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di Sergio Cararo (redazione contropiano.org)
L'uso dei fascisti contro i movimenti non è un problema di oggi.
La puntuale azione di infiltrazione, provocazione e aggressione dei
gruppi fascisti verso i movimenti degli studenti non è una
caratteristica di queste settimane. L'escalation che abbiamo visto
deflagrare platealmente nella manifestazione del 29 ottobre sotto il
Senato con i gravi fatti di Piazza Navona, presenta innumerevoli punti
di connessione sull'uso sistematico dei fascisti (e delle loro
coperture negli apparati di polizia) contro i movimenti sociali che
entrano in campo nell'agenda politica nel nostro paese.
Da questo punto di vista, la storia aiuta a capire e la storia non è un
esercizio di ricordi ma sono esperienze concrete e memoria indispensabili
per capire come muoversi adesso, in questa fase storica e politica che
vede tutto il milieu anticomunista più viscerale - impregnato da un odio
di classe palpabile e visibile a tutti - avere in mano tutti gli
strumenti di governo e di manipolazione.
Il governo Berlusconi ha prima giocato e poi smentito spudoratamente la
carta della minaccia repressiva (l'uso della polizia contro le
occupazioni di scuole e università). Successivamente ha rimesso in campo
la contro-mobilitazione ideologica del blocco reazionario facendola
accompagnare da strumenti di provocazione ampiamente sperimentati in
passato contro i movimenti. Nessuno potrà e dovrà mai dimenticare la
storia recente e il mattatoio di Genova nel luglio 2001 che vedeva nella
cabina di regia gli stessi uomini che siedono oggi negli scranni di
governo o negli apparati di sicurezza scelti con una logica bipartizan.
Tra questi strumenti fanno capolino i "suggerimenti" di Cossiga e l'uso
dei fascisti. Proviamo a sintetizzarne una chiave di lettura: 1. I fascisti come "parte del movimento"
I gorilla del Blocco Studentesco, rivendicano la loro internità a un
movimento di studenti che è entrato un conflitto con un governo in cui
gli sponsor politici dei gruppi neo-fascisti godono di ampio spazio e
potere. Sembra storia di oggi ma è' già accaduto. Alcuni blog
neofascisti, rivendicano ampiamente l'internità dei gruppi di destra al
movimento studentesco del '68 fino alla battaglia di Valle Giulia (1
marzo 1968). Da quel momento in poi - secondo i rovescisti storici della
destra (1)"La partecipazione alla contestazione universitaria dei giovani
missini avvenne anche prima del 1968, ma, dopo gli scontri di Valle
Giulia (16.03.1968), la politicizzazione marxista del movimento
studentesco condusse il Msi ad uno scontro con gli estremisti di sinistra
e con le forze di governo, costato più di venti morti dal 1970 al 1983"
(2).
Scrive ancora su questo aspetto un altro autore della destra: "tra gli
esegeti intelligenti dell'area destro-radicale ante- '68 , qualcuno ebbe
l'intuizione di dire che forse era ora di Cavalcare la Tigre invece di
annegare nella logica reazionaria degli "Uomini sommersi tra Le Rovine"
(e non certo per colpa di Evola ) o, peggio ancora, etero-diretti da
terze entità nemiche infiltrate sin dal 1965"(3).
In quel contesto, fino a quando il movimento non operò una rottura
culturale oltreché materiale con la subalternità al blocco moderato
dominante e all'egemonia politica del PCI, i fascisti avevano tentato
operazioni apertamente dirette a depotenziare ogni discriminante
antifascista tra gli studenti e a confondere le acque con formazioni
politiche autodefinitesi "nazimaoiste" come Lotta di Popolo messa in
piedi da personaggi dello squadrismo fascista come i fratelli Serafino e
Bruno di Luia.
La battaglia di Valle Giulia produsse un doppio effetto: da un lato pose
fine al fatto che gli studenti in piazza dovessero solo "prenderle" dalla
polizia (il "non siamo scappati più" cantato da Pietrangeli rende
l'idea), dall'altra avviò una maggiore politicizzazione del movimento
studentesco del '68.
La reazione dei fascisti alla loro emarginazione dal movimento
studentesco fu drammaticamente eloquente. Quindici giorni dopo Valle
Giulia (il 16 marzo 1968), decine di squadristi guidati da Almirante e
Caradonna entrarono nell'università la Sapienza aggredendo gli studenti e
finirono costretti a barricarsi poi nella facoltà di Giurisprudenza di
fronte alla decisa reazione del movimento. Dei 52 squadristi fascisti
fermati (e poi rilasciati dalla polizia) nessuno era studente
universitario.
Nove anni dopo - nel 1977 - di fronte alla impossibilità di mettere in
campo analoghe operazioni di infiltrazione nel movimento studentesco in
mobilitazione contro la riforma Malfatti (quelle sui fascisti presenti il
giorno della cacciata di Lama sono scemenze autoconsolatorie), scelsero
direttamente la strada della provocazione contro i movimenti. Il 1
febbraio una squadraccia fascista entrava all'università La Sapienza,
sparava e feriva due studenti: Guido Bellachioma (ferito alla testa
rimase in coma per diverso tempo) e Paolo Mangone.
I fascisti che nel '68 tentarono di penetrare nel movimento
rivendicandone la propria internità, erano in polemica con la
direzione"moderata" del MSI rappresentata dal segretario Michelini e
animati da leader come Almirante e Rauti più determinati nel
conquistarsi spazio politico dentro la realtà sociale in movimento nel
paese.
I commentatori più smaliziati di questa area della destra sociale oggi
proiettata a conquistarsi consensi, visibilità egemonia nei settori
giovanili, avevano già cominciato a mettere le mani avanti nei giorni
precedenti dei fatti di piazza Navona: "Se accadesse qualche episodio
codino e reazionario , molti dei ragazzi del Blocco e Lotta studentesca
che hanno avuto una buona visibilità sui media, si ritroverebbero
nuovamente e automaticamente, come dopo il 16 marzo 1968, "fuori del
movimento " e nelle vesti dei soliti manovali- picchiatori, dei
provocatori infiltrati per conto di Berlusconi" è scritto su uno dei loro
siti già segnalato in precedenza. Il riferimento all'aggressione del 16
marzo '68 all'università di Roma come spartiacque tra un "prima" che
avrebbe visto fascisti e antifascisti convivere nel movimento e un "dopo"
in cui i fascisti vennero buttati fuori, è indicativo.
Le litanìe del Blocco Studentesco sul fatto che gli studenti in piazza
non sono né devono essere "né di destra né di sinistra", è la ripetizione
del tentativo già operato nei primi due mesi del '68 e fallito grazie
alla presa di coscienza antifascista del movimento studentesco. I
fascisti del BS e le loro sponde politiche, hanno potuto approfittare in
questi anni della debolezza politica e culturale della sinistra radicale
(di cui ci ha impressionato anche un editoriale di Bascetta su Il
Manifesto che guardava senza scandalo alla commistione tra studenti di
sinistra e di destra nel movimento di queste settimane) e di un
antifascismo conformista e liturgico della sinistra storica oggi piddina
che ne ha depotenziato ogni carica conflittuale e identitaria. La
reazione decisa degli studenti a Piazza Navona ha finalmente cominciato a
porre fine a questa ritirata politica e culturale dell'antifascismo
militante.
L'uso della violenza fascista contro i movimenti
Anche su questo occorre dire parole di chiarezza. La violenza politica
dei movimenti "di sinistra" è nata sempre come reazione alla violenza dei
gruppi neofascisti. A ricordarlo - per chi ha la memoria corta o tende
all'occultamento della storia - c'è una lapide all'entrata della facoltà
di Lettere alla Sapienza. La lapide ricorda l'uccisione di uno studente
di sinistra, Paolo Rossi, avvenuta il 27 aprile 1966 durante una
incursione fascista. Dunque mancavano ancora due anni a quel '68
demonizzato da ministri e commentatori destrorsi e berlusconiani. In
quegli anni, la violenza e l'egemonia dei fascisti nell'università e tra
i giovani era ancora dominante. Nonostante il clamore suscitato dalla
protesta studentesca, il giudice istruttore dichiarò non doversi
procedere per il delitto di percosse che aveva causato la morte di Paolo
Rossi perché gli autori erano rimasti ignoti.
L'attivismo politico giovanile degli anni Sessanta trovava più sponde
nella destra che nei partiti della sinistra (PCI, PSI) che stentavano a
delineare una linea complessiva (e attrattiva) di critica al blocco
moderato dominante capace di attrarre anche le aspirazioni dei settori
giovanili della società.
Dunque la violenza fascista ha cominciato a colpire per prima e lo ha
fatto fino a quando - con la battaglia di Valle Giulia- il movimento
studentesco maturò la necessità dell'autodifesa e dell'uso della forza.
L'incursione fascista alla Sapienza il 16 marzo 1968, rivelò una grave
sottovalutazione da parte di Almirante e dei suoi complici sulla nuova
capacità di reazione acquisita dal movimento studentesco. Entrarono
convinti di poter spadroneggiare e prendersi l'agibilità politica dentro
il movimento degli studenti ma finirono assediati dentro la facoltà di
Giurisprudenza e salvati solo dall'intervento della polizia (un pò come
accaduto a piazza Navona il 29 ottobre).
La stessa cosa è avvenuta per il movimento del 1977, nato "a sorpresa"
contro la riforma Malfatti dell'università e che aveva visto dinamiche
molto simili a quelle che stiamo vivendo in queste settimane (3).
Mentre il movimento occupava le università da Palermo a Milano, da Roma a
Bologna, da Napoli a Torino, nelle tumultuose assemblee lo scontro più
aspro era tra i settori della "estrema sinistra" contro le organizzazioni
studentesche e sindacali che sostenevano la linea di appoggio del PCI e
della CGIL al governo Andreotti (che aveva promosso la riforma Malfatti)
e alla linea dei "sacrifici". I fascisti erano esclusi da queste
dinamiche e vennero quindi utilizzati come strumento di provocazione. Da
qui l'incursione del 1 febbraio 1977 alla Sapienza di Roma e il ferimento
a colpi di arma da fuoco di due studenti. Da quando era esploso il
movimento del'77 fino a quel momento, non c'era stato alcun episodio di
violenza politica nelle università. La reazione del movimento fu
indubbiamente violenta (assalto alla sede del MSI di via Sommacampagna e
lo scontro a fuoco con agenti di polizia in borghese nella vicina piazza
Indipendenza) ma fu anche spontanea e per certi aspetti dovuta.
Solo alla luce degli eventi successivi e della recente intervista di
Cossiga "sui metodi più adatti" per stroncare quel movimento è possibile
riconoscere che fu l'inizio di una micidiale operazione di
criminalizzazione e depotenziamento di un movimento che aveva le
potenzialità e l'obiettivo di far saltare il compromesso storico tra DC e
PCI..
Il movimento del 2008, giustamente, si sta dando i suoi tempi, i suoi
contenuti e le sue forme e si trova ad affrontare un governo reazionario
ed arrogante, un governo espressione piena dell'odio di classe dei
custodi della proprietà privata contro gli interessi sociali, un governo
fobico verso ogni libertà intesa come istanza collettiva e non solo
individuale. Questo movimento che si configura come una vera e propria
variabili indipendente può far saltare molti equilibri e molte
consuetudini
Questo governo è disposto - perché lo ha già sperimentato - a ricorrere
ad ogni mezzo per depotenziare e stroncare i movimenti sociali. I
fascisti possono essere uno di questi strumenti. Sarà doveroso non
sottovalutarli ma neanche sopravalutarli. Quella di Piazza Navona è stata
una "fiera battaglia antifascista" (5) ma non sarà l'unica a cui saranno
chiamati i movimenti sociali nei prossimi mesi. Servirà maturità e
determinazione per non ripiegare di un millimetro ma anche per non cadere
nelle trappole. La conoscenza della storia, l'informazione e la
controinformazione saranno strumenti decisivi per capire il presente ed
affrontare le sfide del prossimo futuro.
di Sergio Cararo
(1) Prendiamo a prestito dallo storico Angelo D'Orsi la categoria
di"rovescisti" che ci appare assai più calzante di quella di
revisionisti
(2) Da http://www.ladestra.info/?p=5277. In realtà i morti sono stati
assai più numerosi perché i rovescisti della destra evitano di contare i
morti delle stragi di piazza Fontana, Italicus, Peteano, Piazza della
Loggia, Stazione di Bologna, treno 204
(3) da http://www.ladestra.info/?p=24866#more-24866
(4) Il movimento del '77 fu effettivamente una sorpresa perché esplose
in una fase di riflusso e crisi delle organizzazioni della sinistra
extraparlamentare che erano divenute fortissime negli anni Settanta.
Avvenne anche lì in una fase di profonda contraddizione tra aspettative e
realtà sia sul piano politico che sociale. Sul piano politico il PCI
aveva raccolto un grande risultato elettorale che rispecchiava la
richiesta di cambiamento del paese ma aveva scelto la strada del
compromesso storico con la DC e la linea del sostegno attraverso
l'astensione al governo Andreotti, cosa questa che provocò un'ondata di
delusione e rabbia. Sul piano sociale era esplosa l'aspettativa creata
dalla scolarizzazione di massa con migliaia di giovani diplomati e
laureati che si scontravano con una realtà fatta di disoccupazione due
cifre, sacrifici e austerità economica e nessuna prospettiva di
stabilità.
(5) "Fiera battaglia antifascista" era il titolo della prima pagina
dell'Unità il 2 marzo del '68, il giorno dopo la battaglia di Valle
Giulia
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