. Attraverso una forte resistenza in difesa dei diritti dei cittadini e dei contadini malgasci sulle loro terre, la popolazione si organizzò in gruppi come la Piattaforma Nazionale delle Organizzazioni della Società Civile del Madagascar, il Collettivo per la Difesa delle Terre Malgasce e Intervenants e Solidarité sur le Foncier (SIF), che appartiene al movimento internazionale Land Coalition. Poco dopo, a marzo del 2009, il presidente Marc Ravalomanana, dopo aver sottoscritto l’accordo con Daewoo, abbandonò il potere dopo un colpo di Stato e manifestazioni di massa, durante le quali 10 persone risultarono morte. Il nuovo presidente, Andry Rajoelina, ex sindaco della capitale, cancellò l’accordo con Daewoo uno dei suoi principali slogan politici*. Attualmente, secondo i rappresentanti della piattaforma IMS, il governo di Andry Rajoelina non rinuncia a proseguire con tali piani, ma bensì a rivedere la sua posizione.

L'AFFARE DELLA TERRA
Daewoo è solo una delle ultime aziende estere implicate in questo processo di accaparrare le terre a livello mondiale, e il Madagascar uno dei vari Stati del Sud minacciato da questa tendenza. Lontano dai tempi delle metropoli, gli Stati non colonizzati vivono ora un altro tipo di controllo sulle loro riserve, come denunciano innumerabili organizzazioni. L’azione di organismi come la Banca Mondiale e l’FMI durante gli ultimi decenni, ha costretto paesi periferici ad aprirsi ai mercati mondiali, attirando numerose multinazionali che adesso beneficiano dell'affare della terra e la richiesta di agro combustibili. La Banca mondiale, tra le tante altre istituzioni, difende questo modello dicendo che con questa forma circola il denaro e la tecnologia nei Paesi del Terzo Mondo. Insieme ad aziende transnazionali, i principali responsabili di questo accaparramento globale di terra sono gli Stati che dipendono dalle importazioni degli alimenti. La loro crescita economica e demografica insieme alla scarsità di risorse idriche ed agricole, hanno spinto questi governi ad assicurarsi riserve di alimenti comprando le terre a basso costo nei paesi stranieri. Uno degli Stati più attivi in questo affare, sempre in base ad un dossier pubblicato dalla ONG Grain, è l’Arabia Saudita: hanno comprato superfici in Africa, principalmente in Etiopia e Sudan, mentre la holding saudita Bin Landen Group ha firmato nel 2008 un accordo in nome del Consorzio di Alimenti in M.O per investire 4.300 milioni di dollari in Indonesia, acquistando 500.000 ettari (qualcosa come Madrid) per la produzione di riso. La Cina sta anche investendo in questo affare della terra: i suoi investimenti comprendono due milioni di ettari (qualcosa come la comunità di Valenza) di terreni coltivabili tra l’Est dell’Africa, le Filippine e l'Asia Centrale. Altri paesi che si sono lanciati in questo affare sono l’Egitto, Bahrein, diversi Stati del Golfo Persico, India o Giappone, paesi in genere con molte risorse in petrolio e scarse aree coltivabili in relazione alla quantità della loro popolazione. Nel totale, più di 8 milioni di ettari sono stati acquistati di recente. La Corea del Sud figura al primo posto, con 2.3 milioni di ettari.

COLTIVAZIONI PER L’ENERGIA
La produzione di agro combustibili è una delle cause che hanno portato a questa progressiva privatizzazione. La complicità dei governi locali, è un’altra.
In dichiarazioni fatte a DIAGONAL, Sue Brandford, editrice della pubblicazione Seedling della ONG Grain, parla sul ruolo dei Governi locali di fronte all’acquisto delle terre da parte di governi e aziende multinazionali: “Molti Stati Del Terzo Mondo sono colpiti dalla crisi mondiale, nonostante non abbiano fatto nulla per crearla. Non possono avere dei crediti commerciali e sono pregiudicati dalla caduta dei prezzi. In queste circostanze, un' offerta di un altro paese per affittare o acquistare terreni è molto allettante. A noi può sembrare scioccante che un paese come la Cambogia con il grave problema della fame al suo interno possa permettere che si vendano i terreni per produrre cibo per altri paesi. In realtà i paesi poveri si vedono costretti a cercare soluzioni a breve termine che porteranno dei benefici a lungo termine. Come risultato, molti di questi governi stanno facilitando l’entrata di paesi stranieri e multinazionali aiutandoli ad eludere i limiti legali sulla quantità di terra che uno straniero può possedere”. Sembra chiaro chi è che perde in questo affare. Terreni privati, base della sopravvivenza, decine di migliaia di contadini si vedono obbligati a lasciare annualmente i loro luoghi d’origine, quando non vengono costretti con la forza, e cercare in altri luoghi, nelle città o come immigrati nei paesi ricchi, un' alternativa alla fame.

I governi vendono o affittano le terre normalmente giustificandosi col fatto che nessuno le abita, quando nella maggior parte dei casi sono abitate o utilizzate durante gran parte dell’anno dalle famiglie contadine. “Queste famiglie”, continua Sue Brandford, del Grain, “spesso si trovano costrette ad unirsi all’esodo rurale. Quando perdono le loro terre, perdono anche la loro conoscenza sulla biodiversità e sulle piante locali. Un’altra conseguenza, certamente, è che, a lungo termine, questi accordi possono peggiorare il problema della fame sull’economia locale, dato che significano meno terre disponibili per i bisogni alimentari”. Come se non bastasse, le terre comprate si dedicano alla monocoltura, un tipo di agricoltura industriale, che dipende in gran parte da fertilizzanti chimici, pesticidi e macchinari agricoli che hanno un forte impatto sugli eco-sistemi e stili di vita tradizionali e di sussistenza, come denunciano le organizzazioni in difesa della sovranità alimentaria.

PAESI INTERESSATI
I paesi che sono principalmente colpiti da questo fenomeno sono stati, fino ad oggi, il Sudan, Pakistan, Kazajstàn, Cambogia, Birmania, Uganda, Filippine, Indonesia, Laos, Turchia, Ucraina, Tailandia, Mozambico, Nigeria, Camerun, Brasile, Perù, Bolivia, Ecuador, Colombia e Argentina, tutti con gravi problemi di denutrizione.

IL 10 % DELL’ARGENTINA
Secondo la Federazione Agricola Argentina, il 10% del territorio argentino è in mano a stranieri. Il più grande proprietario terriero del paese è Benetton, con circa 900.000 ettari. In alcune provincie, l’ettaro può costare 8 dollari. Personaggi come Ted Turner, Richard Gere e Matt Damon, aziende cilene, europee, nordamericane e paesi come la Malaysia hanno approfittato del basso costo del suolo per compare vaste estensioni di terreno lungo tutto il paese.

LA CINA A TERRA
Durante la prima metà del 2008, il ministro dell’agricoltura della Cina ha elaborato un misura ufficiale centrale per stimolare le aziende nazionali ad acquistare (affittare o acquistare) terre all’estero con finalità agricole, specialmente per assicurare alla Cina la fornitura di soia a lungo termine. Si supponeva che cinque aziende sarebbero state scelte per portare avanti questo progetto. A metà dell’anno si è saputo che questa misura è rimasta momentaneamente in sospeso, in base ai dati della ONG Grain.

MOLTO PETROLIO
A marzo del 2008, i ministeri del commercio, economia e finanze del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno emesso una raccomandazione comune che i membri di tale Consiglio considerassero la creazione di una azienda unica o un fondo comune per produrre alimenti all’estero, nel sud-est asiatico, nel Brasile e in altri paesi arabi, per soddisfare il mercato del Consiglio. Hanno anche proposto di creare una squadra di lavoro per monitorare i progetti e stabilire una strategia comune, secondo Grain.

GIAPPONE IN BRASILE
A novembre del 2007, il conglomerato giapponese Mitsui ha acquistato 100.000 ettari di terreno coltivabile in Brasile. L’equivalente del 2% della superficie coltivata in Giappone - per la produzione di soia. Le terre sono in Bahia, Minas Geirais e Maranhão. Mitsu ha comprato la terra con un 25% della sua partecipazione in Multigrain SA, il commerciante di grano brasiliano che formalmente ha chiuso l’accordo. Gli altri proprietari di Multigrain SA sono CHS Inc, un’azienda statunitense di energia e alimenti e la PMG Trading of Brasil.

Fonte: http://www.diagonalperiodico.net/spip.php?article7901

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

Data originale: 2009-06-25 00:25:00

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