ott
24
2008
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Tutti i Soldi che il Vaticano Succhia all'Italia |
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Postato da Francesco Apruzzese
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venerdì 24 ottobre 2008 |
Le ultime esternazioni papali contro la scienza, che sta sulle scatole del Vaticano dall’inizio della cristianità perché l’unica reale minaccia alla credulità popolare che alimenta le religioni, saprebbero di tragico, se non avessero un retrogusto ridicolo. Nell’ennesimo tentativo di screditare i liberi pensatori (come sono, per esempio, coloro che non hanno voluto che pontificasse alla Sapienza) papa Ratzinger osa dire che la scienza è arrogante e troppo spesso guidata dai facili guadagni.
Sorvolando pietosamente sull’arroganza, atteggiamento tipico di chi ritiene di avere sempre ragione (come, per esempio, chi sostiene di essere guidato personalmente dal Padreterno), il richiamo all’amore per il danaro si è rivelato un autogol fenomenale.
Anche se ufficialmente il Papa non ha stipendio, è tra i pochi capi di
stato che ha a disposizione un’intera banca, lo Ior, famosa più per
manovre oscure che per abnegazione verso il prossimo. A tal riguardo
consiglio la lettura del post di Anna.
La chiesa cattolica si è costruita un’aura di bontà grazie alla propria
carità cristiana, ma quest’ultima rappresenta una briciola del totale
delle attività della Chiesa, la briciola che consente di sdoganare
tutto il resto presso i fedeli. Non solo. Se la chiesa non risucchiasse
enormi risorse in danaro dallo Stato Italia, con la colpevole
complicità di una classe politica inginocchiata al potere temporale del
Papa, questo paese verserebbe in condizioni senz’altro migliori.
Appena l’anno scorso, durante il governo Prodi, la mozione proposta dai
senatori di sinistra Turigliatto e Rossi di eliminare l’Ici per coloro
che erano intestatari della sola casa in cui abitavano non passò per un
solo voto, consentendo a Berlusconi di fare dell’abolizione della
stessa tassa un vessillo nella successiva campagna elettorale. Nella
stessa occasione, al contrario, la proposta per introdurre l’Ici sugli
immobili della chiesa adibiti ad uso commerciale (basti pensare alle
scuole private, agli ospedali o alle università cattoliche o ai ricchi
shopping point delle basiliche o ai negozi delle Edizioni Paoline) fu
bocciata addirittura per 240 voti contro 12 (48 senatori comunque
stipendiati si astennero).
Alla luce di questi fatti è sempre più evidente che lo Stato Italiano è
la succursale economicamente sfortunata dello Stato Pontificio, che
divora danaro italiano e digerisce imposizioni e direttive.
Il rapporto tra i due è talmente squilibrato che l’Unione Europea ha
richiesto più volte all’Italia di elencare dettagliatamente i beni
della Santa Sede esentati dall’Ici ed anche l’ammontare di quanto
sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione. L’Ue infatti
ipotizzava, quando la legge sull’ici era diversa dall’attuale, che
l’esenzione concessa alla chiesa potesse essere incompatibile con le
normative europee in materia di aiuti di Stato. Oltre che con le più
elementari norme di buon senso, dal momento che non è certo l’unico
bonus che lo Stato sedicente Italiano concedeva e continua ad offrire
al Vaticano. E non è peregrina l’idea che l’Ici possa essere stata
abolita anche per svincolare il Vaticano da ingerenze europee.
Ma veniamo al grosso!
Il solo finanziamento apparentemente volontario dell’8 per mille porta
nelle tasche di Ratzinger circa un miliardo di euro l’anno, soldi che
non vanno affatto in beneficenza, come tentano di farci credere ogni
anno con costosi spot televisivi. Solo una cifra stimata per eccesso
nella percentuale del 20% va in opere di carità, il restante va
ovviamente nel sostentamento del clero ed alle esigenze di culto. Per
esempio nei crocefissi d’oro, nelle scarpette o negli ermellini del
Papa. Dicevo che il meccanismo dell’8 per mille è solo apparentemente
volontario. Si stima che solo un terzo degli italiani scelgano a chi
destinare il proprio 8 per mille, e la legge che lo regola prevedere
che per le dichiarazioni nelle quali non si è operata scelta i soldi si
ridistribuiscano in proporzione alle scelte espresse. E dal momento che
la chiesa cattolica è scelta dall’85 per cento di quel terzo degli
italiani che esprime una volontà, anche l’85 per cento dell’8 per mille
dei due terzi degli italiani che non scelgono va alla chiesa cattolica.
Insomma la si finanzia anche quando non lo si vuole o non lo si sa. Al
miliardo di euro dell’8 per mille lo Stato Italiano aggiunge di suo un
altro contributo più o meno equivalente sotto forma di stipendi per gli
insegnanti della religione cattolica (478 milioni di euro solo nel 2004
più 19 milioni per l’assunzione in ruolo), finanziamenti per le scuole
cattoliche (258 milioni), per le cinque Università Cattoliche (44
milioni) e per il campus biomedico dell’Opus Dei (20 milioni),
finanziamenti agli oratori (2,5 milioni), buoni scuola per gli studenti
delle scuole cattoliche (18 milioni), costruzione e ristrutturazione di
edifici religiosi (11 milioni), stipendi per i cappellani militari (8
milioni), fondo di previdenza del clero (7 milioni), fondo di sicurezza
sociale dei dipendenti vaticani (9 milioni), forniture d’acqua alla
Città del Vaticano (25 milioni, ma quanto beve ’sto tedesco?). E non è
stata conteggiata la grossa percentuale degli stanziamenti per la
sanità che vanno a strutture mediche gestite da istituzioni cattoliche
(5 milioni solo per l’ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo).
Sommando tutti i bonus ed i contributi diretti ed indiretti concessi al
Vaticano si arriva in scioltezza ai tre miliardi di euro. E parliamo di
dati relativi a quattro anni fa!
Ci aggiungiamo i mancati introiti per le esenzioni fiscali di ogni
genere, delle quali l’Ici è solo un esempio? Gli enti ecclesiastici
sono all’incirca 59.000 e posseggono solo in Italia 90.000 immobili dal
valore stimato ovviamente per difetto di 30 miliardi di euro. Una
montagna di denaro esente da imposte sui fabbricati, sui terreni, sul
reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sull’Iva. Si
arriva in questo modo ad un esborso, per lo Stato sedicente Italiano,
di 9 miliardi di euro l’anno. Alle esenzioni fiscali statali poi si
aggiungono quelle locali, come l’Ici, mai incassata durante gli anni in
cui era in vigore a pieno regime. I comuni italiani perdono così 2
miliardi e 250 milioni di euro l’anno.
Insomma noi italiani, proprio come da sudditi dello Stato Pontificio,
sborsiamo ogni anno circa 12 miliardi di euro per sostenere la Chiesa
cattolica, ossia quasi la metà di una media manovra finanziaria. Quanto
investiamo invece nella ricerca scientifica? Non credo la medesima
cifra.
Non è arbitrario considerare che senza i privilegi concessi alla Chiesa
lo Stato Italiano potrebbe dimezzare le tasse ai propri contribuenti,
con buona pace degli schieramenti politici che lamentano un eccessivo
carico fiscale ma che restano saldamenti ancorati alle sottane di Santa
Madre Chiesa.
Cito dal fondamentale libro di Piergiorgio Odifreddi “Perchè Non
Possiamo Essere Cristiani (E Men Che Mai Cattolici)“: “E’ naturalmente
ironico che a possedere un tale tesoro, che si può globalmente valutare
ad alcune centinaia di miliardi di euro, e a non pagarci neppure sopra
le tasse, siano proprio coloro che dicono di ispirarsi agli
insegnamenti di qualcuno che predicava Beati I Poveri e Date A Cesare
Quel Che E’ Di Cesare, facendo letterali miracoli pur di permettere ai
suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo.”
Proprio pochi giorni fa, in occasione dell’esplosione della crisi
finanziaria mondiale, sempre Ratzinger ha cercato di consolare i
risparmiatori preoccupati con le parole: “I soldi scompaiono, solo la
parola di Dio è solida.” Ha ragione, scompaiono. Ed ora sappiamo anche
dove ricompaiono.
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